CAPITOLO UNO

645 Words
CAPITOLO UNO Re McCloud si era buttato all’attacco, scendendo il versante dell’Altopiano, per entrare nella parte di Anello appartenente ai MacGil. Con centinaia di uomini al seguito scendeva al galoppo dalla montagna tenendosi ben saldo al suo destriero. Sollevò un braccio, portò alta dietro di sé la frusta e colpì con forza la groppa del proprio cavallo: certo la bestia non aveva bisogno di essere spronata, ma a McCloud piaceva frustarlo. Amava fare del male agli animali. Gli si seccarono le fauci quando vide la vista che si dispiegava davanti ai suoi occhi, uno degli idilliaci villaggi del regno di MacGil: gli uomini nei campi, disarmati, le donne a casa ad appendere il bucato, poco vestite per la calura estiva. Le porte delle case erano aperte, i polli scorrazzavano liberamente nei cortili, i pentoloni già ribollivano per la cena. Pensò al danno che avrebbe arrecato, al bottino che avrebbe raccolto, alle donne che avrebbe rovinato, e il suo sorriso si allargò. Riusciva quasi a sentire il sapore del sangue che stava per spargere. Continuarono a galoppare, il passo dei cavalli che rimbombava come un tuono e pervadeva la campagna fino a che qualcuno si accorse di loro: il guardiano del villaggio, una patetica scusa per essere considerato soldato, un ragazzino con in mano una lancia che si voltò sentendoli avvicinare. McCloud vide bene il bianco dei suoi occhi, riconobbe il panico e la paura sul suo volto: da quell’avamposto sonnecchiante non aveva forse mai visto una battaglia in vita sua. Era miseramente impreparato. McCloud non perse tempo: voleva che la prima uccisione fosse sua, come sempre succedeva in battaglia. I suoi uomini lo conoscevano abbastanza bene da lasciargliela. Frustò di nuovo il cavallo fino a farlo gemere e acquistò velocità avanzando dritto davanti agli altri. Levò la lancia dei suoi avi, una pesante arma di ferro, si inarcò e la scagliò. Aveva mirato bene, come sempre: il ragazzo non si era ancora voltato del tutto quando la lancia lo colpì alla schiena, trafiggendolo e conficcandolo poi a un albero con un tonfo. Il sangue traboccò dalla schiena del giovane guardiano e questo fu sufficiente per guadagnare a McCloud la sua giornata. Il re emise un breve grido di gioia e tutti continuarono a gettarsi all’attacco attraverso quella meravigliosa terra dei MacGil, attraverso le gialle piante di granoturco che ondeggiavano al vento, una cornice troppo bella per la devastazione che stavano per mettere in atto. Attraversarono il cancello non protetto del villaggio, un luogo troppo banale per essere collocato ai confini dell’Anello, così vicino all’Altopiano. Avrebbero dovuto saperlo bene, pensò McCloud con disprezzo mentre faceva roteare la sua ascia e tagliava l’insegna di legno che indicava il nome di quel luogo. Gli avrebbe presto dato una nuova denominazione. I suoi uomini entrarono nel villaggio e ovunque si udirono grida di donne, di bambini, di anziani, di chiunque si trovasse a casa in quel luogo dimenticato da Dio. C’erano forse un centinaio di povere anime sfortunate, e McCloud era determinato a farla pagare a ciascuno di loro. Sollevò l’ascia ben alta sopra la sua testa concentrandosi su una donna in particolare. Stava correndo dandogli la schiena, cercando di salvarsi la vita correndo al riparo verso la propria casa. Non sarebbe andata così. L’ascia di McCloud la colpì al polpaccio, proprio dove lui aveva mirato, e lei cadde con un grido. Non voleva ucciderla, ma azzopparla. Del resto gli serviva viva per il piacere che ne avrebbe tratto poi. L’aveva scelta bene: una donna con i capelli biondi e selvaggi, i fianchi stretti, probabilmente neanche diciottenne. Sarebbe stata sua. E una volta finito con lei, forse l’avrebbe uccisa. O forse no. Forse l’avrebbe tenuta come sua schiava. Gridò di soddisfazione quando le fu vicino e saltò giù dal cavallo in corsa, atterrando su di lei e bloccandola a terra. Rotolò con lei nella terra, sentendo l’impatto della strada, e sorrise assaporando cosa significasse sentirsi vivi. Finalmente la vita aveva riacquistato un senso.
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