Ricordando la chiara luce solare di quelle ingenuità – anche se nelle sue tenebre azzurre non avesse perso un’oncia di ambizione – Tietjens sospirò profondamente mentre tornava per un momento a osservare la sua sala da pranzo. In realtà, bisognava vedere quanto tempo gli rimaneva per escogitare ciò che doveva dire a Port Scatho… Port Scatho aveva spostato la poltrona per mettersi accanto a Sylvia e, quasi toccandola, s’era chinato per raccontare le pene di sua sorella sposata a un pazzo. Tietjens si abbandonò nuovamente alla lussuria d’un attimo di autocompassione. Pensò di essere ottuso di mente, pesante, rovinato, e tanto calunniato che talvolta credeva nella propria infamia, perché è impossibile sopportare per sempre l’ingiuria del prossimo e restare mentalmente illesi. Se si curvano a

