Dovresti ritenerti fortunato. Pochi in vita hanno avuto questo onore.>>
> aggiunse Anzor.
> dichiarò Sania mentre il suo sguardo smarrito vagava per l'armeria.
> concluse Wynalda.
> concluse Nbisi con un ultimo ordine.
La squadra si preparò all'assalto.
Ci misero meno di 10 minuti a controllare le armi e l'equipaggiamento, fare una messa a punto delle tute spaziali per la gravità zero, e preparare il trasporto.
Sania sorrise ad Anzor mentre erano nel trasporto, agganciati con le loro tute spaziali alle pareti.
Lui gli rispose di rimando con l'accenno di un sorriso.
Il mercenario non voleva che la loro storia fosse messa in evidenza tra tutti gli altri in maniera eclatante.
Nbisi però si accorse subito della cosa e sospirò.
In quel momento di tensione, il gruppo, sapeva bene con cosa avevano a che fare e questo almeno li rincuorava.
Per un mercenario il dubbio era considerato il peggiore dei mali possibili.
Inoltre in tutti loro, la rabbia e la sete di vendetta, per l'affronto subito era indomabile; Tony, ad esempio, digrignava i denti dalla rabbia.
Per l'occasione avevano portato con loro, il potente, robot d'assalto CEM HM 12.
Un ammasso di titanio da una tonnellata; pesantemente armato e corazzato.
Era alto più di tre metri, ma per il trasporto poteva ripiegarsi su se stesso per diventare un cubo molto più piccolo.
Poteva combattere in ogni condizione ambientale, e non aveva difficoltà nel combattimento a gravità zero, grazie a una serie di ugelli che gli garantiva ampia manovrabilità.
Sopportava perfettamente temperature estreme, potendo combattere al freddo estremo di una luna di Giove, come sulla ribollente superficie di Mercurio.
La sua intelligenza artificiale e la sue apparecchiature erano di ultima generazione.
Persino l'impero ne aveva acquistati molti come supporto alle loro legioni, trovandoli superiori a molti dei loro robot da combattimento.
Finalmente la navetta di trasporto attraccò alla grande nave octopode grazie i suoi uncini.
La loro porta d'accesso sarebbe stato il solito buco nello scafo.
Non era il luogo migliore dove attraccare ma era anche l'unico sicuro.
Certamente tutti sapevano che il samurai poteva trarne vantaggio ed anticipare le loro mosse.
Fecero andare in avanscoperta il robot d'assalto CEM, facendolo uscire per primo dal buco.
Il loro avversario non era lì ad attenderli.
La squadra perlustrò i molti condotti dell'astronave Octopode, in cerca del nemico. La formazione dei mercenari era serrata, con il robot in testa al gruppo a fare da apripista.
> dichiarò Tony.
> aggiunse Wynalda.
> concluse Nbisi.
Il gruppo ispezionò la nave per un paio di ore, ripercorrendo i condotti e le ampie sale.
Nel frattempo erano tornati alla ampia sala comune dove decine di cadaveri Octopodi, ancora galleggiavano, in assenza di gravità.
Tony parlò.
>
Schizzo si era avvicinato ad uno dei cadaveri e lo stava tastando con la punta del suo fucile.
> affermò Tony.
L'uomo si girò di schiena per ritornare alla formazione.
In quel momento, mentre Schizzo era di spalle, dal cadavere dell'alieno uscì proprio dall'interno del suo corpo spugnoso, una lunga e tagliente lama che aprì lentamente una lunga fenditura sull'essere. Hiromi Hara, il temuto samurai della corporazione del Sol Levante ne uscì velocemente.
Senza essere visto si pose alle spalle di Tony e conficcò la sua katana nella schiena di Schizzo, che non ebbe nemmeno il tempo di urlare.
La lunga lama attraverso il corpo e la tuta spaziale dell'uomo uscendo dall'altra parte.
I mercenari si accorsero del terribile evento.
Hiromi estrasse la spada dal corpo del mercenario e il sangue fuoriuscì copiosamente da entrambi i lati della ferita, disperdendosi in tutte le direzioni grazie all'assenza di gravità.
Nbisi riuscì ad impartire un unico comando.
