CAPITOLO DUE

2045 Words
CAPITOLO DUE Kyra entrò nel tetro Bosco di Spine a ovest del forte, una foresta così fitta che vi si poteva a malapena vedere attraverso. Mentre vi camminava lentamente insieme a Leo, la neve e il ghiaccio che scricchiolavano sotto ai piedi, sollevò lo sguardo. Si sentì annichilita dalla vista degli alberi di spine che sembravano trovarsi ovunque. Erano vecchi alberi neri con rami contorti che sembravano spine, completati da foglie grosse e pure nere. Sentiva che quel posto era maledetto: non ne veniva mai fuori niente di buono. Gli uomini di suo padre ne tornavano feriti dopo le caccie e più di una volta un troll, che era riuscito a passare attraverso Le Fiamme, aveva trovato rifugio lì usandolo come base per attaccare gli abitanti del villaggio. Quando vi entrò, Kyra provò un brivido. Era più buio lì, più fresco, l’aria era più umida, l’odore degli alberi di spine impregnava l’aria: sapevano di terra marcia e, enormi come si ergevano, escludevano ciò che restava della luce del giorno. Kyra, in guardia, era furiosa con i fratelli maggiori. Era pericoloso avventurarsi lì senza l’accompagnamento di numerosi guerrieri, soprattutto al crepuscolo. Ogni rumore la faceva sobbalzare. Si udì il lontano richiamo di un animale e lei rabbrividì voltandosi a guardare. Ma il bosco era fitto e non riusciva a vedere nulla. Leo però ringhiava accanto a lei e improvvisamente scattò per andare a cacciarlo. “Leo!” gridò Kyra. Ma era già andato. Sospirò contrariata: faceva sempre così quando incrociava un animale. Sapeva comunque che alla fine sarebbe tornato. Kyra continuava, ora da sola, con il bosco che si faceva sempre più scuro, lottando per trovare il sentiero dei suoi fratelli. Ad un certo punto udì una lontana risata. Scattò sull’attenti, voltandosi verso il rumore e facendosi strada tra i fitti alberi fino a scorgere i fratelli davanti a sé. Esitò restando indietro, mantenendo una buona distanza, non volendo essere vista. Sapeva che se Aidan l’avesse vista sarebbe stato imbarazzato e l’avrebbe mandata via. Avrebbe guardato dall’ombra, decise, giusto per assicurarsi che non si mettessero nei guai. Era meglio che Aidan non provasse vergogna, che si sentisse come un uomo. Un rametto scricchiolò sotto i suoi piedi e Kyra si abbassò, preoccupata che il rumore la facesse scoprire, ma i suoi fratelli maggiori, ubriachi, erano ignari, già una trentina di metri davanti a lei, e camminavano velocemente, quindi il rumore venne coperto dalle loro stesse risate. Dal linguaggio del corpo di Aidan poteva però vedere che lui era teso, come se stesse per piangere. Teneva stretta la sua lancia, come se volesse provare a se stesso che era un uomo, ma era una presa maldestra su un’arma troppo grande e lui faceva fatica a reggerne il peso. “Vieni qui!” gridò Braxton voltandosi verso Aidan che era rimasto qualche passo più indietro. “Di cosa hai paura?” gli chiese Brandon. “Non ho paura,” insistette Aidan. “Silenzio!” disse improvvisamente Brandon fermandosi e portando una mano contro il petto di Aidan con espressione per la prima volta seria. Anche Braxton si fermò e tutti si irrigidirono. Kyra trovò riparo dietro a un albero e guardò da lì i suoi fratelli. Si trovavano al limitare di una radura e guardavano dritto davanti a loro come se avessero scorto qualcosa. Strisciò in avanti, all’erta, cercando di guardare meglio e si fece strada tra due grossi alberi. Qui si fermò allibita cogliendo uno scorcio di ciò che stavano guardando. Lì, da solo nella radura, intento a cercare ghiande, c’era un cinghiale. Non era un normale cinghiale: era mostruoso, un cinghiale dal corno nero, il più grosso che avesse mai visto, con lunghe zanne arrotondate e bianche e tre corni affilati e neri, uno che gli usciva dal naso e due dalla testa. Era grande quasi quanto un orso, una creatura rara, famosa per la sua ferocia e la sua estrema rapidità. Era un animale fortemente temuto, una bestia che nessun cacciatore avrebbe mai voluto incontrare. Era un problema. Kyra, con la pelle d’oca sulla braccia, avrebbe voluto che Leo fosse lì, ma era anche contenta che non ci fosse, sapendo che sarebbe scattato addosso a quella bestia e non sapendo se avrebbe retto il confronto. Kyra si fece avanti, togliendosi lentamente l’arco dalla spalla e allungando istintivamente un braccio per prendere una freccia. Cercò di