CAPITOLO DICIANNOVE I Numeratori arrivarono il giorno seguente. Almeno credo che fosse il giorno seguente. Non c’era verso di stabilire lo scorrere del tempo nei sotterranei. Avevo dormito, mi ero svegliata e avevo dormito ancora un po’. Era la mia unica fuga. Accoglievo l’oscurità, anche se era tormentata da incubi di Darius sull’altare del fuoco, l’imponente statua del Profeta che incombeva su di lui mentre degli uomini senza volto pregavano per la sua anima. Ma non potevo dormire per sempre. E quando mi portarono una ciotola di brodaglia, la bevvi fino all’ultima goccia. Non avrebbe avuto senso morire di fame. In realtà dubitavo che ce ne sarebbe stato il tempo. Stavo cautamente saggiando i vari tagli e ferite sul mio corpo quando vidi la luce danzante di una torcia arrivare lun

