Avrai sempre me

1160 Words
«Scommetto che sta roba l'ha cucinata Damiano perché fa proprio cagare» Si lamenta Jacopo, dando un morso al suo hamburger stracotto. «Ao va che il pollo crudo fa male» Si difende il moro, ridacchiando, e io devo nascondere un sorriso sotto i baffi se ripenso a come si è dimenticato quella carne sul fuoco per dieci minuti buoni mentre mi guardava tagliare le verdure. «E non ridere te» Mi rimprovera, sghignazzando, per poi lanciarmi addosso la mollica del pane che sta divorando. «Non sto ridendo!» Mi difendo, scherzando, stupendomi io stessa della leggerezza con cui prendo quello scambio di battute. «Ah no?» «No!» Annuisce con la faccia di chi la sa lunga, per poi tornare indisturbato a mangiare la sua cena. Mi estraneo per un po' dalla conversazione, pentendomi immediatamente di aver concesso un minimo di confidenza in più, e passando il resto del pasto ad annuire ai loro discorsi e ad evitare gli sguardi insistenti del moro. La cosa che più mi spaventa provare nei suoi confronti è la dolcezza. Quando lo guardo mentre mangia, mentre ride, mentre cucina in modo impacciato e sento dolcezza nei suoi confronti mi si gela il sangue nelle vene. Forse l'astio e il rancore sono le uniche cose che tengono vivo nella mia mente ciò che ha fatto, e che di conseguenza mi trattengono dal buttarmi tra le sue braccia. Ho fatto appena un paio di morsi del mio hamburger, quando Jacopo si alza per andare a sistemare la cucina. Guardo Damiano, a disagio, e noto che lui sta di fronte a me a braccia incrociate e fa passare lo sguardo da me al mio piatto praticamente pieno. Alzo gli occhi al cielo capendo immediatamente le sue intenzioni, e mi forzo a mangiare ciò che resta per convincerlo ad alzarsi dal tavolo senza stare lì a fissarmi in modo inquietante. «È colpa mia questo?» Chiede poi, serio, alludendo al mio rapporto con il cibo completamente stravolto. Sposto i capelli ricci tutti da un lato e poggio la forchetta solo quando ho ingerito a fatica anche l'ultimo pezzo di carne. «Hai colpa solo di ciò che fai, Damiano, non delle mie reazioni» «È un sì?» Scrollo le spalle, non volendogli dare l'unica colpa che effettivamente lui non poteva prevedere. «Lo risolverò» «Come pensi di poterlo fare da sola?» Mi incalza, e io vorrei davvero dirgli che sono forte abbastanza, ma sembrerei davvero ridicola ora come ora. «Non sono sola. Ho Clarissa, Victoria, i miei genitori e...» «E me» Interviene, guardandomi fisso negli occhi, e non ha idea di quanto avrei bisogno che gli ultimi due anni non fossero mai esistiti. «Tu avrai sempre me, Elì» Può una persona che ha sofferto così tanto avere ancora qualcosa da perdere? Perché ogni volta che penso di aver toccato il fondo, la sua voce nelle mie orecchie mi fa perdere altri pezzi di cuore. «Ti prego Damiano non rendere tutto più difficile» Supplico, con lo stomaco in subbuglio e le gambe molli in sua presenza. «Penso solo a te di continuo da quando ti ho rivista, non riesco a uscirne» I suoi occhi sono sinceri, e mi impediscono di urlargli contro che è facile pensarmi ora che mi ha sempre davanti agli occhi, mentre io l'ho pensato ogni singolo giorno anche quando stava con altre a migliaia di chilometri di distanza da me. «È troppo tardi» Mi limito a dirgli, con lo sguardo vacuo e distante dal suo. Il mio cuore è diventato troppo debole per superare tutto questo. «No. Non è vero Elì. So che oggi mi odi, e forse mi odierai anche domani, ma prima o poi le cose cambieranno» Scuoto la testa, cercando di sopravvivere alla mia seconda conversazione intensa con questo ragazzo da quand'è tornato. Per una che si era promessa di non guardarlo mai più neanche in faccia niente male direi. «Io non ti odio Damiano, purtroppo non posso odiare qualcuno per cui ho provato così tanto amore» «Non parlare al passato.» Lo guardo, esasperata, non sapendo come possa essere così ipocrita dal tentare di illudermi che tra di noi ci sia ancora qualcosa, quando ha smentito qualsiasi sentimento non appena se n'è andato. «Devo farlo. Sono passati due anni.» «Due anni non sono un cazzo per quello che c'è tra di noi» Sbatte il pugno sul tavolo, e io scuoto la testa con disappunto, stringendo le labbra in una linea sottile. «Tutto questo è tossico e irrecuperabile. Tra di noi non c'è niente» Taglio corto, ribadendo un'altra volta ciò che ripeto a me stessa da mesi, o forse anni. È tanto facile soffrire solo adesso dopo aver fatto la bella vita spensierata per anni interi. Mi alzo in piedi e mi avvio verso la porta, sperando solo di prendere un po' d'aria, e ovviamente Damiano decide di seguirmi. «Io lotterò per te, Elisa» Mi informa, con la voce roca e autoritaria. Non sta chiedendo il permesso, non mi sta supplicando. Mi sta solo informando di ciò che ha deciso. Mi giro verso di lui, osservo i suoi capelli così diversi e il suo corpo più muscoloso. Sei più grande, sei diventato adulto e io me lo sono persa. «Ti prego di non farlo. Farai del male ad entrambi, e io ne ho abbastanza di soffrire» Come se non avessi già causato abbastanza dolore. «Elisa...» «Ascoltami, Damiano.» Lo interrompo ancora prima che possa iniziare, non volendo sentire neanche un'altra promessa buttata al vento. «Non ti nego che la cosa che ho voluto di più in questi anni e che vorrei più di tutto anche ora sarebbe dimenticarti. Puff. Come se niente ci fosse mai stato, per vivere la mia vita senza tutto questo dolore» In questi giorni ho razionalizzato molto i miei sentimenti, ed esprimerli ad alta voce mi dà la forza di andare avanti per la mia strada. «Ti ho disegnato per mesi e mesi come capro espiatorio per tutte le mie sofferenze, credendo che così avrebbero fatto un po' meno male» Confesso, facendo qualche passo verso di lui per poter osservare i suoi occhi nocciola che si fanno sempre più tristi. «Però poi ho capito che il fatto che la colpa sia tua non mi fa sentire meglio. Sai cosa ci riesce, però?» «Cosa?» Chiede, a voce bassa, come se temesse che alzandola tutta la sua emotività potrebbe venire a galla. «Pensare che forse non è colpa di nessuno» Rivelo, alzando le spalle e mostrando un sorriso rassegnato, a cui Damiano risponde con un'occhiata confusa. «Magari eravamo solo troppo giovani per capire l'amore. Forse, se fossimo stati più grandi, avremmo saputo come prenderci cura l'uno dell'altro.» Gli occhi del moro sono spaventati, nostalgici come forse non li avevo mai visti. Pensare che sta soffrendo mi uccide, ma c'è la parte più cosciente di me che mi ricorda in continuazione che lui ha continuato per mesi a farmi del male senza farsi scrupoli. Come poteva essere lui? Come ha potuto farmi questo, il mio Damiano? «È meglio che vada. Ringrazia Jacopo»
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD