1.

1234 Words
1. La chiesa era affollata di persone, ben poche delle quali davvero dispiaciute. Ma erano vestite di nero e indossavano maschere meste, in fondo poteva bastare. Il prete aveva parlato a lungo delle qualità del defunto: il suo acume politico, il disinteresse personale per il potere, il sostegno alle fasce meno forti della popolazione, la sua statura di leader, l’influenza per la vita della nazione. Aveva glissato un po’ sulle doti personali, limitandosi a dire che la moglie e i figli avrebbero sentito la sua mancanza. Neptune non l’aveva conosciuto bene, ma era consapevole che Briant Harris era stato un donnaiolo, come quasi tutti i politici della sua generazione. Un uomo arido, che credeva alla propria posizione più che al bene comune. Ma ciò nonostante, volontariamente o per caso, al bene comune aveva contribuito. Per questo Neptune ora era lì, nelle ultime file di una chiesa affollata di primi ministri ed ex-primi ministri. Persino il re aveva mandato una corona di fiori e una nota di condoglianze. Fu letta subito dopo la commemorazione della vedova. La prima fila era presa da lei, dai figli e dai nipoti. Sulle panche dell’altro lato sedeva il cancelliere in carica, con suo figlio adolescente accanto, l’ex-cancelliere Lyndon con la moglie Vera, l’ex-cancelliere Turner con la moglie Jackie e l’ex-cancelliere Doyle con la moglie Hanna. Cancellieri più vecchi di Doyle non ce n’erano, dato che lui era rimasto in carica venticinque anni e tutti i suoi predecessori avevano lasciato il mondo da tempo. Doveva essere ormai sui settantacinque, ma era ancora dritto e distinto. Sua moglie era un’ex-étoile: anche lei si conservava benissimo, per essere sulla sessantina. Neptune si vergognò un po’ di quei pensieri frivoli, ma che altro doveva fare? Pregare per l’anima del defunto? Non era neppure credente. Spostò lo sguardo sul cancelliere in carica. Brennan sembra triste davvero. Suo figlio, seduto accanto a lui, sembrava solo infelice. Ma quel ragazzino sei anni prima aveva perso la madre, Neptune supponeva che non amasse molto i funerali. Insomma, anche meno degli altri. Il servizio funebre terminò e la bara venne sollevata da quattro tizi delle pompe funebri. I portatori ufficiali erano tutti troppo anziani per alzare sul serio il feretro, era chiaro. Aspettò che uscissero e che si svuotassero le prime file, prima di seguire la processione verso il cimitero. +++ Al rinfresco il clima era diverso. Tutti erano più rilassati, ora che l’ex-segretario libdem riposava sottoterra. Marisol prese Neptune sottobraccio e le disse che le presentava il cancelliere. L’avrebbe conosciuto comunque di lì a una settimana, quindi ignorarlo non sarebbe stato educato. Era una cosa che Neptune non capiva, ma non si oppose. Per lei era molto importante che la sua associazione fosse stata consultata per il disegno di legge sulle violenze di genere in preparazione. Forse era un invito solo formale, ma le sembrava di poter finalmente incidere in qualche modo, fare qualcosa di concreto. Probabilmente era un’illusa. Alla gente che aveva attorno non importava nulla delle violenze di genere, lo sapeva. Marisol la guidò tra i capannelli di persone, fino a quello che circondava Brennan. La testa del primo ministro svettava su quella di tutti gli altri. A cinquantacinque anni era ancora alto, snello, con le spalle larghe e quasi tutti i capelli scuri. Solo sulle tempie aveva qualche filo bianco. Neptune lo ricordava durante i due mandati di sua moglie, Mirian Winchester. Allora era un giovanotto pieno di vita e con sempre una scintilla divertita nello sguardo. Era famoso per non portare mai la cravatta. Ora la cravatta la portava, ben stretta al collo della camicia bianca inamidata. E nel suo sguardo non c’erano più scintille divertite, solo una blanda curiosità, un’attenzione dettata dalle buone maniere. «Ray? Ho pensato di presentarti Neptune Morgan, già che era qua» disse Marisol, interrompendo un paio di conversazioni. L’uomo che stava parlando con il cancelliere, si rese conto Neptune, era il ministro delle finanze. E Marisol gli aveva dato sulla voce come nulla fosse. Avrebbe