Punto di vista di Fernando
Il mio nome è Fernando Thompson. Mio padre gestisce il Gruppo Thompson, un conglomerato di spicco. Quando avevo circa 8 anni, mio padre organizzò il mio fidanzamento con la figlia appena nata di un suo amico. Questi accordi erano comuni nel mio mondo, quindi non aveva molta importanza per me.
Durante la mia adolescenza e la prima età adulta, avevo avuto molte fidanzate, ma non avevo mai preso nessuna di loro sul serio. Questo finché non incontrai Paola.
La conobbi durante una festa. Data la mia posizione sociale, non era difficile per me incontrare belle donne. E Paola era decisamente una bella donna. Ma non fu solo il suo aspetto fisico a catturare la mia attenzione.
Furono la sua innocenza, la sua dolcezza a conquistare il mio cuore in pochissimo tempo. Prima che me ne rendessi conto, mi ero innamorato di lei.
La presentai a mio padre quando eravamo ancora in buoni rapporti. Anche a lui Paola piacque immediatamente. Tuttavia in seguito si oppose alla nostra relazione.
Un giorno annunciai che avevo intenzione di sposarla, ma lui non fu d'accordo, e arrivò persino a minacciare di diseredarmi e lasciarmi senza un centesimo.
Pensai che avesse solo bisogno di tempo per riflettere e che alla fine avrebbe accettato la nostra unione, ma mi sbagliavo.
Un giorno, mio padre venne da me e mi comunicò che entro un mese avrei dovuto sposare quella donna di cui mi aveva parlato quando avevo solo otto anni.
Gli risposi che era assurdo e che non l'avrei fatto. Amavo Paola, ma a lui non importava, e mi avvertì ancora una volta che se non avessi sposato Isabella, mi avrebbe lasciato senza un'eredità.
Ma non mi importava. Il mio amore per Paola era più grande.
Ero furioso quando lasciai la casa di mio padre, e mi recai subito da Paola. Le raccontai tutto quello che era successo. Lei era arrabbiata con mio padre, ma poi fu lei a consigliarmi di accettare quel matrimonio. Mi promise che saremmo comunque restati insieme e che, al momento giusto, avrei chiesto il divorzio, fingendo che il matrimonio avesse servito al suo scopo. Saremmo stati felici insieme, dovevo accettare quel sacrificio per il bene della mia eredità.
Sapevo che la salute di mio padre stava peggiorando ed ero preoccupato. Ma mi aggrappavo anche alla speranza che una volta che mio padre se ne fosse andato, Paola ed io finalmente avremmo trovato la felicità insieme.
Giunse il giorno del matrimonio. Non avevo mai incontrato Isabella fino a quel momento, quando la vidi camminare lungo la navata. Riuscivo a vedere che era una ragazza bellissima. Aveva un certo fascino, e c'era entusiasmo nei suoi occhi. Era timida, e giustamente, visto che aveva appena compiuto 18 anni. Non potevo certo paragonarla alla mia splendida Paola, che aveva un corpo che mi faceva impazzire. Isabella aveva una certa bellezza per la sua età, ma non c'era confronto.
Il matrimonio fu un incubo. Mio padre aveva comprato per me e Isabella una casa in cui vivere. Lei si mise d'impegno per farsi piacere da me, ma essendo una ragazza privilegiata, non era in grado di fare alcuna faccenda domestica. La trovavo poco intelligente e priva di sostanza. Non aveva nemmeno imparato le nozioni di base per occuparsi della casa, cose che di solito vengono insegnate alle ragazze dell'alta società perché imparino a diventare delle mogli perfette.
A volte trovavo i suoi tentativi quasi teneri. Tuttavia, non potevo fare a meno di pensare a Paola.
Un giorno, mentre bevevo nel mio ufficio, Isabella entrò per chiedermi se andava tutto bene. La verità era che sentivo tanto la mancanza di Paola. Ma non potevo negare quanto fosse attraente Isabella, così sentii un'improvvisa voglia di baciare quelle labbra rosse come le ciliegie. Sembravano deliziose, così cedetti alla tentazione e la baciai.
Il giorno successivo trovai Isabella che dormiva sul divano accanto a me. Non potei fare a meno di ricordare quello che era successo la sera prima.
Cosa mi stava succedendo? Non potevo deludere Paola. Quindi, svegliai velocemente Isabella e le ordinai di andarsene.
Subito dopo, telefonai a Paola per chiederle di trasferirsi da me. Non potevo più stare lontano da lei, e lei accettò.
Non credevo sarei potuto essere più felice di così, finché un giorno Isabella non mi affrontò dandomi un ultimatum. Avrei dovuto scegliere tra lei e Paola.
La risposta era chiara. Un paio d'ore dopo, Isabella se n'era andata, ma non prima di aver insultato Paola, che venne da me piangendo a causa di tutto quello che Isabella, quella presuntuosa, le aveva detto.
Senza perdere tempo mi misi a cercare Isabella. La trovai in fretta, dato che era stato uno dei nostri autisti a portarla in quello che presumo fosse un appartamento appartenente alla sua famiglia.
