27.Entro in casa di Bruno in silenzio. Fisso quasi inebetito la sua mensola piena di gufi di tutte le forme, materiali e dimensioni. Poi saluto i ragazzi. Mi studiano guardinghi, indecisi se sdrammatizzare con una cazzata oppure mantenere un’espressione contrita e seria. Appena mi metto a piangere, ogni dubbio è fugato. Andre si alza in piedi e mi abbraccia, Bruno mi mette una mano su una spalla. “Siediti e raccontaci tutto”, mi dice. Riassumo l’incontro con quella stronza della Santi e le ultime ore, senza dilungarmi troppo nei dettagli lavorativi. Parlo anche di Barbara, di quanto ci siamo detti. Mentre racconto, Bruno tira il collo a due Moretti da sessantasei e me ne porge una. Poi appiccia una canna e inspira a fondo. Uno sbuffo di fumo dal profumo inconfondibile mi investe. Fa alt

