Codice rosso

1815 Words
I giorni passarono come se niente fosse successo, i ragazzi continuarono ad andare a scuola ed a seguire le lezioni, Scott era sempre più impegnato con la squadra di lacrosse e il lavoro alla clinica, negli ultimi giorni anche Isaac aveva iniziato ad aiutare Deaton, Stiles e Lidya invece si erano impegnati con i corsi avanzati, preferivano concentrarsi nello studio. Per quanto le giornate trascorressero pigre, non scordarono mai di stare attenti a quello che accadeva intorno, Stiles non smetteva mai di ascoltare la radio della polizia, aveva perfino creato una app che gli notificava i codici con i quali la centrale identificava l'incidente o crimine in corso. Stiles non aveva certamente dimenticato Derek, semplicemente cercava di seguire il suo piano iniziale, stare il più possibile alla larga da lui per evitare danni collaterali. Ovviamente dopo tutto quello che era accaduto, si era accorto che stare così vicino a Lidya non gli faceva scattare nessuna scintilla, perciò aveva smesso con i suoi piani assurdi per conquistarla e aveva deciso di essere solo un buono amica, la ragazza aveva ringraziato il cielo quando aveva notato il cambiamento. Sul cellulare del ragazzo apparve una notifica rossa con scritto "codice 413, rinvenimento di cadavere", i due compagni si guardarono, avrebbero indagato su quel caso, per accertarsi che non ci fosse di soprannaturale, Stiles lasciò prima la scuola e andò a trovare suo padre alla centrale, per accertarsi che mangiasse in modo sano. Quando arrivò in centrale si recò immediatamente nell'ufficio del padre, come previsto non c'era, accese il computer ed entrò nel sistema della polizia locale e cercò qualche informazione sulle chiamate ricevute in giornata. Sul codice rosso c'era solo scritto che era una ragazza ed era una studentessa del liceo di Beacon Hills, Gwen Patrick, sulla causa della morte ancora non c'era nulla, dovevano aspettare l'autopsia. Scrisse un messaggio agli altri e poi finse di andare via dispiaciuto per non aver trovato il padre, salutò gli agenti e rientrò a casa, si sentiva molto ansioso per quel ritrovamento, poteva non essere nulla come poteva essere l'inizio di tutto. Lanciò lo zaino in un angolo della camera e si gettò sul letto, mettendosi il cuscino sulla faccia, stava pensando a lui, non sapeva se doveva avvisarlo di quello che era successo ma poi ci ripensò, non aveva nulla in mano, solo sue preoccupazioni. Era sempre più convinto che i sentimenti che provava non erano suoi, qualcuno li avevi inseriti per qualche oscuro scopo, non era mai stato attratto dal sourwolf, si era scontrato con lui dal primo momento che si erano incontrati, erano stati come cane a gatto, si erano sempre urlati contro. Dal primo giorno nella foresta fino all'ultimo, anche se quella volta non si erano detti nulla, Derek aveva deciso di lasciare la città e di iniziare una nuova vita con la sorella che aveva sempre creduta morta, non poteva dargli torto, era una decisione saggia ma si era sentito tradito da quell'improvvisa partenza. Come poteva andarsene e lasciarli dopo tutto quello che avevano passato insieme? Nella sua mente cominciarono a girare tutti i flashback dal primo giorno all'ultimo, non si era mai accorto che erano sempre stati loro due insieme ad avere le avventure migliori. Quando incontrarono Peter per la prima volta nella corsia d'ospedale, quando il kanima paralizzò Derek nella piscina, con il darach, ha subito creduto a lui e non alla sua amante psicopatica, ed ha sempre voluto salvarlo quando era il nogitsune, non a caso aveva usato il suo loft per uno dei suoi piani folli, il demone sentiva che si fidava del lupo. Erano sempre stati loro due contro il mondo? Forse per questo il nuovo cattivo li sta usando per l'ennesimo piano malvagio. Si rigirò seccato nel letto, tenendosi sempre il cuscino sulla testa, perciò non si accorse che una persona era appena entrata dalla sua finestra. – Dannato sourwolf! – mormorò da sotto il cuscino. - Sono qui, se hai qualcosa da dire dimmela in faccia. – Derek si era messo a sedere sulla sedia davanti al computer. Stiles per poco non cadde dal letto, per la velocità con la quale si era alzato e girato contemporaneamente, - cosa diavolo ci fai in casa mia e da dove sei entrato? Dalla finestra? Non avevamo messo un divieto? No, dovremmo farlo da oggi! – il ragazzo si alzò di scatto dal letto. - Perché bofonchiavi quel mio soprannome orribile che mi hai messo tu? – Chiese divertito il lupo. – Non sono affari tuoi, perché sei qui? – Stiles per poco non aveva urlato la frase, cercò di calmarsi e tornò a sedersi sul letto. Era chiaramente agitato per la presenza del lupo, le sue mani avevano iniziato a sudare e non riusciva a tenerle ferme. – Va tutto bene? – Domandò una volta che si era calmato. - So com'è morta la ragazza che hanno trovato oggi. – Era sciocco girarci intorno, conoscendo il ragazzo già sapeva del ritrovamento. – E tu come lo sai? – Il ragazzo era molto sorpreso. - Non aveva ferite, non aveva perso sangue, sembrava che la sua vita fosse semplicemente svanita da quel corpo. L'ho vista quando la portavano via, senza che nessuno se ne accorgesse sono entrato nell'obitorio ed ho controllato il corpo. – Il castano si rialzò dal letto, - Tu hai fatto cosa? È qualcosa che ci si aspetti da me, non da te e poi fai