34.“Mi iscrissi a Sociologia all’università di Trento e lì iniziai fin da subito a respirare l’aria della rivoluzione. Era passato da poco il sessantotto, credevamo tutti che quella primavera fosse solo l’inizio del cambiamento. Che il potere e i suoi palazzi sarebbero crollati a breve scossi da quel terremoto. Alloggiavo in un convitto, in una stanza con altri due ragazzi: Francesco che era di Savona e Luca, che era cresciuto a Sestri Levante. Legammo subito, diventammo amici, uniti anche e soprattutto dai nostri ideali. Leggevamo e commentavamo Il Capitale, “il manifesto”: vedevamo nel disegno di Marx ed Engels la speranza di un futuro per l’umanità. Ispirati dal fermento che si respirava nei corridoi e nelle aule, iniziammo a parlare di lotta armata, di come negli altri paesi e solo at

