Io, guardando RioCari vertebrati, vivere Rio è come un delirio vegetale. O un delirio e basta. Si è nel culo del mondo, come canterebbe Caetano Veloso. Ed è un orifizio che ha del sublime e dello spietato: ha a che fare con il privilegio della nascita e la disfatta della nascita; ha a che fare con il privilegio dell’essere uomini e con la disfatta dell’essere uomini. Lungo Copacabana e Ipanema, in lontananza, si scorgono colline arrotondate che ricordano le mammelle di Madre Natura. Soltanto che il latte che ne sgorga non sempre serve a nutrire. Il Corcovado, il Pan di Zucchero, il Morro da Urca si stagliano su queste spiagge così incredibili, coronate da palazzi e sfavillanti chioschi. Tutta la vita da maracuja, mi verrebbe da dire, perché è un frutto che riassume benissimo il Brasile

