Capitolo 5
Incredibile, cazzo.
È il primo giorno del mio nuovo lavoro e anche il lunedì più schifoso di sempre. Sono in ritardo di un quarto d'ora.
E sì, un nuovo lavoro.
Proprio venerdì... quando ho lasciato l'ufficio, lavoravo per l’avvocato Lorraine Cummings, un feroce bulldog che ha reso la mia vita un inferno. Pretendeva non meno di ottanta ore di lavoro settimanale, e mi trattava come il suo sacco da boxe personale. Esigeva, non ringraziava mai, e mi urlava contro la metà delle volte che ero nei paraggi.
Quando avevo trascinato il mio stanco culo in ufficio la domenica mattina dopo la sua chiamata, mi aveva avvisata che lo studio legale di Lorraine Cummings era stato ‘acquisito’ dallo studio Connover and Crown, LLP, e che a partire dal giorno successivo avrei dovuto presentarmi al lavoro nei loro uffici sulla 56ª West.
Mi piaceva come suonava la parola ‘acquisito’, come se fosse una specie di conglomerato pronto per il raccolto. A dire il vero, sapevo che Lorraine stava lottando da mesi con i debiti perché avevo saltato una o due paghe. La sua promessa era sempre quella di recuperare, anche se finora non avevo visto un centesimo.
Avevo pensato... anzi sognato, di trovare un altro lavoro, e avevo perfino fatto dei tentativi. Ma questa economia è dura, e c'è una marea di nuovi volti, nuovi avvocati là fuori che lottano tutti per lo stesso misero posto in fondo al totem. A meno che non ti fossi laureato per primo nella tua classe, avevi vinto un biglietto di sola andata verso il nulla. E purtroppo, io mi ero laureata per quartultima.
Lorraine mi aveva assicurato un posto alla Connover and Crown, fondamentalmente grazie a un sacco di suppliche che aveva fatto a mio favore, dicendomi che ci saremmo imbarcate in una nuova e gloriosa avventura insieme.
Ho dovuto mordermi la lingua per non ridere di quello che aveva detto. Beh, non sarò stata la prima della mia classe di legge, ma non ero nemmeno stupida. Vado a lavorare per Connover e Crown non perché Lorraine ha dovuto implorare per me, ma perché ho un caso. No, non solo un caso... un caso immensamente grande, cazzo. Un caso che vale milioni, e un cliente che pensa che il sole sorga e tramonti su di me. Lorraine non può cacciarmi perché il caso verrebbe via con me, e francamente... scommetto che sia quello il motivo per cui sono impiegata della Connover and Crown.
Sono grata di avere un lavoro, e dovrò vedere come si svilupperanno le circostanze. Ma per ora, sono estremamente in ritardo perché ho rinviato la sveglia cinque volte di fila questa mattina. Dopo il mio incontro con Lorraine, sono tornata all'appartamento e mi sono infilata a letto, dormendo per il resto del giorno e della notte. Stamattina ho avuto a malapena il tempo di avvolgere i miei capelli bagnati in un elegante chignon e di cercare su Maps le indicazioni del mio nuovo posto di lavoro.
Non appena l'ascensore si apre al ventunesimo piano, praticamente mi fiondo nell'atrio, facendo slittare i miei tacchi fino a fermarsi in modo poco elegante di fronte alla receptionist. La principessa di ghiaccio biondo platino dietro la scrivania di mogano mi rivolge un'occhiata da mocciosa e dice: “La tua camicia è abbottonata male”.
Abbassando lo sguardo, dico, “Oh merda,” e mi allaccio frettolosamente la camicetta, grata che non ci sia nessun altro nella hall.
Quando sono presentabile, dice: “Devi essere McKayla Dawson. La riunione è già iniziata. Il signor Connover non sarà contento del tuo ritardo. È un perfezionista quando si tratta di queste cose”.
Come per accentuare il suo messaggio, schiocca la gomma da masticare in bocca e appiattisce le labbra in una smorfia sdegnosa.
Non ho tempo per queste stronzate, sono già irritata per il ritardo, ed è tutta colpa mia. Quindi, ovviamente, me la prendo con lei. “Senti, biondina. Non sono una che si fa mettere i piedi in testa da nessuno, specialmente da una receptionist maleducata e ruminatrice. Vedi di non infastidirmi”.
Gli occhi della biondina si spalancano e si inumidiscono, formando uno strato di lacrime.
Oh, cazzo. L'ho fatta piangere e ora mi sento una merda. Questa giornata non potrebbe andare peggio di così.
“Senti... mi dispiace”, le dico sinceramente, perché non sono mai stata scortese e cattiva prima d’ora. “La mia mattinata è iniziata male e me la sono presa con te. Mi dispiace davvero tanto”.
Mi aspetto che si asciughi le lacrime e che sogghigni al mio rimpianto, ma invece mi rivolge un piccolo sorriso. “No, mi dispiace. Io sono stata maleducata e beh... non ho nemmeno una scusa, come hai detto tu. Hai ragione.”
Inclinando la testa verso di lei incuriosita, allungo la mano. “Come ti chiami? Sai già che io mi chiamo McKayla, ma i miei amici mi chiamano Mac”.
Lei mi stringe la mano e dice: “Sono Bea. Ora, corri in fondo a quel corridoio e prendi la terza porta a destra. Oh, e di' al Signor Connover che il treno era in ritardo, e andrà tutto bene”.
Facendole un sorriso, mi dirigo verso il corridoio. “Grazie”, grido come un ripensamento, e lei mi saluta con un cenno del capo.
Quando raggiungo la porta verso la quale mi ha indirizzata, mi poso la cartella sul petto e mi aggiusto la gonna. Facendo un respiro profondo, busso leggermente e poi apro la porta della sala conferenze.
I miei occhi incrociano immediatamente quelli di Lorraine, che è seduta su un lato del lungo tavolo ovale. Mi guarda con rabbia a causa del mio ritardo.
“Mi dispiace tanto di essere arrivata tardi”, mi scuso. “Il treno era in ritardo stamattina. Sembra che succeda sempre di lunedì”.
La rabbia di Lorraine non diminuisce, ed è con un tono secco che dice: “Allora posso suggerirti di partire prima il lunedì. McKayla... questo è il tuo nuovo capo, Matthew Connover”.
Non volendo stare nemmeno un altro secondo sotto lo sguardo feroce di Lorraine, alzo gli occhi verso l'uomo seduto all'estremità del tavolo.
Capelli castani... occhi dorati... labbra sensuali che procurano orgasmi al solo contatto, ora disposte in una smorfia sorpresa sul suo viso.
Porca puttana!
È il numero 134.