XVIEra la mattina di sabato, il terzo giorno di licenza: la coppia innamorata si svegliò tardissimo. La stanchezza e la fame li avevano storditi. Erano avvinghiati, così voleva stare sempre Laline, che non riusciva a dormire lontana. David si sollevò e guardò Laline alla luce dell'unica candela che ora gocciolava sulla tavola. Il volto ovale si era affilato ed era pallidissima. Aveva sulle labbra una contrazione penosa, mentre i bei riccioli dorati si erano sfatti. David la scoprì e le appoggiò l'orecchio al petto: il cuore batteva irregolarmente e con poca forza. Le mani sembravano trasparenti e umide. C'era qualche cosa di bello in quel risveglio: aveva capito ancora una volta di adorarla. Ogni traccia della baldanzosa civetteria, frequente nel passato, era sparita. Mentre lui lavorava

