Chapter 5

666 Words
MAESTRO CILIEGIA REGALA IL PEZZO DI LEGNO AL SUO AMICO GEPPETTO, IL QUALE LO PRENDE PER FABBRICARSI UN BURATTINO MERAVIGLIOSO CHE SAPPIA BALLARE, TIRARE DI SCHERMA E FARE I SALTI MORTALI In quel punto bussarono alla porta. – Passate pure, – disse il falegname, senza aver la forza di rizzarsi in piedi. Allora entrò in bottega un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva nome Geppetto; ma i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di Polendina, a motivo della sua parrucca gialla che somigliava moltissimo alla polendina di granturco. Geppetto era bizzosissimo. Guai a chiamarlo Polendina! Diventava subito una bestia e non c’era più verso di tenerlo. – Buon giorno, Mastrantonio, – disse Geppetto. – Che cosa fate qui per terra? – Insegno l’abbaco alle formiche. – Buon pro vi faccia! – Chi vi ha portato da me, compare Geppetto? – Le gambe. Sappiate, Mastrantonio, che son venuto da voi, per chiedervi un favore. – Eccomi qui, pronto a servirvi, – replicò il falegname, rizzandosi sui ginocchi. – Stamani m’è piovuta nel cervello un’idea. – Sentiamola. – Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino di legno; ma un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino; che ve ne pare? – Bravo Polendina! – gridò la solita vocina, che non si capiva di dove uscisse. A sentirsi chiamare Polendina, compare Geppetto diventò rosso come un peperone dalla bizza, e voltandosi verso il falegname, gli disse imbestialito: – Perché mi offendete? – Chi vi offende? – Mi avete detto Polendina!... – Non sono stato io. – Stai un po’ a vedere che sarò stato io! Io dico che siete stato voi. – No! – Sì! – No! – Sì! E riscaldandosi sempre più, vennero dalle parole ai fatti, e acciuffatisi fra di loro, si graffiarono, si morsero e si sbertucciarono. Finito il combattimento, Mastrantonio si trovò fra le mani la parrucca gialla di Geppetto, e Geppetto si accorse di avere in bocca la parrucca brizzolata del falegname. – Rendimi la mia parrucca! – gridò Mastrantonio. – E tu rendimi la mia, e rifacciamo la pace. I due vecchietti, dopo aver ripreso ognuno di loro la propria parrucca, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita. – Dunque, compare Geppetto, – disse il falegname in segno di pace fatta, – qual è il piacere che volete da me? – Vorrei un po’ di legno per fabbricare il mio burattino; me lo date? Mastrantonio, tutto contento, andò subito a prendere sul banco quel pezzo di legno che era stato causa per lui di tante paure. Ma quando fu lì per consegnarlo all’amico, il pezzo di legno dette uno scossone e sgusciandogli violentemente dalle mani, andò a battere con forza negli stinchi improsciuttiti del povero Geppetto. – Ah! gli è con questo bel garbo, Mastrantonio, che voi regalate la vostra roba? M’avete quasi azzoppito!... – Vi giuro che non sono stato io! – Allora sarò stato io!... – La colpa è tutta di questo legno... – Lo so che è del legno: ma siete voi che me l’avete tirato nelle gambe! – Io non ve l’ho tirato! – Bugiardo! – Geppetto, non mi offendete; sennò vi chiamo Polendina!... – Asino! – Polendina! – Somaro! – Polendina! – Brutto scimmiotto! – Polendina! A sentirsi chiamare Polendina per la terza volta, Geppetto perse il lume degli occhi, si avvento sul falegname; e lì se ne dettero un sacco e una sporta. A battaglia finita, Mastrantonio si trovo due graffi di più sul naso, e quell’altro due bottoni di meno al giubbetto. Pareggiati in questo modo i loro conti, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita. Intanto Geppetto prese con sé il suo bravo pezzo di legno, e ringraziato mastr’Antonio, se ne tornò zoppicando a casa.
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