— Voglio vedere il morto — disse subito, accennando cogli occhi a quella porta, Carmela Minino. Il cameriere si stropicciò gli occhi e le chiese anche lui — Siete parente? — Sono una sua beneficata, — replicò ella, reprimendo un singhiozzo che le schiantava il petto. — Parenti non ne sono venuti. Qualche amico… ma se ne è andato subito. Si aspetta il pretore. Entrate. Entrò Carmela Minino, sola. La stanza era quella più grande della trista locanda: aveva un balcone su via Molo e uno su via Porto, occupando l’angolo del casamento. Delle tendine, un tempo bianche, adesso giallicce di polvere e di fumo, coprivano i vetri, per nascondere la stanza ai vicini e ai viandanti altre cortine, egualmente affumicate e sporche, erano state disciolte dai loro grossi cordoni di cotone bianco. Un tap
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