Stringendo le gambe e con un disperato bisogno di concentrarmi su qualcosa di meno fisico, cambio argomento. «Allora, lavori per tuo padre?» Quello riesce a spezzare il momento. «Già» dice con un cenno, mentre con il pollice gioca con l’etichetta della birra. «Lavoro in amministrazione.» «Amministrazione, eh?» Faccio il segno delle virgolette con la mano libera. Scoppia a ridere. «Già. Uno di quei lavori, ma uno di quelli in cui lavoro sul serio piuttosto che non far nulla e adagiarmi per il nome della mia famiglia.» «Capisco. Un vero uomo, allora.» Non riesco a trattenere un sorriso. «Certo» dice con un sorriso. «Allora, tutta la tua famiglia lavora per la compagnia?» «Sono l’unico figlio nel Paese. Mia sorella minore, Ashley, è partita per l’Europa appena ha potuto, quindi è tutto

