Mia madre ha passato giorni a letto dal mio ritorno, ho pensato a tutto io, la spesa, pagare le bollette, cucinare e fare anche la lavatrice. Quello stronzo di George, mio padre, non si è degnato di una chiamata, ormai sono dieci giorni che non ho sue notizie sarà troppo impegnato con la sua nuova ragazza a trovare la tappezzeria per la loro famigliola felice, quella che ha strappato a noi.
Mercy era indaffarata con lo studio, è il suo ultimo anno scolastico e poi dovrà sostenere gli esami per entrare al college di Oxford, è sempre stato il suo sogno fin da bambina e sta dedicando molte energie per realizzarlo. Sono contento che almeno lei abbia una strada sicura in questa vita, io ho tante strade ma nessuna che forse mi appartiene veramente.
Non ho avuto tempo di tartassare di chiamate Josephine, ma come ho saputo del suo trasferimento in America non ho resistito a scriverle.
Devo trovare anche io una sistemazione a Los Angeles, chi meglio di lei potrebbe darmi una mano.
《Hai deciso, ti stai trasferendo sul serio?》 Mi chiede mia madre appoggiata allo stipite della porta osservandomi preparare la valigia, di nuovo. Finalmente è riuscita ad alzarsi da quel fottuto letto.
《Si, due mesetti, niente di che un appoggio momentaneo.》 Continuo a mettere robba nella valigia senza guardarla.
《I soldi te li ha dati quel figlio di puttana di tuo padre non è così?》 Dice mentre accende una sigaretta
《No e anche se fosse non sono problemi che ti riguardano.》 Sono arrabbiato con lei, tutti soffriamo per quello che è successo, ma andiamo comunque avanti.
《Senti che sei diventato un uomo tutto di colpo? Sei come tuo padre, vi sentite onnipotenti, benefattori della Terra, ma in realtà...》 la blocco prima di farle finire la frase
《Tu sei pazza, completamente.》 Prendo la valigia la sorpasso e percorro le scale per scendere nel soggiorno. Sento mia madre che piange e spacca qualcosa nella sua camera, un rumore di una cornice che va in frantumi, è questa la sua risposta, distruggere la nostra cornice di famiglia.
Mi guardo intorno e ripercorro tutti i ricordi che mi legano a questa casa, e mi convinco sempre di più a lasciare questo posto.
Arrivo stasera. Mi vieni a prendere all'ereoporto?
Scrivo un messaggio a Jo, metto in moto la macchina e mi dirigo verso l'aereoporto.
Sarò li con mia sorella e Dylan.
'Chi cazzo è Dylan?' Cerco di stare calmo e non pensare, non può essere nessuno di importante, l'avrei saputo da Anna.
Dylan?
Le chiedo scalpitando per una risposta.
Sì, Dylan.
Mette un punto alla fine della frase, conoscendola lo mette quando comincio ad irritarla. Capisco che è ora di mettere il telefono in modalità aerea e schiaccio play sulla playlist del mio Ipod.
Mi sveglio di soprassalto quando sento l'aeroplano atterrare.
All'uscita dell'aeroporto intravedo una ragazza dai lunghi capelli biondi con una mano alzata e un sorriso accecante che mi incita ad avvicinarmi.
Mi è mancata così tanto, vederla sorridere così per il mio arrivo mi fa mandare in tilt il cervello, vorrei correre ad abbracciarla, ma intravedo un ragazzo e una ragazza al suo fianco. Per evitare pessime figure mi limito ad una semplice camminata.
Lei mi viene incontro a passo veloce, mi ritrovo con le sue braccia che circondano il mio collo e il suo mento che affonda nella mia spalla. La stringo forte, più forte che posso. Il suo profumo mi fa sentire a casa, nessuno mi ha mai accolto così in vita mia, solo lei.
《Mi sei mancato un po' sai?》 Mi sussurra all'orecchio e aggiunge guardando la sorella e quel ragazzo, Dylan come si chiama. 《Lei è mia sorella Katherine e lui il suo migliore amico Dylan.》 Ci presentiamo con una stretta di mano. Katherine è poco più bassa di Jo, ha i capelli scuri e ricci ed è abbastanza in forma. Sorride proprio come fa Jo e anche il taglio degli occhi è lo stesso. Spero solo sia simpatica. Dylan è piuttosto timido non ha spiaccicato una parola, ma continuava a fissare Josephine, questo non va bene. Con la scusa dell' amico, sicuramente ci proverà con la sorella più piccola. Lo fanno tutti i miei amici a Londra, è un rituale ormai. Ma Dylan deve stare alla larga da Jo.
《Andiamo a cena? Ho una fame mostruosa.》 Rivolgendomi a Jo e sperando che non porti dietro quei due.
《Si te lo stavamo per chiedere anche noi!》 Come non detto. Già si comincia con le uscite a quattro. Il mio umore cambia all'istante.
《Fantastico》 esclamo con tono finto.
Arriviamo in un fastfood ed ordino il mio solito hamburger con bacon e salsa piccante.
《Salsa piccante?》 Mi domanda sorpresa Jo.
《Dovresti provarla. Non sai che ti perdi.》
《Preferisco la salsa classica.》 E comincia ad ordinare anche lei, poi Katherine e Dylan a ruota.
《Hai trovato già una sistemazione per stanotte?》 Mi chiede Dylan. Perché gli importa tanto se ho trovato o meno una sistemazione? Non ha pronunciato una parola dal mio arrivo, starò per caso rovinando i suoi piani?
《No, cercherò un motel per stanotte.》 Ribatto secco addentando l'hamburger.
《Puoi passare la notte da noi se vuoi, non è un problema.》 Dice con voce smorzata Jo
《Sì dai, sappiamo tutti che i motel puzzano》 aggiunge Katherine ridacchiando.
《Può stare da me, non credo si sentirà tanto a suo agio con due femmine per casa.》 Si offre Dylan.
Splendido non potrebbe andare meglio. Mi ha incastrato per bene lo stronzo.
Dopo questa notizia esco fuori per fumare e Jo decide di venire a farmi compagnia.
《Come mai fumi così tanto?》 Non mi vede da due settimane e l'unica cosa che gli viene in mente è di chiedermi la classica domanda che mi pongono tutti. Scontata.
《Mi rilassa. Quando accendo la sigaretta per una frazione piccola di tempo siamo solo io e lei. Io e la sigaretta.》 Aspiro e faccio uscire il fumo
《Una sorta di fidanzata? Ahah》 ride e stringe il giacchetto di pelle per il freddo.
《Molto meglio. Lei non rompe le scatole.》 Le schiocco un occhiolino affettuoso.
《Vedo che hai dei seri problemi con il genere femminile.》 Mi fa notare.
《Come te con il genere maschile.》 Le faccio notare.
Abbassa la testa e intravedo le guance che prendono colorito, si guarda le scarpe e sbatte i piedi per il freddo. Non so niente sulle sue avventure prima di me, ma credo che non abbia avuto molti ragazzi.
La prendo per il giacchetto e la avvicino a me.
《Andiamo dentro o congelerai qui fuori.》 Gli sussurro avvicinandomi al suo orecchio. La vedo avvampare e resto affascinato dalla sua bellezza.