Capitolo 6 – Il legame si intensifica

668 Words
La pioggia aveva lavato il paese, lasciando pozzanghere in cui la luce dei lampioni tremava come fiamme liquide. Vincenzo non ricordava quando fosse stata l’ultima volta che aveva davvero dormito: ormai la sua vita era scandita da fotografie, ombre e quel volto che continuava a tornare in ogni immagine. Seduto al centro della piccola stanza che usava come laboratorio, aveva le foto sparse attorno, disposte in una spirale ossessiva. Le osservava una ad una, come se seguissero un linguaggio segreto che solo lui – e Massimo – potevano capire. E in effetti, più le guardava, più iniziava a sostenere con certezza disturbante che Massimo comunicava con lui usando gesti minimi: un’inclinazione del capo, una mano aperta, l’ombra di un labbro che si piegava come per parlare. Un sussurro, improvviso, gli sfiorò l’orecchio. Non era un suono udibile, ma un’impressione che perforava direttamente il pensiero: "Non distogliere lo sguardo." Si voltò di scatto — nessuno. Eppure, un brivido denso gli percorse la schiena: la stanza era cambiata. Non visivamente. Ma nell’aria, nella temperatura, nella percezione della distanza tra oggetti. Come se qualcosa di invisibile stesse respirando con lui, accorciando lo spazio. Vincenzo prese la macchina fotografica, istinto puro. Scattò verso l’angolo più scuro della stanza. Al flash, per un istante, una figura in piedi prese forma: non solida, ma precisa abbastanza da catturargli il respiro. Il viso appena riconoscibile, gli occhi fissi nei suoi. Abbassò la macchina: l’angolo tornò vuoto. Guardò il display: la figura restava lì, immobile, e, stranamente, più nitida che mai. Era la prima volta che Massimo appariva così vicino. E qualcosa in quell’espressione non era minaccia — non solo minaccia. Era… attesa. Le ore successive furono una discesa lenta in una dimensione che sfumava tra sogno e veglia. Vincenzo si ritrovò a camminare fuori, lungo strade lucide di pioggia, senza ricordare d’essersi alzato. Ogni lampione proiettava ombre troppo lunghe, e in fondo a ciascuna ce n’era una che non apparteneva a lui. Quando raggiunse la collina, la casa di Massimo lo attendeva come una bocca aperta. Le finestre parevano occhi socchiusi, e il cancello stavolta non resistette al suo tocco: si aprì senza rumore, come se fosse stato allentato apposta. Entrò. La casa, di notte, aveva un respiro proprio. Pareti che gemevano, pavimenti che sussurravano, oggetti che sembravano vibrare al passaggio. E in tutto questo, Vincenzo sentiva una precisa direzione: Massimo lo stava guidando. Seguì il corridoio fino alla stanza bruciata, quella dove aveva trovato la foto da bambino. Era rimasta lì, appesa al chiodo storto, ma ora il volto della madre era sfocato, mentre quello di Massimo era incredibilmente vivo, quasi recente. Allungò la mano — e un calore improvviso, impossibile da spiegare lì dentro, lo circondò. Come se qualcuno fosse accanto a lui, molto vicino, sfiorandogli la pelle senza toccarla. Si voltò lentamente: nulla. Ma nell’aria c’era odore di fumo dolciastro e un respiro regolare, in controtempo col suo. Chiuse gli occhi un istante. Un’immagine gli esplose nella mente: Massimo, in piedi, un volto adulto segnato da qualcosa di irrisolto, che tendeva la mano verso di lui. Non per spaventarlo. Per portarlo più vicino. Il cuore gli martellava, eppure Vincenzo sentiva un’attrazione magnetica, una necessità di accorciare quella distanza. Sollevò di nuovo la macchina, e mentre scattava, ebbe la certezza netta di percepire il calore di un corpo a pochi centimetri dal proprio. Il flash esplose. E nell’immagine, Massimo era lì, alle sue spalle, la mano quasi sulla sua spalla. Gli occhi… intensi, fissi. Più vivi di quanto avessero diritto di essere. Un passo, due. Vincenzo si ritrovò istintivamente a parlare sottovoce: «Se vuoi essere visto… mostrami tutto.» Il silenzio cadde pesante, ma l’aria si fece più calda e più vicina. Poi, come un’onda che si ritrae, la presenza svanì. Uscendo dalla casa, con la macchina stretta tra le mani e il cuore in subbuglio, si rese conto di una cosa: Massimo non appariva più ovunque. Ora compariva solo quando lui lo voleva. E forse, da quel momento, il gioco era cambiato.
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