Solo che Criscuolo, loquace erede della Magna Grecia, non resiste alla tentazione di tuffarsi nei ricordi. Così divaga ancora, e racconta che da ragazzo ci andava ogni tanto, a Napoli. Non frequentava La Suprema di Chiaia, ché le sue entrate non glielo avrebbero permesso, ma qualche puntatina in quelle di via Sergente Maggiore o via Nardones o, più lontano, alla Speranzella o in via Teatro Nuovo, se la concedeva. Più a portata delle sue tasche sarebbero state quelle al porto, ma erano davvero squallide. C’era stato, quando era stato di leva, nel ’34, ma gli era rimasta impressa una gran puzza di didittì e di soldataglia. Ricordava un lungo corridoio sporco, con un rivestimento sdentato di mattonelline bianche. Una specie di lunga latrina collettiva dove si accalcavano soprattutto milit

