Capitolo 1 “Risate malvagie”-1

2030 Words
Capitolo 1 “Risate malvagie” Di solito, il film “La Casa 2” la spaventava a morte. Per fortuna, Kyoko era così assonnata da riuscire a malapena a vedere lo schermo della TV, e questo la diceva lunga, visto che si trattava di un sistema home theater da 73 pollici. Sbatté le palpebre un paio di volte, poi si destò di scatto, alzando la testa per guardare l’orologio digitale del lettore DVD. Le tre del mattino! L’ultimo battito di ciglia era stato la sua rovina. Aveva dormito per più di un’ora. Aveva l’abitudine di restare sveglia finché non vedeva che tutti erano tornati a casa sani e salvi, quindi iniziò subito a contare “le teste”. Fece per raddrizzarsi, ma si rese conto di essere bloccata tra lo schienale del divano e Toya. Abbassò lo sguardo e arrossì violentemente. Lui le teneva la faccia premuta sullo stomaco e un braccio attorno alla vita. Come faceva ad addormentarsi con lui che girava per la stanza, per poi svegliarsi appiccicata lui nelle posizioni più strane? Era una cosa snervante. Se non avesse dormito così profondamente, lo avrebbe fatto rotolare a terra. Kyoko alzò gli occhi al cielo, consapevole di averlo pensato decine di volte, ma finora... non l’aveva mai fatto. La sua espressione s’intenerì vedendo i suoi capelli neri e argentati tutti spettinati. Sembrava sempre così dolce quando dormiva... era davvero un peccato che non potessero tenerlo sempre addormentato. Sorrise mentalmente per quella battuta. Accidenti, era la verità. Toya, segretamente dolce e affettuoso, era sempre il primo ad iniziare un litigio. Si tirò su oltre lo schienale del divano per non strisciare sopra di lui, si rimise in piedi e si guardò attorno. Scosse la testa, chiedendosi perché avevano preso tutti l’abitudine di dormire in quell’enorme soggiorno quasi ogni sera, quando ognuno aveva la propria stanza con letto matrimoniale. Dando una rapida occhiata in giro, notò che tutti quelli che stava aspettando erano presenti tranne Kyou, il che era normale, e Tasuki, che aveva il turno di notte quella settimana. Con Kyou come capo, immaginava che fosse troppo chiedergli di divertirsi con i poliziotti, i detective e i sensitivi che lavoravano per lui. Le balenò in mente un pensiero molto cattivo e divertente, e lei sorrise. Se qualcuno fosse stato sveglio per vederla, sarebbe scappato spaventato. I ragazzi la prendevano in giro così tanto, ultimamente, che decise che era arrivato il momento di vendicarsi... dieci volte peggio. Si avvicinò di soppiatto a Shinbe, che dormiva sul divano. Con cautela, prese il telecomando della TV che, in qualche modo, era finito sul suo grembo. Kyoko si bloccò quando lui si mosse e mormorò qualcosa a proposito di pelliccia di coniglio e sciroppo di cioccolato nel sonno. Scuotendo la testa, gli sottrasse il telecomando e abbassò il volume. L’adrenalina la pervase, dandole una sensazione di leggerezza. Una piccola parte di sé si sentiva dispiaciuta, ma lei la represse finché non la ridusse al silenzio. Dopo l’incidente di Kotaro in biancheria intima e l’improvvisa voglia di Toya di intrufolarsi nella sua camera... se lo meritavano proprio. E poi, la consideravano come la piccola del gruppo. Doveva sempre lottare con loro per lavorare a un caso paranormale tosto. Il suo unico vero potere era il fatto che, a volte, quando toccava qualcosa o qualcuno, vedeva flash del passato che li aiutavano a risolvere i casi. Tuttavia, non sempre funzionava. Non poteva semplicemente avvicinarsi a un demone e toccarlo per vedere se andava in giro ad uccidere la gente. Forse, battendo tutti sul tempo, avrebbe dimostrato loro che poteva farcela da sola. E poi... la vendetta era una cosa deliziosa. Kyoko alzò il volume della TV al massimo. In quel film c’era una parte che la faceva rabbrividire ogni volta che la sentiva. Riavvolse fino a quella scena, in cui tutta la stanza iniziava a ridere del personaggio principale con voci distorte. Si avvicinò di soppiatto alla porta, la aprì e fece un passo nel corridoio prima di voltarsi e sorridere. Premendo ancora una volta il pulsante del volume, lanciò il telecomando verso il