Prologo Ero arrivato in quella strada di notte. Fuggivo, inseguito dalle urla della donna. Correvo nelle vie larghe: macchine, rumore, luci, colori, negozi e gente che mi urtava senza neanche vedermi. Avevo svoltato in una via più stretta, deserta. In fondo un muro di vecchi mattoni. Ero senza fiato. Pioveva: l’asfalto lucido e sconnesso. Da una fila di cassonetti scolava un rigagnolo denso, scuro, maleodorante. Mi ero fermato a osservarlo. La luce fioca di due lampioni sprigionava dalla superficie oleosa arabeschi rossi, viola, gialli che mutavano al cadere delle gocce. Un cassonetto verticale, di colore marrone, era caduto a terra e si era rovesciato. Non mangiavo da due giorni. La vidi schiacciata nel suo contenitore di alluminio, che lasciava colare l’olio e il pomodoro in una

