CAPITOLO UNO

1379 Words
CAPITOLO UNO I rumori del trafficato yacht club parvero svanire nel silenzio quando Emily sentì la propria voce ripetere le parole che aveva appena detto. “Sono incinta.” Di fronte a lei Daniel e Chantelle esibivano identiche espressioni di sorpresa. Nessuno dei due proferì parola. Anche Emily era troppo sconvolta per dire altro. Era passato appena un minuto circa da quando il test di gravidanza che aveva fatto nel bagno del club le aveva rivelato la nuova realtà. Ancora non aveva assimilato del tutto la notizia. Fu Chantelle a rompere finalmente il silenzio. Non a parole, ma con un grido di gioia. L’esclamazione felice parve riscuotere Daniel dalla trance nella quale era caduto. Si allungò attraverso il tavolo per stringere forte la mano di Emily. Le lacrime gli brillavano negli occhi. “Davvero?” Con gli occhi incollati su Daniel, Emily annuì. Un’ondata di emozioni la percorse. Non era più solo lo shock; erano anche entusiasmo, meraviglia, gioia. Un bambino le cresceva dentro! Avrebbe avuto un figlio suo! Lei e Daniel avevano creato una nuova vita insieme. Il loro amore e il loro impegno li aveva portati a quel momento di incanto meraviglioso. Chantelle si mise a saltare su e giù sulla sedia. “Sarò una sorella maggiore!” urlò. L’istante intenso di Emily e Daniel si dissipò quando vennero riportati al qui e ora dall’esuberanza di Chantelle. Risero entrambi ed Emily annuì come per confermare la sua affermazione. “Quando nascerà il bambino?” chiese impazientemente Chantelle. Emily si strinse nelle spalle, faticando ancora ad accettare la nuova realtà. “Ancora non lo so.” Fece a mente i conti, cercando di capire quando poteva aver concepito. Il bambino, per quanto voluto, non era stato pianificato. A un certo punto era accaduto un fortunato incidente. Emily pensò alle buffe svolte che aveva vissuto di recente, a quelle che l’avevano stressata e ai numerosi momenti di nausea che aveva presunto fossero ansie. Potevano essere stati i primi segnali della gravidanza? Era stata così di corsa ultimamente – con il matrimonio, l’adozione, suo padre e Roman Westbrook – da non essersi neanche accorta che le mestruazioni erano in ritardo. Ripensandoci capì che l’ultima volta che le aveva avute era stata la settimana precedente al matrimonio. Settimane fa. Se aveva concepito in luna di miele poteva essere già a metà del primo trimestre! “Dovremo parlare col dottore,” spiegò a Chantelle. “Loro capiranno da quanto tempo sono incinta e mi diranno quando dovrebbe nascere.” “Ci vorranno comunque molti mesi,” aggiunse Daniel. “Perciò dovrai avere pazienza.” La pazienza sembrava l’ultima cosa che Chantelle avrebbe potuto avere. “Possiamo fare un calendario?” chiese con gli occhi sgranati e brillanti. “Così possiamo contare i giorni che mancano?” Emily si illuminò, toccata dall’entusiasmo di Chantelle. “Mi sembra adorabile,” disse. “Possiamo farlo grandissimo?” proseguì Chantelle. “Grande come tutta una parete?” Allargò le braccia quanto poteva. Emily annuì. “Okay!” “Con i colori dell’arcobaleno?” “Se vuoi!” “E con i brillantini?” Emily rise. “Sembra meraviglioso.” Fu un tale sollievo sapere che Chantelle era felice per lei. La gravidanza di Sheila le aveva scatenato un mucchio di emozioni, unite al fatto che anche il suo amico di scuola, Toby, presto sarebbe diventato un fratello maggiore. Emily aveva un po’ temuto che Chantelle avrebbe potuto comportarsi male alla notizia. Ma finora ne pareva solo entusiasta. Emily si ricordò di mettere a conoscenza della situazione la sua insegnante, la signorina Glass, e la consulente della scuola, Gail, nel caso in cui Chantelle avesse avuto una reazione ritardata alla novità. L’espressione di Daniel si fece seria per un momento. “Chantelle, ce la fai a non dirlo a nessuno per il momento?” chiese. Lei lo guardò e si accigliò, sgonfiandosi visibilmente come un palloncino scoppiato. “Perché?” Emily sapeva perché Daniel voleva tenere la cosa segreta, per adesso. Non aveva ancora superato il primo critico trimestre. Era la sua prima gravidanza, ed era una madre non più giovanissima. A trentasei anni si andava a cadere nella fascia orribilmente etichettata come quella della “gravidanza geriatrica.” Le probabilità di aborto erano più alte della media. Il pensiero la scioccò, mettendola in allarme. “In modo da tenerlo come il nostro speciale segreto della famiglia Morey,” disse Emily picchiettandole il naso. “Renderà la cosa più divertente.” Daniel alzò lo sguardo, la sua espressione si rilassò un pochino, presumibilmente per il modo in cui Emily stava gestendo la situazione leggermente delicata. Il cipiglio di Chantelle si trasformò in sospetto. Poi scomparve rapidamente quanto era