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2029 Words
1 Prosit Era diventato una statua. Senza alcun preavviso, si era irrigidito e aveva smesso di parlare, assumendo una posa che, più che plastica, risultava un po’ inquietante. E considerando la sua naturale propensione all’iperattività, nonché la sua totale incapacità di restare concentrato troppo a lungo su qualcosa, c’era di che preoccuparsi. Amulio si accarezzò la gola, pensieroso. “Non ti ricorda vagamente un Bronzo di Riace?” sussurrò a Tom. Il centurione ne osservò la muscolatura tesa, quindi scosse il capo. “Non molto. Dovrebbe avere i capelli più lunghi sui lati, la barba e… Sì, l’elmo. Non è neanche nudo!” “Oh, questo non farglielo sentire! Lo conosci, potrebbe approfittarne per fare uno spogliarello in salotto!” Luke, però, era anche così imperturbabile che sembrava fosse stato risucchiato in una bolla spazio-temporale, in cui nessuna voce gli giungeva, tantomeno gli scherzi dei suoi compagni. Nonostante il loro sconcerto, se ne stava perfettamente immobile, con la bocca spalancata in un’espressione di meraviglia assoluta, una mano protesa a indicare l’oggetto del suo stupore, l’altra penzoloni lungo il fianco. Dal modo in cui la sua carnagione già molto chiara andava sbiancando si poteva dedurre che fosse sotto choc o che lo sarebbe stato molto presto. Stanco di dover attendere la sua opinione sul regalo che gli aveva appena fatto scartare, Gus gli dette una spallata. “Amico, stai bene? Sappi che, se è un trucco, non ci casco. Non sono una delle tue conquiste, perciò la respirazione bocca a bocca non te la faccio.” Brianna sollevò gli occhi al cielo. Vampiri o umani, quando si trattava di donne, si comportavano come imbecilli. Fulminò Gus con uno sguardo di avvertimento affinché desse un taglio allo sfottò, poi provò a smuovere Luke con maggiore gentilezza ma lui, catatonico com’era, non ebbe alcuna reazione. Le sue pupille dilatate erano ancora fisse su un punto ben preciso, davanti a sé. “Strizzagli forte il culo!” la esortò Amulio, prima di ricevere anche lui un’occhiataccia. “Cosa diamine gli sta succedendo?” domandò Alice, perplessa. Cédric non aveva dubbi. “Secondo me, è una forma della sindrome di Stendhal. Molta gente ne soffre, davanti a un’opera d’arte. Se comincia ad avere capogiri e panico, ci toccherà coprire il quadro.” “Oppure abbattere Luke. Sai, per non farlo soffrire” concluse lei. I due presero a sganasciarsi dalle risate, al punto che Alice dovette tamponarsi il viso con un fazzoletto. Il biondo tecnopatico, però, stava iniziando a innervosirsi. Si piazzò proprio davanti a Luke e, così facendo, interruppe per un breve momento la sua mistica contemplazione. “Ti piace, non è vero? Dicesti che potevo prendermi delle libertà artistiche. Se non sei soddisfatto…” Le palpebre di Luke fremettero e, finalmente, dette segno di vita. Le batté alcune volte, poi la sua attenzione si spostò sulla fronte di Gus, sulla quale una profonda ruga d’espressione si era appena formata. “Che hai detto?” gracchiò, la voce stranamente stridula. “Libertà artistiche? Quelle tu le chiami così? Ti si è mica fritto il cervello a furia di folgorare gli altri?” “Oh Dio, lo sapevo!” esclamò Brianna. “Perdonami, è stata mia l’idea di ritrarti mentre curavi la serra. Gus mi aveva avvisata che tu avresti preferito un’ambientazione più… virile, ma io ho insistito. Somigliavi tanto a un eroe romantico, uno di quelli dei libri che adoro! Perciò, vedi, è solo colpa mia ed è con me che dovresti prendertela.” Luke si accigliò, come se non avesse idea di cosa lei stesse blaterando. Le pinzò le labbra con due dita per farla tacere, poi le prese il volto e lo avvicinò pericolosamente al proprio. “Dolce, ingenua creatura! Dove sei stata per tutto questo tempo? Dov’eri quando nessuno mi capiva e la gente si burlava del mio animo delicato?” sussurrò rapito, carezzandole le guance con i pollici. “Vacci piano con le moine” mormorò Gus, un po’ geloso ma meno in ansia di prima. In fondo, se Luke aveva ripreso con le sue solite sviolinate, doveva essere tornato in sé. Con