Ritorno al carbone Quando mio padre, primogenito di una numerosa famiglia di emigrati avellinesi, faceva lo scaricatore di porto a Marsiglia oppure più tardi, quando, reduce dai fantaccini del 1899 che avevano fermato gli austriaci sul Piave, gestiva, senza troppa fatica, un bar nel popolare quartiere della Belle de Mai, non avrebbe mai immaginato che i casi della vita lo avrebbero portato a divenire venditore di carbone e poi commerciante di legna e carbone nella, per lui sconosciuta, città di Pisa. La fiducia mal riposta in un falso amico, insieme alla sua spavalderia, generosa, ma avventata, lo portarono a gesti incauti, mal tollerati dalle autorità francesi, che, forse grazie anche alla sprezzante politica internazionale del governo fascista, vedeva di malocchio i maccaronì presenti

