II

1006 Words
II Dopo circa tre ore di intenso lavoro al fast-food e al Dipartimento, la Polizia Scientifica e alcuni altri agenti arrivarono all'identificazione del rapinatore incontrato da Stefano Zamagni. Il suo nome era Daniele Santopietro. L’uomo aveva precedenti penali per rapina a mano armata, stupro e violenza durante prestazioni e incontri di magia nera. Decise di assumersi le ricerche Alice Dane, un agente proveniente da Scotland Yard, ma di origine irlandese, più precisamente della città di Belfast. Determinata a trovare Santopietro, partì sulla sua berlina sportiva lungo la statale che attraversa la città, per i suoi gusti un po’ troppo trafficata. Sapeva di trovarlo dall'altra parte di Bologna, in via Saffi. Arrivata in quella strada, parcheggiò la macchina e si avviò verso la dimora di Santopietro con la pistola nella borsetta. Trovato il palazzo che cercava, suonò ad un campanello inventandosi una scusa per entrare senza porre sospetti in nessuno. Entrata, ci mise poco a trovare la porta con scritto SANTOPIETRO. La porta era socchiusa. Entrò facilmente nell’appartamento. Forse troppo facilmente, pensò lei. Con la pistola alla mano avanzò nell'appartamento. Sembrava che all’interno non ci fosse nessuno. Era un luogo buio e tetro, cosa che non le piaceva per niente, ma doveva andare avanti. Non poteva fermarsi. Non adesso che era arrivata lì. Era un appartamento con molte sale, tutte piuttosto ampie e arredate. Le esplorò un po’ tutte: dalla cucina al ripostiglio, dalla camera da letto ad un'altra sala. Era tutto collegato da lunghi e cupi corridoi. All’interno non si vedeva nessuno. Stava per andarsene, quando si accorse di aver tralasciato una piccola stanza nell'ultimo angolo buio. Sempre con la pistola alla mano, si avvicinò silenziosamente verso lo stanzino appartato, facendo attenzione a ogni minuscolo movimento che potesse esserci in quegli istanti. Aveva molta paura. Non le piaceva assolutamente quella casa. Non vedeva l'ora di uscire da lì. Tremava. Sbirciò dentro, per vedere se magari potesse trovare Santopietro lì. Dalla descrizione che le era stata fatta di quell'uomo, si rese conto subito che probabilmente lo aveva trovato. Era seduto a un tavolaccio pieno di tante boccette di vetro contenenti liquido di diverso colore: giallo, rosso, verdognolo. Non riusciva a capire che cosa potessero essere. Ad un tratto vide una figura umana nascosta dietro una colonna piuttosto larga. Aveva spilloni e tubicini di gomma nel collo, sullo stomaco e sugli arti. Liquido dello stesso colore che aveva visto poco prima sul tavolaccio fuoriusciva dal corpo di quell'uomo e, attraverso i tubicini che aveva addosso, arrivava in tre boccette uguali alle precedenti. Non riusciva però ancora a capire che cosa stesse accadendo in quella maledetta sala e un fremito le corse lungo tutta la schiena. Qualsiasi cosa stesse succedendo là dentro, Alice era comunque fermamente decisa a bloccare quell'individuo nel suo appartamento, ammanettarlo e portarlo fino al Dipartimento di polizia di Bologna per consegnarlo prima a Stefano Zamagni, che oltretutto doveva ancora conoscere, poi a chi di competenza nei ranghi più alti della giustizia. Ma doveva agire subito, senza aspettare un attimo di più, altrimenti sarebbe stato troppo tardi, sia per lei, sia per quella povera persona che si trovava sotto le grinfie di Santopietro. Teneva la pistola salda in mano, pronta a fare fuoco se ce ne fosse stato il bisogno. Mentre Santopietro era intento nel suo lavoro, Alice Dane venne allo scoperto. «Fermo. Polizia!» gridò. Santopietro non le badò affatto. «Ho detto fermo!» tornò a gridare usando tutta la voce che le era rimasta in gola. Lui non mosse un dito. In tanto tempo che era là dentro non si era ancora accorta che la persona accanto a Santopietro era viva. Se ne accorse solo in quel momento. «Mani in alto!». Santopietro continuò a fare il suo lavoro senza badare alla donna con in mano una pistola d’ordinanza. Stanca di urlare, Alice decise di sparare per fermarlo. Prese la mira. Contò fino a cinque prima di premere il grilletto. Uno, due, tre, quattro, cinque... Sparò. Bastò un colpo. «NOOOO!» gridò Santopietro. Sfortunatamente per lei, Alice aveva colpito al cervello la cavia di Santopietro. Colpa della malasorte. Un errore di valutazione dell’ordine di pochi millimetri. Il criminale cominciò a sbraitare contro la poliziotta. «Pagherete per questo! Tu e quel poliziotto stronzo!» disse imprecando per la perdita appena subita. Immediatamente Alice capì che cosa erano quegli strani liquidi sul tavolaccio ed ebbe un brivido di freddo. Cercò di calmarsi, pensando che doveva essere impossibile tutto ciò che le era venuto in mente. Poi ebbe modo di ricredersi. Era sicuramente tutto quanto vero. Orina. Sangue. Bile. «Pagherete per quello che avete fatto!» gridò nuovamente Santopietro. «Me lo avete portato via! Prenderete voi il suo posto. Tu e quel tuo fottuto amico!». Alice rabbrividì, non tanto per ciò che aveva detto all'inizio, quanto per l'ultima frase che aveva pronunciato. «Lo hai ucciso!» urlò sempre più pieno d'ira. Alice decise di nascondersi dietro ad una colonna, per vedere perfettamente tutto ciò che stava succedendo in quella famigerata stanza. Santopietro aveva occhi rossi e fumanti e la lingua nera più del carbone. Alice puntò lo sguardo alla colonna che aveva scelto come riparo: era tutta decorata con linee ondulate di diversi colori. Rosso, blu, nero. Ad un certo punto notò che la colonna si stava muovendo. No, non era la colonna; erano le linee di decorazione. Si stavano ingrossando . Stavano diventando serpenti. Serpenti veri. Erano serpenti vivi . Era stata vista. Si stavano muovendo verso di lei. Rabbrividì. Aveva paura. Davvero troppa per i suoi gusti. Doveva scappare da quell'inferno. In preda al panico, si destreggiò nella casa, o almeno ci provò. Riuscì ad uscire da quella casa. Noncurante di dove stesse andando, per la fretta aveva sbattuto contro il mobilio della casa e contro gli stipiti delle porte. Sanguinava alle braccia e alle gambe. Doveva medicarsi immediatamente. Poteva comunque considerarsi fortunata per essere riuscita a scappare ai serpenti e a quel maledetto Santopietro. Quando arrivò a casa, si medicò e cercò di riposare. Stranamente ci riuscì abbastanza bene, pur essendo così agitata. Quando si svegliò, si meravigliò di essersi addormentata.
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