sua grande meraviglia, l’amico parve poi raccogliere il sottile avvertimento, ma solo per dimenticarsi di Brianna e rivolgersi a lui. Gli tirò due dolorosi pizzichi sulle guance e lo adulò ricorrendo al medesimo tono trasognato. “E tu, mio sublime Maestro, sei un concentrato di talento, di originalità, di sensibilità! Le tue mani sono strumenti forgiati dagli Dèi in persona! Sei… Sei… Il mio migliore amico!” “Come no!” borbottò Amulio, sghignazzando, “mi ha detto la stessa cosa ieri!” “Lo dice a tutti” concordò Cédric, nascondendo stavolta il suo sorriso ironico dietro le ampie spalle di Theo, che più volte si era sentito definire così. Rimasero però di sasso quando Luke, in preda a quella che non poteva che essere definita pura follia, iniziò a baciare Gus sulle labbra. A nulla valsero le proteste del tecnopatico: quel pazzo gli si era incollato gambe e braccia, avviluppandosi a mo’ di piovra dai tentacoli stritolanti, uno dei quali gli stava persino titillando i capezzoli. Per scrollarselo di dosso, dovette fulminarlo e non senza il timore che una scarica di quella potenza gli mandasse in corto circuito la mente, già danneggiata da secoli di comportamenti bizzarri ed eccessi di ogni tipo. Eppure, neanche allora Luke abbandonò lo stato di estasi in cui sembrava essere caduto. Infatti, non appena il corpo smise di formicolargli, tornò a fissare inebetito il famoso dipinto che, in seguito a una promessa estorta molti mesi addietro, Gus aveva creato per lui. Si portò le mani alla testa e le tuffò nei densi riccioli scuri, allungandoli con le dita in un gesto ripetitivo con cui, forse, tentava di rassicurare se stesso sulla reale esistenza del quadro. Per qualche secondo, la sua bocca si aprì e si chiuse senza pronunciare nulla. Poi emise un lungo fischio di apprezzamento, neanche fosse per strada e avesse visto passare una bella ragazza. Tranne per il fatto che la bella ragazza in questione fosse sempre lui. “Santa Anne Rice, patrona dei vampiri letterari! Non esiste al mondo un ritratto più bello di questo. È un fottuto, indiscutibile capolavoro! Guardate, osservate le pennellate! Come scorrono sicure qui, sui bicipiti nudi, tracciando le linee marcate delle vene e la curva possente del muscolo! Rendono il braccio quasi un’estensione naturale del tenero tralcio di vite tra le mie mani!” Continuò su quella falsariga per un bel pezzo, elogiando sempre di più il soggetto, ovvero se stesso, e sempre meno la tecnica pittorica di Gus. E mentre Brianna faceva notare che Anne Rice era ancora viva e nessuno l’aveva proclamata santa, Luke proseguì incessante nel decantare le proprie lodi, al punto che molti sperarono che tornasse ad assumere le sembianze di un pezzo di marmo, pur di non sentire più le sue farneticazioni. Alla fine, si arresero e, a malincuore, decisero di lasciarlo un po’ in pace. Intanto, fermo davanti al quadro, Luke aveva serie difficoltà a tornare con i piedi per terra. Sapeva da secoli quanto Gus fosse talentuoso, ma in piena onestà si era dimenticato di quella stupida promessa che gli aveva strappato, sotto la minaccia di circuire la moglie. Lo aveva provocato a lungo, ma solo per divertirsi. Per questa ragione era rimasto sconvolto quando, prima di brindare al nuovo anno, l’amico gli aveva fatto quell’incredibile omaggio. Ne era attratto come se, di colpo, avesse scoperto di avere un terzo clone. L’immagine era così vivida che neanche una fotografia ad altissima risoluzione avrebbe potuto raggiungere un tale livello di somiglianza. Si avvicinò e riprese a contemplare quel se stesso bucolico quasi potesse scambiarci due chiacchiere. Trovò incredibile quanto persino i peli sulle braccia fossero identici, studiati con una tale minuzia da fare invidia persino ai celebri artisti che, nel corso della loro lunga esistenza, avevano incontrato e frequentato. I boccoli sulla sua testa, poi, erano così realistici che avrebbe tanto voluto allungare una mano e avvertirne la setosità tra le dita. Fu tentato, ma non avrebbe ceduto a quell’impulso davanti agli altri. Già adesso li sentiva ridacchiare alle sue