divano e corse via. Il forte rumore fece sussultare tutti, creando un effetto domino che avrebbe fatto ridere chiunque per settimane. Kotaro fu il primo a reagire. Era seduto su una delle poltrone reclinabili, stava sognando un certo angelo dai capelli ramati quando la risata inquietante e rumorosa lo destò. Si alzò in piedi, estraendo la sua Beretta e sparando al televisore. Essendo un agente di polizia, era stato l’istinto a farlo reagire così in fretta. Yohji, il suo partner, era seduto su un’altra poltrona. Il rumore lo fece saltare, ribaltando la poltrona. Si alzò in meno di un secondo, usando la poltrona capovolta come copertura e puntando la pistola contro i resti del televisore. Shinbe balzò in piedi urlando qualcosa a proposito di abbandonare la nave, di Kyoko e dei pervertiti. Sbatté le palpebre, destandosi dal suo sogno e finendo in quello che poteva essere un incubo. Poi guardò la TV. A causa della sua precaria posizione sul divano, Toya era caduto addosso a Kamui, che sonnecchiava steso a terra con il portatile aperto davanti a sé. La faccia di Kamui colpì la tastiera e il piede di Toya finì sullo schermo, distruggendo il dispositivo. «Kotaro, ma che ti prende?» chiese Toya. «Leva la tua faccia dal mio culo!» strillò Kamui scattando in piedi, lasciando cadere Toya sul pavimento. Shinbe si strofinò la nuca, ringraziando qualunque dio in ascolto che nessuno lo avesse sentito. Yohji si alzò lentamente e ripose la sua PPK nella fondina mentre fissava la TV in fumo. «Hai sparato di nuovo al televisore.» borbottò «È già la seconda volta, quest’anno». Si accigliò e aggiunse: «E penso che stia ridendo di te». Anche Kotaro stava fissando il televisore rotto che risuonava ancora di risate malvagie, nonostante lo schermo distrutto. La sua espressione era di assoluta sorpresa, abbassò lo sguardo sulla Beretta che teneva in mano e la ripose lentamente. Notò dei flash e si voltò, vedendo Suki che scattava foto con il cellulare. «Chissà di chi è la colpa!» esclamò Toya, precipitandosi di corsa verso la porta. «Non ucciderla!» urlò Kamui rincorrendolo, «Tocca prima a me.» Kotaro non si mosse mentre continuava a guardare il televisore. Shinbe inseguì Toya e Kamui con tutte le intenzioni di “salvare” Kyoko dalla vendetta di Toya. «Non temere Kyoko, ti proteggo io!» esclamò Shinbe mentre correva nel corridoio. Yuuhi, un ragazzino albino, si tolse i tappi dalle orecchie. «Te l’avevo detto.» bisbigliò, con una voce priva di emozioni che racchiudeva il suo lato inquietante. Amni era seduto accanto a lui sullo stesso divanetto su cui era seduto anche Shinbe. Sorrise dopo aver tolto anche lui i tappi dalle orecchie. Loro due erano i sensitivi del gruppo e avevano previsto l’accaduto già da qualche giorno. Non si erano preoccupati di avvertire nessuno... quale sarebbe stato il divertimento? «Almeno le telecamere di sicurezza installate da Kyou riprenderanno tutto.» disse Amni, «Il replay istantaneo è l’invenzione migliore dopo il pane a cassetta.» «Che mi sono perso?» chiese Tasuki mentre entrava con calma, felice di essere finalmente a casa. «Toya è appena andato a uccidere Kyoko.» disse Amni con voce minacciosa, come se stesse avendo una visione orribile. Poi scoppiò a ridere quando Tasuki corse fuori dalla stanza così in fretta da provocare uno spostamento d’aria. Kotaro guardò Amni perplesso, «Ti hanno mai detto che hai qualcosa di perfido?» Amni scrollò le spalle, «Non volevo che si sentisse escluso.» ***** Darious se ne stava appoggiato al muro di mattoni, cercando di entrare in sintonia con la città. I rumori e gli odori di così tanti umani erano distorti da echi demoniaci che nessun altro notava. Poteva persino percepire ombre non proiettate dalla luce del giorno, ma rimase calmo per tenere i suoi poteri nascosti per un po’. Aveva imparato tanto tempo fa che il proprio umore aveva un effetto sul clima e, fino a quel giorno, il cielo era sereno e la temperatura era perfetta. Era mezzogiorno e desiderava la luce del sole più della solitudine. Sembrava averle entrambe. Sorrise mentre osservava gli umani. Camminavano così vicini al ciglio dell’ampio marciapiede