Quarto Capitolo Come un cattivo presagio, mormorava parole in una lingua sconosciuta Elio si alzò di buon'ora, era inevitabile cedere alla zia che continuava a chiamarlo con insistenza. Fuori era appena l’aurora, guardò il cielo che albeggiava e ripensò per un attimo al tramonto della sera prima, alla sensazione di pace provata in quegli attimi, ma durò poco, le sue orecchie cominciarono a fischiare, un fischio sordo, pungente, che gli tagliava l’anima e lo faceva ripiombare nella sua fredda realtà. Elio si trascinò ancora in pigiama fino alla cucina, sperando di svegliarsi un po' con la colazione. La zia, il cugino e sua sorella erano già vestiti e pettinati come se fossero le otto del mattino e non solo le cinque e trenta! C’era aria di festa, suo cugino Ercole sarebbe tornato dal ca

