«Che cazzo…» mormora Andrea, dando voce al pensiero di tutti. Il ratto in realtà non ci degna di particolari attenzioni, si dibatte per liberarsi dalla morsa, ma senza troppa agitazione. Le zampette glabre, artigliate si affannano lungo la corteccia butterata; il naso fiuta odori incomprensibili; i canini gialli e aguzzi mordono quello che capita. Mentre lo osserviamo dibattersi, le radici paiono contrarsi, strappando uno squittio di dolore alla bestiola. Adele emette un grido strozzato, Andrea impreca, io faccio un passo indietro, vergognandomene. «Avete visto anche voi?» «Sembra un… un serpente…» Gli acini neri sono molto più grandi, adesso, quasi sul punto di scoppiare. Gli artigli si affannano con frenesia senza ottenere alcun risultato: la morsa delle radici è spietata. Il ventre

