Ares abbatté ogni pianta, foglia e tronco che incontrava sulla sua strada, la sua spada era spietata e desiderava disperatamente raggiungere la foresta dei Fae. Era già in zona neutra, solo un po' di più, un po' di più e poteva abbracciare la sua musa.
Sentì su di sé uno sguardo penetrante, fece finta di non accorgersene per un bel tratto, aspettando che il nemico si decidesse a mostrargli il volto.
Si voltò pronto ad attaccare quando sentì una brezza alla sua destra, ma passò così velocemente che lo lasciò a fissare ovunque. La sentì di nuovo alla sua sinistra e si voltò più velocemente che poteva, ma il nemico stava diventando sempre più veloce. Giocarono con lui ancora un po', facendolo ballare al suono del vento che provocava il nemico.
Ares furioso iniziò a lanciare la sua spada in tutte le direzioni sperando di ferire il nemico anche se fosse per caso.
- Ehi, attento. Mi hai quasi spazzolato una volta. - rimprovera l'elfo seduto tra i rami bassi di un albero.
- Eldrick- ringhiò Ares.
L'elfo lo guardò e sorrise, così dannatamente sicuro che Ares voleva andare a scuotere l'albero in modo che l'elfo cadesse come un frutto maturo.
Il dio non disse altro, non ebbe tempo di restare a chiacchierare. Ha continuato per la sua strada dopo aver scoperto che la minaccia non era una minaccia. Si disse che lo avrebbe ucciso più tardi, quando la musa sarebbe stata al sicuro.
- Non andrei in giro se fossi in te.
Il dio continuava a fingere di non sentirlo.
- La regina ha allertato l'intera foresta, ti uccideranno non appena metterai piede nel nostro territorio. - Lo avvertì di nuovo l'elfo.
Quando Ares stava per entrare nella foresta dei Fae, una macchia bianca lo gettò sulla schiena.
- Ma quanto sei testardo. - esclamò Eldrick seccato.
- Vai elfo, non farti uccidere adesso, ho deciso di darti qualche giorno in più
Eldrick rise di cuore.
- Come se potessi uccidermi.
Ares la vide come una sfida e si alzò con la spada pronta. Ma l'elfo aveva già cambiato argomento.
- Comunque quello che cerchi non c'è.
Ares sotto la sua spada.
- Non mi farai dubitare dell'elfo, andrò a prendere la mia musa e la riporterò al mio tempio. Stava meglio lì, non avrei mai dovuto aiutarla a scappare via.
- Ma l'hai fatto. - L'elfo rilasciato.
Ares lo guardò ma non disse altro. Improvvisamente Eldrick guardò in basso, sembrava così triste e quello sguardo giocoso non era più apprezzato su di lui.
- È uscita. - È stato rilasciato senza ulteriori indugi.
Ares non ci credeva, non voleva crederci ma l'elfo lo guardò di nuovo e lo costrinse ad accettarlo.
- No... no, perché dovrei? Era questo che voleva, tornare nella foresta.
- Questo posto non l'ha accolta come si aspettava.
Lo sguardo di Ares si illuminò di rosso. Il fumo è tornato. Avrebbe distrutto la foresta, distrutto gli esseri che lo avevano ferito.
L'elfo fece un passo indietro.
- Se n'è andata, quindi non hai altro da fare qui.
Ares lo prese dal petto e lo sollevò.
- Dov'è?- La sua voce risuonò dall'oltretomba ed Eldrick, per la prima volta da molto, molto tempo, provò paura.
- Non te lo dico, le farai solo del male.
Gli occhi del dio persero il loro bagliore rosso e il fumo si spense.
- Mai. - rilasciò con la sua voce spessa così normale per lui. Eldrick scosse la testa, sembrando stanco, sconfitto.
Ares si armò di pazienza.
- Eldrick, dimmi... - quasi implorai - forse tu non puoi aiutarla, ma io posso.
- Non lo troverai. Nemmeno sua madre è stata in grado di farlo.
- La troverò, la troverò, dimmi dove è andata.
- Se n'è andata con i mortali.
XXX
Ares sbuffò per la decima volta in quell'ora. L'elfo gli stava alle calcagna e la sola presenza di lei lo faceva arrabbiare.
- Ti ho detto di tornare, non ho bisogno di te. la troverò sola. - Uscì a denti stretti.
- Ne dubito. Un bruto olimpionico come te non potrebbe mai trovare un Fae. Noi creature della foresta sappiamo nasconderci bene. Nessuno ci troverà se non vogliamo essere trovati.
Ares sbuffò per l'undicesima volta in quell'ora.
- Sei la creatura più frustrante che abbia mai incontrato.
- Altro che Daria? Sì, me l'hanno detto. - L'elfo sorrise quando si ricordò di come erano soliti infastidire tutte le creature della foresta.
Ares sorrise ricordando quanto potesse essere frustrante la musa.
Continuo a camminare nella foresta dei mortali a grandi passi. Aveva bisogno di trovarla presto o si sarebbe disperato e avrebbe incendiato l'intera foresta finché non l'avesse trovata.
Eldrick lo guidava ogni volta che (secondo l'elfo) trovava un indizio sulla musa. Ma il dio non si fidava di lui. Si aspettava un'imboscata dietro ogni albero e ogni roccia e questo non aiutò molto il suo umore. L'elfo, d'altra parte, camminava quasi felicemente attraverso la foresta.
- Sei l'olimpionico più scontroso che abbia mai incontrato.
- Ne hai incontrati molti? - chiese Ares ironico, sapeva di essere l'unico dio che l'elfo conosceva o avrebbe mai conosciuto.
- Non. Daria però mi ha parlato molto di voi ragazzi.
Ares inarcò un sopracciglio, c'era interesse in lui per quello che la musa aveva detto di lui ma, non l'avrebbe chiesto, non l'elfo.
- Olimpi... non capisco come Daria abbia sviluppato quell'interesse per te. Ma ha sempre avuto un cuore nobile, non ha mai saputo giudicare né odiare. Ama sempre.
Ares annuì in accordo con l'elfo. Daria aveva il cuore più nobile che avesse mai conosciuto.
- La ami elfo?
- Certo, la amo- scattò Eldrick.
- Voglio dire... so che sono fidanzati ma... lei no... non prova per te come prova per me. E se tu... sei disposto anche a provare...
- So dove vuoi andare, Dio- sputò Eldrick disgustato. - Non me la porterai via. Mai, non importa quanto ci provi.
Ares si fermò ed entrambi si guardarono con aria di sfida. L'elfo sorrise dopo pochi istanti.
- Accetto la tua sfida Dio. Ma sarà più tardi, nessuno dei due la troverà senza l'altro e lei è ancora molto lontana. Quindi vai via. - L'elfo si liberò, ricominciando la sua marcia.