VIII Un tassì Mercedes 280 blu scuro frena davanti all’hotel ***. Il sole del pomeriggio tardo si specchia nelle cromature della macchina e schizza ghirigori acquosi sulle mattonelle verdi della veranda dove Marietta, Betta e io attendiamo il rientro dalla spiaggia dei nostri giovani. Troppo caldo per azzardare una passeggiata verso il centro. E poi aspetto che il sor Carlo abbia stampato le foto per darci un’occhiata. Ho acquistato all’uopo una lente d’ingrandimento dalla tabaccaia qui di fronte, la signora Pipina, che non si può nominare in presenza di Anita a evitare che le rida in faccia perché per lei pipina è la controparte femminile del pipino e all’età sua ogni riferimento a quelle aree che le monache in collegio chiamavano “vergogne” ha l’effetto del solletico. “Macchinisti, fuo