Così andai da lei. Ero colmo di rabbia per le cose che aveva detto a Paola, e non riuscivo a controllarmi. Finii per darle uno schiaffo, facendola cadere a terra.
Ero scioccato da quello che avevo fatto. Non avevo mai picchiato una donna prima. Ebbi l'impulso di scusarmi e aiutarla, ma mi trattenni. Era meglio che me ne andassi via, lontano da lì.
Dopo quell'episodio, non seppi più niente di Isabella. La verità era che quello che faceva della sua vita non mi interessava. Probabilmente non faceva altro che viaggiare sperperando il suo patrimonio con gli amici, come qualsiasi ragazzina viziata come lei.
Tutto quello che mi interessava era stare insieme a Paola. L'unico lato negativo era che non potevamo rendere la nostra relazione pubblica. Ci vedevamo agli eventi e ce la spassavamo, ma non potevamo farci riprendere dai fotografi mentre eravamo insieme.
Alcuni anni più tardi, ci eravamo abituati a quel modo di vivere. Nel frattempo la salute di mio padre peggiorava, il che alimentava la mia speranza che presto sarei potuto essere libero di stare insieme a Paola.
Facevamo il conto alla rovescia dei giorni.
Mi assicuravo che i media mi vedessero come un marito comprensivo. Lasciare che mia moglie stesse sempre a casa era il modo migliore che avevo trovato per giustificare la sua assenza.
Fino a quando, un giorno, tutto cambiò.
Avevo ricevuto un invito per un evento di premiazione per me e mia moglie, e come al solito Paola sarebbe stata lì con me.
Ma questa volta fu diverso. Dovevo camminare sul tappeto rosso e interagire con i giornalisti, ma non potevo farlo con Paola al mio fianco. Lei mi aspettava sempre dentro.
Durante questi eventi, si presentava alle persone come Isabella Thompson. Facevamo così da anni. La gente dell'alta società sapeva che Paola non era Isabella, ma nessuno osava parlare o protestare.
Quell'evento in particolare sembrava come tutti gli altri, ma quando scesi dalla macchina, sentii qualcuno afferrarmi il braccio.
Era una donna bellissima. Il suo volto mi sembrava familiare e rimasi folgorato. Era diversa da Paola, ma c'era qualcosa in lei che la faceva sembrare ancora più affascinante.
Non sapevo come spiegarlo, ma per un breve momento rimasi paralizzato. Mi sbloccai non appena mi parlò. Era Isabella. Tuttavia, aveva un'espressione calma sul viso. Non assomigliava affatto alla ragazzina che avevo conosciuto sei anni prima.
C'erano dozzine di fotografi davanti a noi, e quando mi spinse lungo il tappeto, fui quasi sopraffatto da quella situazione.
Per stare al gioco, finsi di essere stupito di trovarla lì, mentre lei parlava con i giornalisti e inventava una storia assurda riguardo i suoi studi e sull'essere una dottoressa.
Una volta dentro, la affrontai per capire a quale gioco stesse giocando, ma Isabella rimase calma. Avevo quasi dimenticato Paola ma proprio mentre cercavo di risolvere la situazione, lei arrivò, isterica, facendo una scenata. Prima che potessi dire qualcosa per calmare la situazione, Isabella si fece avanti, minacciando di chiamare la sicurezza e accusando Paola di cercare di impersonarla.
Minacciò anche che avrebbe raccontato tutto ai media se fossi andato via con Paola.
Il suo sguardo era penetrante. Sapevo che non stava scherzando riguardo quelle minacce. Non avevo altra scelta che mandare via Paola.
Mi sarebbe costato caro. Sapevo che avrei dovuto placare la mia ragazza, e che farlo mi sarebbe costato un paio di milioni.
Non potei fare a meno di rimanere esterrefatto da come Isabella riuscisse a gestire ogni cosa senza il minimo sforzo. Parlava perfino con gli ospiti stranieri in lingue che non conoscevo.
Sapevo che Isabella proveniva dalla potente famiglia Castrioti, la quale era altrettanto se non addirittura più influente della mia. Era impressionante che conoscesse molte lingue. Forse aveva girato il mondo e aveva imparato come spendere i suoi soldi in maniera accorta.
Non potei nemmeno fare a meno di notare come Isabella riuscisse a catturare senza sforzo l'attenzione degli altri uomini. Dava l'impressione di essere abituata a saltare da un letto all'altro, e la cosa non sembrava disturbarla.
Dovevo ammettere che Isabella era diventata una donna incantevole. Era perfetta in ogni aspetto, e si comportava in modo accattivante. Il suo vestito accentuava i suoi pregi ma senza risultare volgare.
Scossi la testa, cercando di liberare la mia mente da quei pensieri, concentrandomi invece su Paola. Doveva essere sconvolta in quel momento.
Dopo aver lasciavo l'evento, in compagnia di Isabella salii in auto. Aveva mantenuto il suo sorriso per tutto l'evento, e mentre le telecamere ci riprendevano insieme, lei appariva quasi affettuosa, al punto che, là fuori, non esitò a baciarmi. I fotografi catturarono tutto e, non so nemmeno io per quale motivo, non riuscii a resisterle.