che un passo falso li avrebbe fatti finire nel traffico intenso. Era abituato alle persone che lo evitavano e non gli importava più... non che gli fosse mai importato, in realtà. Avrebbe potuto fare loro un favore e rimanere invisibile, ma essere un fantasma 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, gli dava sui nervi. L’unica ragione per cui si trovava in mezzo a una popolazione così numerosa era perché aveva seguito l’odore di parecchi demoni in quell’area. Stava ancora cercando di capire perché quel posto era diventato il loro punto di interesse. Era così affollato, rumoroso e sporco che quasi comprendeva perché i demoni lo avessero scelto, ma ciò non significava che a lui sarebbe piaciuto. Evitava il più possibile le aree popolate perché aveva imparato che erano luoghi come quello a generare gli umani della peggior specie. Alcuni di loro erano quasi malvagi quanto i demoni che inseguiva. Nel corso dei millenni aveva ucciso innumerevoli demoni... ma quelli più forti e più veloci si erano dispersi e si erano nascosti mentre lui era impegnato ad uccidere quelli più deboli. Tutte quelle piste inconcludenti sembravano portare lì... in quella città. I suoi pensieri s’incupirono, sapeva che i demoni maestri ora tramavano insieme, pensando erroneamente che il loro esercito, confuso tra così tanti umani, potesse sconfiggerlo. Nascondersi tra gli umani non li avrebbe aiutati. Le loro aure spiccavano come fari nella notte per lui, somigliando più a ombre distorte che a veri e propri esseri viventi. Gli occhi di Darious si oscurarono a quel pensiero. Se doveva distruggere quella città e tutti i suoi abitanti, allora così sia. Non doveva niente ai mortali. Inoltre, loro sapevano dei demoni e avevano scelto di ignorare la cosa. Tutti i film horror ne erano una prova, anche se loro li chiamavano “finzione”. Avevano dimenticato che ogni leggenda umana era basata su una piccola dose di verità. Quella notte era la notte dei demoni... gli umani la chiamavano “Halloween”. La notte in cui la gente ignorava ciò che aveva davanti agli occhi. Supponeva che fosse una delle ragioni per cui gli umani si travestivano da mostri una volta l’anno... così i mostri veri non li avrebbero riconosciuti. Com’era diventata ignorante la razza umana. Con la sua vista acuta, Darious guardò la superficie di vetro dei grattacieli dall’altro lato della strada e vide il proprio riflesso. Restrinse lo sguardo, chiedendosi che cosa vedessero le persone quando lo guardavano, tanto da allontanare i bambini dalla sua presenza. Vedevano la propria mancanza di conoscenza, avevano paura o forse era una sfida alla loro nota ignoranza? Volevano continuare ad essere ignari dei veri pericoli del mondo. Lui era lì per salvarli, eppure lo trattavano come se fosse un demone. Solo gli innocenti incrociavano il suo sguardo... i bambini, mentre i loro genitori li tenevano a distanza. ***** Kyoko era in piedi nell’ufficio per il pubblico, contenta che ci fosse solo Suki. Rise nervosamente mentre preparava la sua prima tazza di caffè. Sapeva che i ragazzi si sarebbero vendicati per quello che aveva fatto la scorsa notte. Deglutì, ricordando il pavimento che vibrava per il volume alto e lei che correva nel tentativo di raggiungere la sua stanza prima che la prendessero. Aveva sentito Toya rincorrerla imprecando di tutto. Entrambi sapevano che, se l’avesse raggiunta davvero, non le avrebbe fatto niente. Nella sua folle corsa, aveva svoltato l’angolo e aveva trovato Kyou in piedi sulla porta della sua stanza. Indossava i pantaloni di un pigiama di seta nera, pericolosamente bassi sui fianchi, e i suoi lunghi capelli argentati erano perfetti anche nel cuore della notte. Erano stati i suoi occhi a farle venire voglia di scappare nella direzione opposta. Erano color oro fuso e la fissavano mentre gli passava accanto. Kyoko si era voltata e aveva urlato quando aveva visto Toya che sfrecciava verso di lei. Proprio mentre chiudeva la porta, le sembrò di vedere Kyou sporgere il piede di qualche centimetro, facendo inciampare Toya, che cadde a faccia in giù.
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