h.24:00 Paolo Marchese lanciò la stampa del tabulato. Era accovacciato nel retro del Doblò di servizio, vicino agli uffici dell’APES; alle sue spalle, la frenetica attività dei soccorsi animava quella notte di pece e di sporco che ammantava ogni cosa, come colate di petrolio oleoso che si appiccicavano perverse su ogni cosa. Un avanzare delle tenebre sul mondo che manteneva una dimensione carnale e tangibile. La piccola stampante portatile ronzò ed emise fusa, non dissimili da quelle di un flebile felino. Prelevò il foglio e rilesse il grafico e le note appena redatte sporgendo le labbra in avanti in un gesto di disgusto. Dietro di lui, un capannello di persone parlava con discrezione finché non si sentì chiamare. «Dottor Marchese?» Paolo girò la testa. Un uomo corpulento con un pizzo

