Luca non riuscì a dormire quella notte. Nella camera del piccolo albergo del paese più vicino, si girava e rigirava nel letto, rivedendo continuamente la scena alla stazione. Gli occhi grigio-blu di Matteo, quelli verde smeraldo di Alessandro, il modo in cui si erano guardati, il modo in cui avevano guardato lui.
"È stato un sogno," si ripeteva. "O un'allucinazione. Troppo lavoro, troppo stress."
Ma quando chiudeva gli occhi, vedeva ancora quei due sorrisi, sentiva ancora le loro voci che pronunciavano il suo nome.
Il giorno seguente tornò alla stazione con una determinazione che non sapeva di possedere. Aveva portato con sé gli strumenti da lavoro, i rilievi, tutto l'occorrente per iniziare il progetto di restauro. Ma sapeva che non era quello il vero motivo per cui era tornato.
Esaminò i binari alla luce del sole. Perfetti, come se fossero stati appena posati. Eppure, i documenti erano chiari: quella linea era dismessa dal 1944. Trovò delle targhe arrugginite che confermavano le date, cartelli sbiaditi che indicavano orari di treni che non passavano più da ottant'anni.
Trascorse l'intera giornata misurando, fotografando, prendendo appunti. Ma mentre il sole calava dietro le colline, il suo vero interesse si risvegliò. Rimase alla stazione, aspettando.
Alle undici e cinquanta, il cuore iniziò a battergli più forte. Alle undici e cinquantacinque, ogni muscolo del suo corpo era teso. Allo scoccare della mezzanotte, il fischio tagliò l'aria notturna come una lama.
Questa volta Luca non arretrò. Rimase fermo sul binario mentre il treno emergeva dalla nebbia, identico alla sera precedente. Si fermò con precisione millimetrica nello stesso punto.
Si aprirono le stesse due porte. Matteo scese dalla prima carrozza, Alessandro dalla seconda. Entrambi sembravano aspettarsi di trovarlo lì.
"È tornato," disse Matteo, e nella sua voce c'era una nota che Luca non riusciva a decifrare. Sorpresa? Sollievo? Speranza?
"Speravamo che lo facesse," aggiunse Alessandro, avvicinandosi con quella grazia naturale che lo caratterizzava.
"Non potevo fare diversamente," rispose Luca, sorprendendosi della propria sincerità.
I due uomini si avvicinarono, fino a formare un triangolo perfetto con Luca al centro. Matteo alla sua sinistra, Alessandro alla sua destra. Luca poté vederli meglio, e quello che vide gli tolse il respiro.
Matteo era ancora più affascinante di come lo ricordava. La pelle olivastra, gli zigomi alti, le labbra piene che promettevano baci appassionati. L'uniforme gli stava perfetta, disegnava le spalle larghe, il petto muscoloso, i fianchi stretti.
Alessandro era l'eleganza incarnata. I capelli biondi gli ricadevano con studiata noncuranza sulla fronte, il completo d'epoca sembrava fatto su misura per il suo fisico asciutto ma atletico. Aveva le mani di un artista, lunghe e affusolate, e quando sorrideva mostrava denti perfetti.
"Lei non ha paura," osservò Alessandro, la testa leggermente inclinata in un gesto che ricordava un felino curioso.
"Dovrei?"
"La maggior parte delle persone sì," disse Matteo. "Quando vedono... questo." Fece un gesto verso il treno. "Quando capiscono che non è normale."
"E cosa è normale?" chiese Luca. "Un treno che non dovrebbe esistere, su binari che dovrebbero essere abbandonati, con due uomini che..."
Si fermò. Entrambi lo stavano guardando con un'intensità che gli toglieva il respiro.
"Che cosa?" lo incoraggiò Alessandro, facendo un passo verso di lui.
"Che sono troppo belli per essere veri," sussurrò Luca.
I sorrisi che illuminarono i volti di Matteo e Alessandro furono come l'alba dopo una notte tempestosa.
"Lei dice cose pericolose, signor Marchetti," disse Alessandro con un sorriso malizioso.
"Luca," lo corresse automaticamente.
"Luca," ripeté Matteo, e il modo in cui pronunciò il suo nome fu come una carezza. "Vuole salire?"
Alessandro si avvicinò ancora di più, tanto che Luca poteva sentire il suo profumo: bergamotto e qualcosa di più scuro, più misterioso. "Il viaggio è molto più interessante se si parte in tre."
Luca guardò il treno, poi di nuovo i due uomini che lo stavano aspettando con sguardi carichi di promesse. Sapeva che salire su quel treno significava attraversare una soglia da cui forse non sarebbe più tornato indietro. Ma quando Matteo gli tese la mano sinistra e Alessandro quella destra, non esitò.