>
Una miriade di fasci laser scaturirono dai fucili dei mercenari. I loro volti erano carichi di rabbia omicida; l'unica cosa che volevano in quel momento era disintegrare Hiromi.
Il samurai azionò i propulsori del suo supporto jet e come una razzo si allontanò nella direzione opposta al gruppo.
Alcuni colpi andarono a segno sul corpo del samurai ma sembrarono non sortire alcun effetto.
Nbisi impartì un comando al robot d'assalto.
>
Il robot accese i suoi propulsori e inseguì l'uomo che nel frattempo si era infilato in un condotto.
La squadra si avvicinò per cercare di soccorrere Tony, anche se l'uomo era visibilmente spacciato.
Il sangue aveva ormai riempito la cupola all'interno della tuta del mercenario.
Ormai non si riusciva neanche più a distinguere il volto attraverso il vetro.
Intanto il velocissimo robot stava inseguendo Hiromi per i condotti dalla nave aliena.
Dai suoi potenti fucili laser scaturivano una miriade di colpi che il samurai cercava di evitare come poteva.
La quasi totalità dei fasci laser si infrangevano sulle pareti dei condotti.
Alcuni colpi andarono a segno, anche se non rallentarono la corsa di Hiromi, che continuava a percorrere i condotti a folle velocità spinto dal suo supporto jet.
Il samurai era dotato di un ottima schermatura, costituita sia dalla sua tuta corazzata esterna, che dalla moltitudine di impianti bionici sotto la sua pelle.
Un vano laterale del robot si aprì, e un piccolo missile ne uscì diretto verso il samurai.
L'uomo accortosi del pericolo, si girò di schiena senza fermare la sua corsa e fece fuoco da alcuni laser posizionati sugli avambracci della sua tuta, cercando di colpire e distruggere il missile.
Hiromi riuscì nell'intento quando l'oggetto era a solo pochi metri da lui, una grande esplosione lo scaraventò via.
La forte esplosione fu udita anche nella grande sala comune, dove Sania, cercava inutilmente di rianimare l'amico ferito.
> disse la donna mentre era in lacrime vicino al cadavere dell'amico.
Nbisi afferrò la tuta della donna di forza e la trascinò via, dicendogli.
>
La squadra imboccò il condotto nel quale si erano infilati Hiromi e il robot; partì all'inseguimento in maniera folle, e più che determinata.
Intanto l'esplosione aveva scaraventato Hiromi ad una certa distanza, e aveva subito dei danni ad una delle sue braccia artificiali; compreso anche il supporto jet che dovette abbandonare poiché inutilizzabile.
Il samurai s'ancorò alle pareti del condotto grazie a degli speciali supporti di cui le sue mani artificiali erano dotati, che gli consentivano una presa stabile su qualsiasi superficie liscia.
L'uomo avanzò ferito trascinandosi lungo le pareti come una lucertola e riuscì ad entrare nella sala ibernazione Octopode.
Il robot HM 12 l'aveva momentaneamente perso dai suoi sensori a causa della poderosa esplosione, ma ritornò ben presto operativo e pronto a cercarlo.
Anche il robot entrò all'interno dell'ampia sala, ma appena passato l'ingresso, Hiromi, che si era ancorato sopra la stessa entrata gli si gettò sopra.
Il robot cercò di divincolarsi brandeggiando in molte direzioni, ma senza riuscire nell'impresa.
La presa del samurai era ben salda poiché stava usando su di lui grazie agli stessi supporti uncinati che aveva usato sulle pareti della nave.
In quei pochi secondi, il samurai applicò due cariche esplosive alla struttura del robot e le attivò.
Con un gran balzo l'uomo riuscì a sfuggire all'esplosione che mandò la grande macchina in mille pezzi.
In un condotto nei pressi della sala i rimanenti mercenari udirono l'esplosione.
> esclamò Wynalda.
> domandò Nbisi.
> rispose Wynalda.
Nbisi consultò velocemente il pannello sulla sua tuta, dal quale visualizzava la planimetria della nave, poi parlò alla squadra.
>
> domandò Anzor stupefatto della decisione dell'amico.
> rispose Nbisi.
Quella era proprio la risposta che voleva sentire Anzor, che finalmente riconosceva il vecchio amico Nbisi, nei comportamenti.