spalle e non voleva fornire loro altre ragioni per schernirlo. Tuttavia, il senso di gratitudine verso Gus era ancora così bruciante che si voltò e riprese a baciarlo, stavolta sulle guance. “Senti un po’, Narciso” lo chiamò Tiberius che, nonostante non fosse in vena di festeggiamenti, non poté esimersi dall’unirsi al coro. “Prima di affogare nella tela, che ne diresti di andare ad appenderla in camera tua, dove potrai… Ehm… farle tutto ciò che vorrai? Ci dovrebbero essere un paio di chiodi in cucina, ricordo bene?” Indirizzò un cenno d’intesa verso Amulio, che annuì, mordendosi le guance per non ridere di gusto, mentre gli altri non si presero neanche la briga di trattenersi. “Oh sì, vado a prenderli, così potranno avere un po’ di intimità!” Felice come non mai, Luke gli trotterellò dietro, ma Tom gli bloccò improvvisamente il passo. “Certo” iniziò, facendo il vago, “potresti metterlo là ed essere l’unico a godere della sua vista… Oppure potresti sistemarlo al posto che merita, dove nessuno lo ignorerebbe.” “Ah sì? Dove suggerisci tu?” lo incalzò, senza comprendere il reale motivo di quella insolita premura. “Sul caminetto, che domande! Guarda, ti mostro cos’ho in mente…” Trattandolo con la stessa delicatezza con cui avrebbe maneggiato una bomba innescata, Tom sollevò il dipinto, alto più di un metro, largo uguale e impreziosito da una splendida cornice dorata, in modo che sormontasse il grande camino centrale, quello del salotto in cui si erano riuniti per il brindisi di mezzanotte. Luke sgranò gli occhi, estasiato dal risultato della prova. “Diamine, hai ragione! Visto da questa prospettiva, appare anche più maestoso! Vado a prendere i chiodi!” “Aspetta” gli fece Tom, riponendo la tela accanto al camino. “Per reggere un peso simile, servono dei fisher e so per certo che non ne abbiamo. Gli ultimi li ho usati io qualche tempo fa. Peccato, dovremo attendere un paio di giorni, prima di poter esporre quest’opera d’arte!” Non aveva neanche terminato di parlare che Luke aveva già afferrato la giacca di pelle dall’attaccapanni nell’ingresso e si era involato verso la più vicina ferramenta. “Torno subito! Mi raccomando, non toccatelo! Sarò qui prima che possiate dire coagulazione” gridò a gran voce. La porta si richiuse sbattendo alle sue spalle e Tom, smessa la sua faccia da poker, si concesse una sonora risata. “Sei diabolico!” lo rimproverò bonariamente Alice, baciandogli il collo. “Dici?” replicò, cingendole le spalle. “Intanto, quando si renderà conto che gli esercizi commerciali sono chiusi per le festività, sarà già mattina. Tornerà di sicuro domani.” “E così le nostre orecchie avranno avuto modo di guarire da quella piaga che il suo eterno autocompiacimento è. Ti siamo debitori, capo!” aggiunse Amulio, tornando a sedere. Non riuscirono a smettere di ridere della facilità con cui Luke si era fatto persuadere ad allontanarsi, ma sapevano benissimo che non se la sarebbero cavata con così poco. Una volta rientrato, avrebbe riattaccato con la medesima solfa, impedendo di fatto ogni altra conversazione che non riguardasse quella benedetta tela. Decisero, così, di portare avanti il loro brindisi interrotto. Riempirono le flûtes, le sollevarono in alto e ciascuno attese il proprio turno per proporre un augurio. Alice ebbe l’onore di essere la prima e, senza alcuna esitazione, scelse di brindare ai progetti futuri, quelli che avevano dovuto accantonare per forza maggiore e che speravano di riprendere, non appena le difficoltà lavorative fossero state risolte. Gus brindò a sua moglie e alla ventata di gioia che aveva portato nella sua vita. La notizia del loro matrimonio era trapelata già da un pezzo e non aveva suscitato alcun clamore, specie considerando l’intensità del sentimento che li univa e la loro totale incapacità di tenere un segreto. Brianna, arrossita come suo solito, gli elargì un tenero bacio sulle labbra. Quindi si rivolse a Theo e lo ringraziò per essere rimasto ed essere diventato parte integrante della sua vita, come un vero fratello di sangue.
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