Le loro mani erano entrambe calde, forti, reali. Le dita di Matteo, ruvide per il lavoro, quelle di Alessandro, morbide e curate. Quando si toccarono, Luca sentì una scossa elettrica correre lungo entrambe le braccia.
"Benvenuto a bordo," disse Matteo.
"Finalmente," aggiunse Alessandro con un sorriso che prometteva segreti.
L'interno del treno era magnifico. Sedili di velluto rosso, lampade di ottone, legni pregiati lucidati a specchio. Tutto perfettamente conservato, come se il tempo si fosse fermato.
"È bellissimo," mormorò Luca.
"Era il treno più elegante della linea," disse Matteo con orgoglio. "Il Roma-Firenze, prima classe."
"Trasportava persone importanti," aggiunse Alessandro, guidando Luca verso uno scompartimento privato. "Diplomatici, artisti, aristocratici in fuga..."
"In fuga?"
"Era il 1943," disse Alessandro con una nota di tristezza nella voce. "Non tutti i viaggi erano di piacere."
Si sedettero nello scompartimento, Luca al centro, Matteo e Alessandro ai suoi lati. La vicinanza era elettrizzante. Poteva sentire il calore dei loro corpi, i loro profumi che si mescolavano creando qualcosa di inebriante.
"Dove stiamo andando?" chiese Luca quando il treno iniziò a muoversi.
"Ovunque lei voglia," rispose Alessandro, la sua mano che sfiorò casualmente quella di Luca.
"Il viaggio è tutto quello che abbiamo," aggiunse Matteo, e anche lui lasciò che la sua mano si posasse sul braccio di Luca.
"Voi due... state insieme?" chiese Luca, anche se la risposta era evidente nel modo in cui si guardavano, si muovevano in sincronia perfetta.
"Da sempre," disse Matteo.
"O almeno così ci sembra," sorrise Alessandro. "Ma stanotte, per la prima volta da molto tempo, sentiamo che qualcosa potrebbe cambiare."
"Qualcosa?"
"Qualcuno," corresse Matteo, i suoi occhi fissi su Luca.
Il treno curvò dolcemente, e il movimento fece sì che Luca si ritrovasse ancora più vicino ai suoi compagni di viaggio. Alessandro approfittò del momento per appoggiare una mano sulla sua spalla.
"Lei è diverso, Luca," disse con voce bassa. "Quando l'abbiamo visto ieri sera, abbiamo sentito qualcosa che non sentivamo da..."
"Da ottant'anni," completò Matteo.
"Ottant'anni?" Luca li guardò confuso. "Ma è impossibile. Voi non dimostrate più di trent'anni."
I due uomini si scambiarono uno sguardo carico di significato.
"Alcune storie," disse Alessandro, "sono troppo lunghe per una sola notte."
"E se io avessi più di una notte?"
"Ce l'ha, Luca?" chiese Matteo, la sua mano che si spostò sulla coscia di lui.
Il tocco era leggero, quasi casuale, ma bruciante come ferro rovente. Luca sentì il respiro mancargli.
"Non lo so," sussurrò. "Ma voglio scoprirlo."
Alessandro si avvicinò ancora di più, tanto che le loro spalle si toccavano. "Lei è pericoloso."
"Perché?"
"Perché ci fa sperare," disse Matteo, la voce roca.
"In cosa?"
"In qualcosa che pensavamo impossibile," rispose Alessandro, i suoi occhi verdi che brillavano nella luce soffusa.
Il treno stava rallentando. Erano di nuovo alla stazione.
"Già?" chiese Luca, deluso.
"Il viaggio finisce sempre allo stesso punto," disse Matteo con rammarico. "Per ora."
Scesero dal treno insieme, e per un momento rimasero tutti e tre sul binario, riluttanti a separarsi.
"A domani?" chiese Luca.
Alessandro e Matteo si guardarono, poi annuirono insieme.
"Se lei vorrà," disse Alessandro.
"Io vorrò," rispose Luca senza esitazione.
Il sorriso che si scambiarono i due uomini fu carico di promesse. Salirono sul treno, che si allontanò di nuovo nella nebbia, ma questa volta Luca non si sentì solo. Portava con sé i loro profumi mescolati, il ricordo dei loro tocchi, la promessa di un domani che iniziava a desiderare più di qualsiasi altra cosa al mondo.
Non sapeva ancora che Matteo e Alessandro avevano aspettato ottant'anni per sentire quelle parole. E non sapeva che ogni alba rischiava di essere l'ultima volta che si sarebbero visti tutti e tre insieme.