> esclamò Nbisi.
Gli uomini presero posizione, ognuno alle uscite dell'ampia sala Ibernazione. Il samurai all'interno era circondato.
Poi Nbisi diede l'ordine al comunicatore.
>
Nbisi e Anzor cominciarono a lanciare sul pavimento una serie di piccole piastre metalliche del diametro di circa dieci centimetri.
Ne lanciarono in tutto circa una quarantina. Le piastre toccando il pavimento facevano fuoriuscire dal loro corpo delle piccole zampette metalliche con le quali si ancoravano saldamente al pavimento e gli permettevano il movimento.
Le robot-mine cominciarono la ricerca del nemico mentre percorrevano la sala ibernazione come uno sciame di piccoli letali ragni.
Ad un certo punto localizzarono Hiromi e i robot cominciarono a precipitarsi freneticamente nella sua direzione. Il samurai non poté fare altro che scappare, nella direzione opposta.
Hiromi saltava da una vasca di contenimento all'altra, e da una parete alla altra per cercare di uscire velocemente dalla sala.
Le piccole mine, infatti, quando arrivavano nei pressi del bersaglio esplodevano immediatamente, grazie ad una piccola ma potente carica situata al loro interno.
I robot stavano esplodendo, tutto intorno al samurai, che cercava di evitarle come poteva, e di avanzare lungo la struttura.
Alla fine riuscì, per un pelo, ad evitarle tutte, ed imboccò uno dei condotti d'uscita.
Il piano di Nbisi funzionò perfettamente, così Hiromi fu proprio di fronte a Sania che lo guardava con un espressione di rabbia e odio profondo
La mercenaria fece fuoco.
> urlò, mentre una scarica di colpi proveniente dal suo fucile investiva il corpo del samurai.
Ma Hiromi riuscì miracolosamente a scamparla, poiché sotto la pelle del suo corpo era installata una speciale armatura biomeccanica, che costituiva l'estrema difesa contro attacchi nemici.
L'armatura era perfettamente integrata nel corpo dell'uomo e riusciva addirittura a rigenerarsi con il tempo, come i tessuti corporei.
I colpi, comunque, danneggiarono seriamente il samurai.
La pelle gli si era staccata da meta del corpo e la l'armatura interna era in bella vista.
Sania contemplava stupefatta il suo nemico, ancora vivo, dopo quei terribili colpi.
> commentò la donna in preda ad angoscia e sgomento.
Hiromi respirava affannosamente in quel momento. Il samurai sguainò un pugnale e si avventò nella direzione della ragazza.
Sania riuscì a schivarlo, ma il colpo andò comunque a segno, ferendo la mercenaria ad una spalla
Il samurai, inaspettatamente si allontanò, ritirandosi dal combattimento.
Quando gli altri tre componenti del gruppo, Nbisi,Anzor e Wynalda entrarono nel condotto, trovarono Sania appoggiata alla parete che chiudeva lo squarcio della tuta con il gel di nanomacchine.
> domandò Anzor anche troppo preoccupato e premuroso, per essere solo una collega mercenaria.
> rispose la donna dolorante.
> aggiunse lo stessa Sania.
>
> dichiarò Nbisi.
> concluse Nbisi.
> esclamò Sania.
> dichiarò Nbisi.
I mercenari ricominciarono la ricerca del samurai.
Attraversavano gli ampi condotti della nave, esplorando quel luogo buio ed illuminato dalla fievole luce giallastra delle bande bioluminescenti, già da diversi minuti. Era quasi arrivati a poppa della nave, nei pressi della sala macchine.
Il gruppo procedeva circospetto, stremato dalla difficile caccia all'uomo e dalla tragica morte di Schizzo.
Entrarono nell'ampia sala macchine, dove l'immensa colonna del generatore antimateria si stagliava davanti a loro.
> dichiarò Nbisi.
> dichiarò Sania indicando verso la grande colonna.
Hiromi era al centro della sala. I mercenari lo stavano osservando ancorato con i piedi alla cima del generatore e li attendeva, privo di ogni paura.
Dopo qualche secondo una serie di rapidi raggi arancioni comparvero dalla direzione del samurai e si infransero nella parete dietro i mercenari.
