Introduzione
"Storia di una Capinera" è un racconto epistolare, nel corso del quale Maria (una ragazzina che ha appena passato l'età dell’adolescenza, ed è sempre cresciuta in un convento perché la sua matrigna voleva che la dote andasse alla sua figlia naturale) entra in contatto con le gioie del mondo esterno, compreso l'amore per un ragazzo, Nino. Nelle sue lettere, la protagonista descrive l'ambiente che la circonda, dapprima con rassegnazione per la sua situazione monacale, poi, invece, il turbinio delle emozioni prende il sopravvento, e quella tonaca si trasforma in una gabbia dalla quale vorrebbe uscire per inseguire il suo amore. Il personaggio di Maria è fortemente letterario e la prima analogia che viene in mente è con la monaca di Monza de "I Promessi Sposi". Il romanzo di Giovanni Verga trae ispirazione non solo dall'opera di Manzoni, ma affonda le sue radici anche nella tradizione francese e nelle influenze letterarie del Romanticismo. In quest'ultimo caso è evidente l'analogia con la struttura epistolare de "I dolori del Giovane Werther" di Goethe e il foscoliano Jacopo Ortis. "Storia di una capinera", scritto nel 1869 e pubblicato due anni dopo, è anche un modo per riflettere sulle monacazioni forzate che nella seconda metà dell'Ottocento erano ancora molto comuni, e costringevano le donne che non avevano dote a consacrarsi, senza una vera vocazione, alla vita religiosa o claustrale. Questa distanza tra ciò che si sente e la libertà irraggiungibile di inseguire i moti del cuore minerà la psiche della ragazza che non riuscirà a dare sfogo a questo suo sentire se non attraverso la scrittura.