XI. Frammenti di una notte Una piccola notte chiusa in una stanza. Due corpi distesi uno accanto all’altro. Parlare nel letto. «Jamar. Jamar.» «...» «Perché sei tornato, Jamar?» Parole nel buio, parole sincere. Frammenti di una notte. «Iris. Reciti ancora?» «Dormi, Jamar. Chiudi gli occhi e dormi.» Lei aveva capelli più corti, e un lavoro in un bar. La paga era buona. I corpi erano ancora capaci di compenetrarsi. Le bocche si sfregavano ancora come lame umide di sogni. Ma erano sogni ormai rappresi, su lame senza filo, spade senza manico. Le parole diventavano più dure a sbocciare. «Sei sempre stato così, Jamar. Come uno specchio. Non sei niente se nessuno ti guarda.» «Vivi sola?» «Con Janet.» «Una tua amica del college?» Come carboni tiepidi di un fuoco antico. Schegge di