voluto sprofondare. Fu lui a lanciarle un’occhiata ironica. «Qual è il nome? E specialmente, dov’è il tizio a cui appartiene?». Ci fu qualche risatina. Neptune sorrise a sua volta: ormai era abituata alle battute sul suo nome maschile. «Ehm, no, sarei...» Le andò in aiuto il cancelliere in persona. «Fai il bravo, Kraig. Ricordati sempre che hai la stessa età Briant e guarda dove l’ha portato il sarcasmo». «Il sarcasmo e l’ipertensione» puntualizzò Kraig Elliot. «Scusate». Insieme alle scuse si diede una distinta palpata alle palle. Ci furono delle altre risate. Brennan fu l’unico a ignorarlo. Le tese la mano. «È un piacere, signora Morgan. Quindi conosceva Briant?». «È stato il mio interlocutore per diverse campagne. Si è... speso molto per aiutarci». «Scommetto di sì» commentò Elliot, di nuovo sarcastico, lanciandole un’occhiata che era quasi una scansione. Brennan lo ignorò. «Certo. Ni una menos, la marcia contro il femminicidio». «Be’, nessuno può negare che Briant adorasse le donne» disse Marisol, apparentemente serissima. Elliot inarcò un sopracciglio. «In effetti». Tra i presenti ci fu uno scambio di sguardi che Neptune non seppe come interpretare. Sperò solo che non pensassero che l’aveva data a Briant Harris. «Ci vedremo presto in commissione, quindi» chiuse il discorso il cancelliere, con un sorriso gentile. Era anche un commiato. Neptune annuì, un po’ confusa, e gli strinse di nuovo la mano. Marisol la portò via. +++ «Elliot è uno stronzo colossale» le disse lei, facendosi largo verso il buffet. La sua energia – per non dire la sua prepotenza – l’avevano portata fino a diventare sottosegretaria alle pari opportunità, ma Neptune non poteva fare a meno di essere sempre un po’ imbarazzata, quando era in sua compagnia. Marisol sembrava nata senza un briciolo di tatto. «Suppongo che sia un politico della vecchia guardia» si limitò a dire. «Settantasette anni, se te lo stai chiedendo. Ma si è fatto un po’ ritoccare». «È molto elegante» non si sbilanciò lei. Aveva degli occhi da gatto. «E molto vanitoso. Ma come economista è bravo sul serio e comunque conosce Brennan da anni. Si mormora che abbia avuto una liaison con Mirian Winchester, prima che la impalmasse lui». «Me lo ricordo» confermò Neptune. All’epoca lei era poco più di una ragazza. Doveva essere al secondo o terzo anno di università e si stava per sposare. Ricordava che c’erano delle voci su Winchester ed Elliot. In realtà c’erano delle voci anche su Winchester e Briant Harris. Marisol sembrò leggerle nella mente. «Di Harris è stata l’amante per anni. C’era un rapporto sentimentale. Ma hai presente com’era Briant. Non avrebbe mai lasciato la moglie e comunque gli piaceva infilarlo ovunque riuscisse a farlo. Non che gli servisse molto spazio». «Mh?». «Be’, non voglio parlare male dei morti, ma là sotto non aveva proprio una king size». «Ah». Quindi era Marisol a esserci andata a letto. A quello si riferivano le occhiate. La cosa la tranquillizzò un po’. Anche se le abitudini dei politici non finivano mai di sconvolgerla per altri motivi. Marisol aveva una cinquantina d’anni, un ex-marito, un nuovo compagno, due figli. Anche supponendo che fosse andata a letto con Harris qualche anno prima, lui quanto poteva avere? Settantatré, settantaquattro anni? E aveva ancora voglia di farsi le compagne di partito più giovani? Bah! «In ogni caso... non è con la mancanza di sensibilità di Elliot che te la vedrai. In commissione c’è la sottoscritta, ovviamente, ma anche un buzzurro dei conservatori, tale Mattew Picarest. Non è solo politicamente ostile, è proprio scemo. La dottoressa che hanno nominato sembra a posto, per quel che conta. Poi c’è l’assistente legale che ci assegneranno, ma su di lui o lei non mi farei troppe domande. È pura questione di fortuna. Speriamo che non sia un idiota. Ma Brennan credo che sia sensibile davvero all’argomento, quindi un piccolo aiuto potrebbe venirci da quella parte». Neptune avrebbe voluto sapere fino a che punto Brennan fosse sensibile davvero all’argomento, ma non osò chiederlo. Se ne sarebbe accorta fin troppo presto.
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