apparso. “Okay!” disse sollevando le sopracciglia, improvvisamente concorde. “Ma nonno Roy? Fa parte della famiglia ma è un Mitchell, non un Morey.” Emily prese per un attimo in considerazione la questione. E suo padre? Avrebbe dovuto dirglielo prima che fosse passato il primo trimestre? Avrebbe dovuto dirlo a qualcuno? Avrebbe avuto bisogno di supporto emotivo, questo era certo. Però non sapeva chi sarebbe stato nelle condizioni migliori per darglielo. Suo padre era appena tornato nella sua vita, dopotutto. Non sapeva come avrebbe gestito il fatto di essere un padre, un suocero e un nonno in un sol colpo! “Magari tra un po’,” disse a Chantelle. “Per adesso dovrà rimanere tra noi tre. Okay?” Chantelle fece il gesto di chiudersi una zip sulle labbra. Risero tutti. Dall’altra parte del tavolo Daniel tornò a cercare la mano di Emily. Gliela strinse forte, osservandola con occhi adoranti, e con le sole labbra le disse, “Ti amo.” Emily sorrise tra sé e sé e gli rispose, sempre con le sole labbra. Quel momento era così perfetto, così bello. Si sentiva fortunatissima che la sua vita finalmente si fosse sistemata così alla perfezione. * Quella notte Emily e Daniel erano distesi insieme nel letto. “Non riesco a dormire,” confessò Emily rotolando sul fianco per guardarlo. Sotto alle coperte sentiva la mano di Daniel muoversi con fare protettivo sul suo stomaco. “Me ne chiedo la ragione,” disse con una risatina. Emily posò la sua mano su quella di lui. “Io sì; quasi non riesco a credere che sia vero. Magari quando avrò visto un dottore e avrò fatto un’ecografia ci crederò.” “Un’ecografia,” ripeté Daniel con meraviglia. “Con Chantelle non ho mai potuto fare nessuna di queste cose.” Emily si dispiacque per lui. Daniel si era perso così tanto dei primi anni di vita di Chantelle, inclusa la sua nascita. Le cose sarebbero state molto diverse, stavolta. Avrebbe vissuto ogni momento della vita del loro bambino, tutte le prime cose; il primo sorriso, il primo starnuto, il primo passo. Il pensiero la scaldò. “Allora quando lo vediamo il bambino?” chiese Daniel. “Quand’è la prima ecografia?” “Tra dodici settimane, credo,” disse Emily accorgendosi di non sapere neanche lei granché di cosa sarebbe successo. La gravidanza era cosa che avrebbero dovuto scoprire insieme. “Saprò da quanto sono incinta non appena avrò visto un dottore.” “Pensi che lo abbiamo concepito in luna di miele?” chiese Daniel. “Spero di sì,” rispose Emily con un sorrisone, ripensando al loro fare l’amore con vividi dettagli, sapendo che il tempo che avevano trascorso insieme in luna di miele non sarebbe mai stato dimenticato. Daniel allora si fece silenzioso. “Cosa dobbiamo dire alla gente? Agli amici. Allo staff.” Poi, più piano, aggiunse, “Alle nostre madri.” Emily sospirò. Anche lei ci stava rimuginando su. Nessuna delle due aveva una qualche portata nelle loro vite. Avevano entrambe una personalità difficile, entrambe avevano fallito con i figli, in passato. Probabilmente avrebbero fallito anche come nonne. Se non erano state in grado di mettere da parte i loro problemi per essere presenti al matrimonio dei figli, che speranza c’era che avessero un ruolo attivo nelle vite dei nipoti? “Adesso non pensiamoci,” disse Emily. “Voglio rimanere felice per almeno qualche settimana. Ce la facciamo?” Daniel annuì e voltò il viso verso il soffitto. Emily pensò che sembrasse un po’ mogio, chiuso. Sperò che la cosa avesse a che fare con quel problema e con nient’altro. Ma non poteva non temere che potesse esserci dell’altro. Forse la notizia della gravidanza non era del tutto benvoluta da Daniel. Dopotutto lui voleva che il bambino lo programmassero insieme. Forse l’aveva deluso il fatto che fosse capitato per caso? Emily decise di non pungolarlo per avere una spiegazione. Daniel, sperava, sarebbe tornato da lei con i suoi tempi per condividere qualsiasi sua preoccupazione. Persino lei era piena di ansia sulle sue capacità come genitore, o sulla salute del bambino, sul futuro, addirittura sul mondo in cui presto suo figlio sarebbe nato! C’erano un milione di cose di cui preoccuparsi, in quel momento. Ci sarebbe voluto un po’ di tempo perché assimilassero la cosa. Si accoccolò sotto alle coperte, con la mente che ancora andava a mille, immaginandosi cosa potesse avere in serbo per lei il futuro. Un figlio o una figlia? Capelli biondi come quelli di Chantelle o scuri come i suoi? Come l’avrebbero chiamato? Che stanza avrebbero dovuto dargli? C’erano così tante cose a cui pensare. Fece un respiro profondo, cercando di calmarsi. Meglio prendere le cose una alla volta. La prima cosa da fare era prendere appuntamento con l’ostetrico-ginecologo.
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