calcolare quanto distasse il cinghiale dai ragazzi e quanto fosse distante lei: capì subito che non andava bene. C’erano troppi alberi in mezzo perché potesse realizzare un buon tiro, e con un animale di quella stazza non c’era spazio per errori. Dubitava che una sola freccia potesse abbatterlo. Kyra notò il lampo di paura sui volti dei suoi fratelli, poi vide Brandon e Braxton che sostituivano al timore un’espressione da spacconi e fu certa che gli veniva dettata da ciò che avevano bevuto. Sollevarono entrambi le lance e fecero diversi passi in avanti. Braxton vide Aidan paralizzato al suo posto e si voltò, lo afferrò per una spalla e fece avanzare anche lui. “C’è un’occasione per fare di te un uomo,” gli disse. “Uccidi quel cinghiale e canteranno le tue gesta per generazioni.” “Porta a casa la sua testa e sarai famoso a vita,” disse Brandon. “Io ho… paura,” disse Aidan. Brandon e Braxton ridacchiarono, poi scoppiarono a ridere sul serio. “Hai paura?” disse Brandon. “E cosa direbbe nostro padre se ti sentisse dire una cosa del genere?” Il cinghiale, allarmato, sollevò la testa mostrando i suoi occhi gialli e li guardò con il muso che assumeva una smorfia rabbiosa. Aprì la bocca, mettendo in mostra le zanne, e sbavò emettendo contemporaneamente un ruggito feroce che proveniva da qualche parte nella sua pancia. Kyra, anche da distante, provò una fitta di terrore e poté solo immaginare la paura che Aidan stava provando. Corse in avanti, gettando al vento la cautela e determinata a raggiungerli prima che fosse troppo tardi. Quando fu a pochi passi dietro ai suoi fratelli, gridò: “Lasciatelo stare!” La sua voce secca squarciò il silenzio e i suoi fratelli si voltarono chiaramente stupiti. “Avete avuto la vostra dose di divertimento,” aggiunse. “Lasciate perdere.” Mentre Aidan sembrava sollevato, Brandon e Braxton le lanciarono un’occhiataccia. “E tu cosa ne sai?” ribatté Brandon. “Piantala di impicciarti con uomini veri.” Il ringhio del cinghiale si fece più profondo mentre strisciava verso di loro e Kyra, allo stesso tempo spaventata e arrabbiata, si fece avanti. “Se siete abbastanza sciocchi da opporvi a questa bestia, allora andate avanti,” disse. “Ma mandate Aidan qui da me.” Brandon si accigliò. “Aidan sta benissimo qui,” la rintuzzò. “Sta per imparare come si combatte. Vero, Aidan?” Aidan rimase in silenzio, paralizzato dalla paura. Kyra stava per fare un altro passo in avanti per afferrare il braccio di Aidan quando si udì un fruscio nella radura. Vide che il cinghiale si faceva sempre più vicino, un passo alla volta, minacciosamente. “Non attaccherà se non lo provocherete,” disse nervosamente Kyra ai fratelli. “Lasciate perdere.” Ma i fratelli la ignorarono, voltandosi entrambi verso l’animale e sollevando le lance. Avanzarono nella radura come per dar prova del loro coraggio. “Io miro alla testa,” disse Brandon. “E io alla gola,” aggiunse Braxton. Il cinghiale ringhiò più forte, aprì di più la bocca, sbavando, e fece un altro minaccioso passo. “Tornate qui!” gridò Kyra disperata. Ma Brandon e Braxton avanzarono, sollevarono le lance e improvvisamente le scagliarono. Kyra guardò con tensione mentre le lance volavano in aria, preparandosi al peggio. Vide con sgomento che quella di Brandon graffiò l’orecchio dell’animale, tanto da farlo sanguinare – e da provocarlo – mentre quella di Braxton andò oltre mancando la testa di diverse decine di centimetri. Per la prima volta Brandon e Braxton parvero spaventati. Rimasero a bocca aperta, ammutoliti, il torpore dato dal vino rimpiazzato dalla paura. Il cinghiale, infuriato, abbassò la testa, emise un orribile ringhio e improvvisamente si lanciò alla carica. Kyra guardò con orrore mentre si gettava contro i suoi fratelli. Era la cosa più veloce che avesse mai visto considerata la stazza, e scattava nell’erba come fosse un capriolo. Mentre si avvicinava Brandon e Braxton iniziarono a correre per salvarsi, sfrecciando in direzioni opposte. In questo modo lasciarono Aidan, radicato sul posto, da solo, paralizzato dalla paura. Con la bocca spalancata, lasciò la presa e la lancia gli cadde di mano, accanto a lui a terra. Kyra sapeva che non avrebbe fatto molta differenza: Aidan non avrebbe potuto difendersi da solo neanche se avesse tentato. Neanche un uomo adulto avrebbe potuto. E il cinghiale, come a percepirlo, pose gli occhi su Aidan