Luigi - «Una cena bio»

561 Words
Luigi - «Una cena bio»Stavolta niente pub. Per il nostro secondo appuntamento avevo scelto un ristorantino bio molto carino, in centro. Sono passato a prenderla a casa: deve avere intuito che l’avrei portata a cena fuori in un locale diverso da un pub perché si era sistemata (finalmente!) in modo piacevole: pantalone e giacca nera su un morbido top di seta con una fantasia a disegni minuti e indecifrabili; il trucco e la messa in piega avevano definitivamente cancellato «l’effetto sciatto» post piscina. Peccato per quelle scarpe basse. Cazzo, ma un po’ di tacco, no? Cosa ha contro il tacco? Va contro il suo credo religioso? Che palle… Non ricordo l’argomento di conversazione del nostro viaggio in auto: forse abbiamo detto qualche fesseria sulla musica che stava passando alla radio. Ricordo solo che il tragitto mi è sembrato breve e che l’aria, nell’abitacolo, era leggermente pervasa del suo profumo. Seduti al ristorante, in attesa (di nuovo) della cameriera, ho iniziato a parlare; anzi: ho iniziato a interrogarla. «Sai che mi hai incuriosito l’altra sera, al pub, quando mi hai detto che balli da una vita.» «Davvero? E perché?» «Perché non ho afferrato il senso della frase: che significa ballo da una vita?» Bianca stava per rispondermi quando la cameriera, con in mano il cestino del pane e l’acqua, ci ha interrotti porgendoci i menù ed elencandoci tutte le virtù organolettiche del prodotto da forno ai mille cereali che ci aveva appena servito. Lei ha ascoltato interessata; poi, una volta rimasti soli, si è concentrata sul menù senza aprire bocca. «Hai deciso?» mi ha chiesto dopo un po’. «Sì, tu?» «Anche io. Allora ordiniamo.» Ho fatto un cenno alla cameriera per farle capire che eravamo pronti: volevo ordinare il prima possibile in modo da poter riprendere la conversazione con Bianca. «Allora… Raccontami!» «Ho iniziato a ballare da piccola, molto piccola. Sono stati i miei genitori a introdurmi nel mondo del ballo. Sono due bravi ballerini i miei genitori, sai? Vanno a ballare nelle balere praticamente tutti i fine settimana, anche adesso che hanno quasi settant’anni.» «E poi?» «E poi ho continuato a ballare fino a quarant’anni, partecipando ogni anno a diverse gare ed esibendomi in diversi spettacoli. Ma quarant’anni erano il termine ultimo che Anthony e io ci eravamo prefissati di non superare: da allora abbiamo continuato a ballare solo per il gusto di farlo, senza più lo stress e la tensione degli allenamenti e delle competizioni. Forse è stato proprio in questi ultimi anni che mi sono davvero goduta il ballo come divertimento e come svago.» «Chi è Anthony?» «Anthony il mio ex compagno di ballo. Ci siamo conosciuti a tre anni, quando i nostri rispettivi genitori, tutti e quattro appassionati di ballo da sala, ci hanno portato per la prima volta a un corso di danza sportiva per bambini. Prima di allora si conoscevano solo di vista, perché avventori nelle stesse balere, ma non si erano mai parlati né sapevano di avere dei figli della medesima età. Anthony ha fatto della danza la sua professione, diventando istruttore di coppie dedite all’agonismo; io, che subito dopo la laurea già avevo trovato lavoro presso l’azienda in cui mi trovo tutt’ora, a quarant’anni ho smesso anche di allenare: il nuovo ruolo di customer manager, che comporta spesso trasferte all’estero, non mi permetteva più di garantire una presenza costante agli allenamenti dei ragazzi» mi ha risposto. «E hai avuto una storia con lui?» «Perché me lo chiedi?» ha domandato sorpresa. «Così… Per sapere un po’ di te…» «Ed avere notizie sui miei ex rientra tra le notizie fondamentali per sapere qualcosa di me?» «Be’… sì, in parte…» «Capisco… Comunque, no. Anthony e io non abbiamo avuto nessuna relazione.» «E come mai?» «Perché Anthony è gay.» «Ah!» «Già…»
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