Anzor esclamò.
>
Alcuni di quei raggi colpirono Sania e Bruce che si smaterializzarono istantaneamente come era successo per il braccio di Howard.
Anzor osservò Sania scomparire davanti ai suoi occhi, quasi fosse immerso in un terribile incubo e non in una situazione reale.
Nbisi assistendo a quella scena orribile urlò all'amico.
>
I due accesero i propulsori dei loro supporti jet e si scaraventarono verso Hiromi.
Il samurai vedendo che i due mercenari si scagliavano in avanti, nell'ultimo disperato assalto, si liberò dell'arma Octopode, e sguainò la spada.
Il guerriero voleva gustare a pieno la sua vittoria uccidendo i due valorosi nemici nell'antica maniera dei samurai.
Nbisi sguainò il suo pugnale e urlando si scaraventò su Hiromi.
Il samurai non attendeva nient'altro che il mercenario fosse a portata di spada per infliggergli un colpo letale; era sicuro della sua vittoria.
Ma Nbisi con un abile gesto impugnò una pistola laser con l'altra mano e sparò una serie di precisi colpi, appena prima di essere arrivato a contatto con l'uomo.
Hiromi venne colpito e vacillò. Il suo fendente non fu preciso, ma riuscì comunque a colpire il braccio sinistro di Nbisi che si staccò di netto.
Il samurai sorrise soddisfatto, ma non aveva ancora fatto i conti con Anzor.
L'uomo spuntò da dietro senza essere visto, e lanciò verso Hiromi una robot-mina.
I piccolo robot roteò su se stesso, galleggiando a gravità zero, ma poi si attivò improvvisamente, e si ancorò al samurai con le sue zampe.
Dopo qualche secondo la mina si attivò ed esplose dilaniando Hiromi in molti pezzi.
Il volto di Anzor si riempi di soddisfazione mentre guardava soddisfatto la scena.
Le parti corporee dell'avversario; braccia, gambe e le molte componenti cibernetiche stavano galleggiando nel vuoto, mentre i liquidi del samurai prendevano il volo e si espandevano nella grande sala.
Finalmente erano riusciti ad ucciderlo; quell'incubo terribile sembrava finito.
Poi Anzor si accorse dell'amico, che poco distante volteggiava inerme. Il braccio gli era stato mozzato e stava perdendo molto sangue.
Anzor gli si avvicinò preoccupato.
Nbisi era gravemente ferito e vedendo il volto preoccupato dell'amico che cercava di soccorrerlo disse.
>
I due amici risero ancora una volta insieme.
Anzor riparò velocemente la tuta del collega usando le nanomacchine, ma si rese conto che Nbisi aveva bisogno di cure mediche al più presto.
Improvvisamente ed inaspettatamente un esplosione squarcio la sala macchine.
Un ampio getto di gas fuoriusciva dal generatore di antimateria octopode e invadeva tutta la struttura interna della grande sala.
> disse Nbisi ironico mentre cercava di trattenere i gemiti di dolore.
Anzor capì che dovevano abbandonare la nave il prima possibile finché tutto non sarebbe saltato in aria.
Il mercenario ferito gemette di dolore.
>
> asserì Anzor.
L'uomo afferrò l'amico e attivò i suoi propulsori.
Uscì velocemente dalla sala e si diresse verso il loro trasporto mentre tutta la nave veniva sconvolta da esplosioni.
I mercenari salirono a bordo del trasporto, mentre la nave aliena veniva lacerata e fatta a pezzi.
I mercenari dovevano fare presto.
Sganciare il trasporto dalla nave aliena ed allontanarsi il più velocemente possibile era diventata una questione di vita o di morte.
Anzor agganciò Nbisi ad un sedile e, dopo aver preso il comando del veicolo, sganciò la navetta d'assalto dalla nave Octopode.
La nave si allontanò velocemente diretta verso l'Elixyr mentre i mercenari guardarono da distante le esplosioni dilaniare tutta la nave octopode.
Questa si spezzò in due parti e andò alla deriva nello spazio, contorcendosi su se stessa e perdendo l'assetto.
>
> dichiarò il mercenario sentendosi spacciato.
>