Fissa qualcosa oltre il vetro che, ne sono certo, non potrei distinguere nemmeno se mi sedessi accanto a lei. Ride come una bambina ma, per quanto mi sforzi, non riesco a trovare nulla di bello in quel suono. Ogni tanto piega il capo, rimanendo in silenzio. In una di quelle pause penso di chiamarla, destarla da quel sogno a occhi aperti che mi mette così a disagio. Quando infine arrivo a capire di cosa si tratta, mi trattengo in tempo dal farlo. Dal gridare sul serio. Adele sta ascoltando le radici spettegolare. Sta prestando orecchio ai loro oscuri segreti, alle loro intime trame sotterranee. «Ciò che è sotto tornerà alla luce», la sento dire. «Ciò che è sopra finirà sotto.» Un’altra risata infantile e sbilenca flagella le tenebre, facendomi accapponare la pelle. Inizio a tremare. P

