30 MICK Questa è la seconda volta, penso fra me fissando lo schermo del mio telefono. Di solito, non inserisco mai la segreteria quando mi chiama mia madre. Il novanta per cento delle volte, le nostre chiamate sono solo le normali chiacchierate di famiglia e qualche racconto delle terapie e dei controlli di mio padre. Ma, mentre sto seduto accanto a Jolie in biblioteca, il telefono vibra contro la mia gamba per la seconda volta in due minuti, so che qualcosa non va. «Puoi scusarmi un attimo?» le chiedo. Alza leggermente la testa da dove era piegata, sul quaderno di biologia. Il suo esame è tra meno di due settimane e siamo in dirittura d’arrivo. Ce l’ha quasi fatta, passerà questo primo semestre a pieni voti, non potrei essere più fiero di lei. La sua espressione è confusa, ma dice:

