h.03:50 Il piazzale della APES era illuminato a giorno dalla luce glaciale dei fari fotoelettrici. Le ombre di vigili del fuoco, tecnici dell’ARPA e agenti di Polizia si allungavano sulla terra bruciata, agitandosi in intrecci impalpabili come la cenere che ricadeva tutto attorno. Il fuoco si era rivelato caparbio da domare. Paolo Marchese osservava il furgone della polizia mortuaria parcheggiato non distante dalla sua postazione. Il magistrato di turno, la dottoressa Temperino, non si era allontanata dal luogo della disgrazia e nonostante l’ora appariva efficiente e lucida. La sua voce, piacevolmente venata da un vago accento siciliano, non tradiva stanchezza o cedimenti. Al suo fianco, il commissario col quale Paolo aveva già avuto occasione di parlare. I rilievi che aveva effettuato c

