11. “Lola?” Lei mi guardò. Mi riconobbe subito dagli anacronistici baffetti. “Ah... è lei...Cosa vuole?” “Vorrei scusarmi. Non ne ho più avuto modo. E ora che la incontro...” Che la incontro. L’avevo pedinata per bene, fino ad essere certo che sarebbe passata di qui. Ma io sono Michele Astolfi, non Astengo. Il pedinamento non fa parte del bagaglio dell’imprenditore. Questo ruolo di Astolfi cominciava a piacermi. Era il mio alter ego anche gentile, cortese, piuttosto attraente, con charme. Il negativo positivo di me stesso. “Accetto le scuse.” Lola restava sulle sue. Anche il corpo, indeciso su un passo o sull’immobilità. Il trench e la gonna larga si adeguavano al vento con docilità, quasi con un imbarazzo inquieto. La mano spostò una ciocca di capelli lisci e neri che le ave

