La fuga da Milano e l’addio al suo protettore Ludovico il Moro, i soggiorni e i nuovi incontri a Mantova e a Venezia, il ritorno a Firenze, la breve parentesi come ingegnere militare per Cesare Borgia, tutto questo eterno cercare tra addii e ritorni chiedeva quiete. “Ho deciso di accettare la richiesta di Piero Soderini e lavorare su un dipinto su muro nella Sala del Maggior Consiglio del Palazzo della Signoria.” “Vi pagheranno bene?” chiese Salaì sfoggiando un paio di calze rosate di seta pregiata pagate con i soldi del suo maestro. “Sì,” disse guardando con ammirazione lo stile originale ed elegante del suo assistente, “il contratto prevede che mi paghino quindici fiorini al mese, ma ho l’obbligo di terminare il lavoro entro febbraio 1505 e se non rispetto i termini dovrò restituire t

