IV
Alice rimase esterrefatta ed impaurita durante e dopo il racconto di Stefano.
Intanto pensò a ciò che le era successo a casa di Santopietro e cercò di collegare il tutto.
«Stefano» disse Alice «sono stata da Santopietro questo pomeriggio verso le tre e l'ho trovato alle prese con una persona umana. Una cavia umana. Ho sparato per farla finita, ma in presa al panico ho sbagliato la mira».
«E allora?» fece Stefano.
«Ho ucciso la cavia».
«Vorresti dire che hai ammazzato un innocente e che quel fottuto stronzo è ancora in circolazione tranquillo più che mai?».
«Voglio dire quello» rispose Alice.
Alice e Stefano uscirono dal locale di Mauro e cercarono di tranquillizzarsi entrambi facendo un giro in macchina per Bologna. Magari avrebbe funzionato.
Quando furono stanchi di camminare e di parlare, si salutarono dandosi appuntamento per il giorno dopo al Dipartimento.
Si lasciarono e andarono a casa a riposare.
Arrivata al suo appartamento provvisorio del capoluogo dell’Emilia Romagna, Ally (così la chiamava in modo amichevole Stefano) fece una doccia fredda e si sdraiò sul letto.
Passati circa dieci minuti, si addormentò.
Stranamente, dopo tutto quello che le era accaduto quel giorno, riuscì a dormire bene e al risveglio fu molto felice di questo, anche se era riuscita a dormire per poco tempo.
La sveglia le venne data involontariamente dallo squillo del telefono.
Così a tarda sera difficilmente riceveva telefonate. Forse era successo qualcosa di grave. Magari qualcosa che riguardava il caso che stava seguendo con Stefano.
Allarmata, alzò il ricevitore.
Sentì uno strano sibilo e cominciò a preoccuparsi.
«Noi ci conosciamo. Non è vero?».
Lei non rispose e stette ad ascoltare.
«Rispondi! È vero che ci conosciamo? Rispondi di sì».
Aveva paura. Che fosse Santopietro? No, lui non aveva quel timbro di voce. Non poteva essere lui.
Ma allora chi era?
Intanto quella voce continuò a farsi sentire.
«Non fare finta di niente, perché tanto sai anche tu che ci siamo incontrati».
Alice, sempre più impaurita, riattaccò.
Si sdraiò nuovamente e cercò di riaddormentarsi.
Ma non ci riusciva più.
Decise di alzarsi e andare a bere qualcosa di fresco.
Appena entrata in cucina, ebbe la strana impressione che fosse cambiato qualcosa. Non sapeva però dirsi che cosa.
Alla fine osservò una indecifrabile scritta sul pavimento:
Incontriamoci ancora!
Saremo felici insieme!
Non capiva che cosa potesse significare quella strana frase.
Non riusciva a spiegarselo.
Ne avrebbe parlato assolutamente con Stefano Zamagni.
Intanto pensò bene di tornare a dormire, ammesso che ci fosse riuscita.
Si sdraiò e chiuse gli occhi.
“ Prenderete voi il suo posto... Me lo avete ucciso... Prenderete voi il suo posto... Pagherete per quello che avete fatto... pagherete...”.
Stava facendo vari tentativi di riaddormentarsi, ma erano tutti tentativi vani.
Rimaneva sempre sveglia.
Intanto squillò un'altra volta il telefono. Erano le quattro del mattino.
Alice si irrigidì.
Tremava.
Non voleva rispondere.
E se per caso fosse stato Stefano che telefonava perché magari gli era accaduto qualcosa di strano come era successo a lei?
Decise, piena di angoscia, di sentire chi fosse.
«Ci conosc...».
Ally riattaccò, tremante.
Pensò bene di sbarrare porte e finestre e aspettare il nuovo giorno per incontrare il suo collega e sfogarsi davanti a lui.
“ Prenderete voi il suo posto...”.