dirigendosi dritto verso di lui. Kyra, con il cuore che le batteva nel petto, scattò in azione sapendo che quella era la sua ultima possibilità. Senza pensare si lanciò in avanti, schivando gli alberi e tenendo l’arco davanti a sé sapendo che aveva un tiro e che doveva essere perfetto. Sarebbe stato un tiro difficile anche se il cinghiale non fosse stato in movimento, impaurita com’era, ma doveva essere perfetto se volevano sopravvivere. “AIDAN, ABBASSATI!” gli gridò. All’inizio non si mosse. Aidan le bloccava la strada impedendole un tiro diretto e mentre Kyra sollevava l’arco e correva in avanti si rese conto che se Aidan non si fosse spostato, il suo unico tiro sarebbe andato a vuoto. Inciampando nel bosco, con i piedi che scivolavano nella neve e nella terra fradicia, per un momento si sentì come se tutto fosse perduto. “AIDAN!” gridò di nuovo, disperata. Per qualche miracolo questa volta la ascoltò e si tuffò a terra all’ultimo momento lasciando via libera al suo tiro. Mentre il cinghiale andava verso Aidan il tempo improvvisamente rallentò per Kyra. Si sentì entrare in una zona diversa, alterata, mentre qualcosa cresceva dentro di sé, qualcosa che non aveva mai provato prima e che non capiva del tutto. Il mondo si restrinse e si mise a fuoco. Poteva sentire il suono del suo cuore che batteva, del suo respiro, il fruscio delle foglie, di un corvo che gracchiava in alto sopra di lei. Si sentiva più che mai in sintonia con l’universo, come se fosse entrata in qualche regno dove lei e l’universo erano un tutt’uno. Kyra sentì i palmi iniziare a scaldarsi, percorsi da un formicolio, punzecchiati da un’energia che non comprendeva, come se qualcosa di sconosciuto le stesse invadendo il corpo. Era come se, per un fuggevole attimo, fosse diventata qualcuno di più grande di se stessa, qualcuno di molto più potente. Kyra entrò in uno stato dove non c’era pensiero e si permise di lasciarsi guidare dal puro istinto e da quella nuova energia che le scorreva attraverso. Piantò i piedi, sollevò l’arco, posizionò la freccia e la scoccò. Nel momento in cui la lasciò andare capì che era stato un tiro speciale. Non ebbe bisogno di guardare la freccia volare per sapere che si stava dirigendo esattamente dove voleva che andasse: nell’occhio destro della bestia. Tirò con tale forza da scagliarla quasi un passo prima di fermarsi. Il cinghiale improvvisamente grugnì e le sue gambe vacillarono sotto di lui facendolo cadere di muso nella neve. Scivolò nella radura, dimenandosi, ancora vivo, fino a raggiungere Aidan. Alla fine si fermò a un passo da lui, così vicino da toccarlo quasi. Si contorse in terra e Kyra, ormai con un’altra freccia pronta nell’arco, fece un passo avanti, si fermò al di sopra della bestia e gli piantò un altro colpo nel cranio. Alla fine l’animale smise di muoversi. Kyra stava nella radura, in silenzio, con il cuore che batteva forte e il formicolio nelle mani che lentamente svaniva, l’energia che si dissipava. Era meravigliata da ciò che era appena accaduto. Era stata davvero lei a tirare quel colpo? Immediatamente si ricordò di Aidan e si voltò afferrandolo mentre lui la guardava come se fosse sua madre, con gli occhi pieni di paura, ma incolume. Kyra provò un’ondata di sollievo rendendosi conto che stava bene. Si voltò e vide gli altri due fratelli, entrambi ancora stesi nella radura, che la guardavano con stupore e ammirazione. Ma c’era qualcos’altro nei loro occhi, qualcosa che la turbò: sospetto. Come se la considerassero diversa da loro. Una sconosciuta. Era un’occhiata che Kyra aveva già visto, raramente, ma abbastanza da farla dubitare di se stessa. Si girò di nuovo a guardare la bestia morta, mostruosa, enorme, ferma ai suoi piedi, e si chiese come lei, una ragazzina di quindici anni, avesse potuto fare una cosa del genere. Era oltre ogni capacità, lo sapeva. Oltre un qualsiasi colpo di fortuna. C’era sempre stato qualcosa di lei che la facevano sembrare diversa dagli altri. Rimase lì, intorpidita, volendo muoversi senza esserne capace. Perché ciò che l’aveva scossa lì quel giorno non era quella bestia, lo sapeva, ma il modo in cui i suoi fratelli la guardavano. E non poteva fare a meno di porsi, per la milionesima volta, la domanda con la quale per tutta la vita aveva avuto paura di confrontarsi: chi era lei?
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