una cosa del genere e non chiami me? – Era molto offeso. - Tu sai riconoscere ferite soprannaturali da quelle umane? Sapresti conoscere dei veleni usando l'olfatto? Non credo mi saresti stato d'aiuto, probabilmente mi saresti stato solo d'intralcio. – Concluse Derek. – E comunque sono venuto a riferirti quello che ho scoperto, potevo anche non farlo, i medici legali la considereranno morte naturale, ma una ragazza di sedici anni non può morire dal nulla senza nessuna causa, te l'ho detto, è come se la vita fosse semplicemente sparita da quel corpo. Non è naturale, è una morte soprannaturale. – Quelle parole "morte soprannaturale", sono le parole che più temeva di sentire, questo voleva dire che era iniziato, che gli ingranaggi stavano continuando a girare da quel pomeriggio. Derek poteva leggere sul volto del ragazzo quello che gli stava passando nella testa, d'istinto si alzò per abbracciare quel corpo magrolino e indifeso. - Cosa fai? – chiese con un filo di voce il ragazzo, senza però allontanarsi dall'abbraccio, al contrario, lentamente alzò le braccia per ricambiarlo. - Non sei sessantasei chili di pelle chiara e ossa fragili? Sembrava che stessi tremando e volevo proteggerti dai tuoi pensieri, la tua testa lavora troppo. – - Ricordi quella mia stupida frase? – Stiles nascose il volto nel petto del lupo, - alcune volte ho come la sensazione di essere ancora quel ragazzo impaurito di non essere mai andato avanti. – Non sa il perché ma si stava aprendo con il lupo. - Non lo sei mai stato. – Fece una piccola pausa, - sei sempre stato il più coraggioso di noi, hai aiutato Scott dal primo momento che ha scoperto di essere un lupo mannaro, forse prima di Allison, eri tu la sua ancora e non l'ha mai capito. – Passò una mano fra i capelli del ragazzo. - Beh, sono durato poco come ancora. – Scherzò su per l'imbarazzo che stava provando. – Rimani con me questa notte, non voglio restare solo, mio padre prima ha mandato un messaggio dove diceva che avrebbe passato la notte in centrale. – - Sei sicuro Stiles? – Derek sciolse l'abbraccio per guardare negli occhi il ragazzo. – Si. – Senza aggiungere altro, entrambi si sdraiarono nel letto di Stiles, se in un primo momento erano tesi e agitati, dopo un minuto si abbracciarono e si lasciarono cullare dalle sensazioni che quell'abbraccio mandava ai loro corpi e ai loro cuori, si addormentarono quasi subito, dopo solo qualche parola che si erano scambiati. Quando Stiles aprì gli occhi il giorno dopo, nel suo letto non c'era più traccia di Derek ma non ebbe il tempo di realizzarlo perché il padre era piombato in camera per svegliarlo per andare a scuola, la sera prima non aveva cenato, perciò corse al piano di sotto per fare una colazione abbondante e poi si volò a fare una doccia veloce. Riferì a Lidya quello che aveva scoperto, omettendo la parte su Derek che entrava in camera sua, quella parte non l'avrebbe raccontata a nessuno probabilmente. Scott ed Isaac li raggiunsero e vennero aggiornati anche loro sulla scoperta, nessuno di loro aveva idea di chi potesse essere il nemico o che tipo di potere potesse avere, erano certi di una cosa però, quella ragazza non sarebbe stata l'unica vittima, non è mai una sola. Durante la lezione di chimica, Stiles si lamentava e diceva di rimpiangere il professor Harris, la nuova professoressa era quasi più sadica, i suoi pensieri vennero fermati da Scott che gli fece una domanda abbastanza particolare da mandarlo all'altro mondo e farlo tornare. - Perché hai l'odore di Derek addosso? È venuto da te ieri, vero? Non ti ha chiamato. – Scott non capiva perché tenergli nascosta una cosa simile. - Ho fatto una doccia! – Esclamò Stiles – Come puoi sentire il suo odore? Che razza di olfatto hai? – - Forse non te ne sei reso conto, hai cambiato la maglietta ma hai la stessa camicia di ieri. – Si stava divertendo nel vedere il suo migliore amico cercare giustificazioni. – Mi spieghi perché hai mentito? Che c'è di strano nell'incontrare Derek, non capisco. – Presi dal discutere, non si accorse che l'insegnante era davanti al loro banco, - Stilinski e McCall, visto che vi piace spettegolare, che ne dite di farlo pomeriggio nell'aula di detenzione? Siete in punizione, rimarrete per due ore in più a scuola dopo le lezioni. – La professoressa tornò alla cattedra per riprendere la lezione interrotta dai due ragazzi. Finita la lezione di chimica, il gruppo si riunì nella mensa per pranzare, nel frattempo Isaac continuava a prendere in giro i suoi amici per la punizione. Stiles aveva iniziato ad attaccare il biondo con delle palline fatte con mollica di pane, nonostante la notizia della ragazza, nel gruppo era tornato un po' di serenità che si trasformò in stupore quando al loro tavolo si era presentato Ethan, uno dei due gemelli del branco di Deucalion. Lidya prese per prima la parola, - Non eri con Jackson a Londra? - Il ragazzo si mise a sedere al loro tavolo e cominciò a raccontare che non si trovava bene a Londra e che ormai lui faceva parte di quel luogo e di voler entrare nel branco di Scott, sentiva di appartenere a quel branco. Scott non se la sentì di rifiutare, aveva perso il fratello nella setta lotta dove lui aveva perso Allison, era felice di poter riabbraccia un amico, nonostante il loro passato burrascoso.
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