Doveva tranquillizzarsi.
“ Lo avete ucciso... dovrete pagare per ciò che avete fatto... Prenderete voi il suo posto...”.
Alice era a dir poco disperata. Non si toglieva dalla mente quelle parole di Santopietro.
Doveva riuscire a non pensarci. Almeno fino a che non si fosse fatto giorno per poter riposare un paio di ore o anche tre.
Intanto tornò in cucina per vedere se per caso avesse capito qualcosa di quella scrittura sul pavimento.
Si scervellò per un po’ di tempo ma non tirò fuori niente. La scritta era assolutamente indecifrabile, però doveva avere un significato.
Anche solo un minimo significato.
Intanto arrivarono le sette del mattino.
Stanca di stare in casa senza fare nulla, volle uscire a camminare.
Mentre era fuori pensò di prendere il giornale, prima di andare al lavoro.
Si fermò proprio in via Rizzoli, quasi davanti al fast-food dell'amico di Stefano, così decise di fermarsi a parlare.
Mauro era indaffarato a preparare l'occorrente per i clienti del mezzogiorno, dato che il resto lo aveva già pronto.
Appena vide Alice andò da lei.
«Buongiorno» le disse Mauro «avete più saputo niente su quel rapinatore di ieri mattina?».
«Quasi nulla» rispose Alice «per la precisione, soltanto l'abitazione e i reati da lui commessi in passato».
«Nient'altro?» chiese l’amico di Zamagni.
«No» fece Alice, rammaricata.
Il signor Romani pensò di offrirle qualcosa da bere, ma lei rifiutò dicendo di non sentirsi tanto bene.
Subito dopo si salutarono e lei andò diritta al Dipartimento di polizia.
Era molto ansiosa di sapere novità sul caso, se ce ne fossero state, e di parlare a quattr'occhi con Stefano su ciò che le era successo quella notte.
Lui era già seduto alla scrivania e la stava aspettando.
«Ciao, Alice. Come va?» chiese Stefano Zamagni.
«Non troppo bene» rispose lei «Non ho chiuso occhio questa notte. Sono stanchissima».
«Che cosa ti è successo di così disastroso da non riuscire a dormire?».
«Volevo proprio parlarti di questo, Stefano».
«Comincia a sputare l'osso, Ally. Raccontami tutto: sono molto curioso» disse.
«Quando ci siamo lasciati ieri sera, sono andata direttamente a casa e sono andata a letto. Dopo poco ha squillato il telefono. Sul momento ho pensato che fossi tu che chiamavi perché avevi bisogno di qualcosa, invece no. Ha risposto una voce strana e mi ha cominciato a dire che ci conosciamo... che ci conosciamo... Stefano… che ci conosciamo!».
«Be’, potrebbe sempre essere vero» le disse Stefano, tranquillo.
«Io non ho mai sentito quella voce. Io non la conosco!» ribatté Alice sempre più nervosa.
«E non è finita qui» continuò «Quando sono entrata in cucina ho notato una strana scrittura mai vista. E ti giuro che ieri pomeriggio non c'era».
«Potrebbe averla scritta un ladro che si è infiltrato nel tuo appartamento per lasciarti un messaggio in codice».
«Ma tutta la casa è in ordine».
«Ne sei proprio sicura?».
«Sicurissima» rispose Alice.
«Vieni, ragioniamoci sopra bevendo qualcosa» fece Zamagni.
«D'accordo».
Insieme andarono ai distributori automatici posti lungo i corridoi del dipartimento di polizia, da cui lui prese un caffè e chiese ad Alice se ne voleva uno anche lei.
Rispose di no e che aggiunse che era troppo agitata per berlo.
«Che ne dici se stasera quando stacchiamo venissi a casa tua per dare un'occhiata a quella cosa sul pavimento della cucina?».
«Ne sarei molto felice» rispose Alice.
Intanto ripresero entrambi a lavorare.