I suoi occhi curiosi mi accompagnano per metri, imprimendo forse nella sua memoria ogni centimetro della mia pelle. So di averli addosso anche quando mi fermo di spalle. Li sento bruciare sulla mia schiena, come un laser mortale. Il luccichio che lo accompagna, e che intravedo quando ritrovo il coraggio di sbirciare, lo è di sicuro. “Tu hai fratelli o sorelle, Venere?” mi domanda, sedendosi sul bordo piscina e restando con i polpacci in acqua. Poggia il peso del corpo sulle braccia, stese all’indietro. Piegato com’è, i suoi addominali sembrano tanti mattoncini. A distanza, non capisco bene quali tatuaggi ci abbia disegnato sopra, però… Dannazione, per assurdo che sia, sono tentata di avvicinarmi e mettermi a contarli! Che stupidaggine! Il mio cervello deve essersi spento, non c’è altra

