Fece per alzarsi dal letto, uno con cui non aveva familiarità ma che trovò più confortevole del solito, quando entrò un altro vampiro. Ci fu un breve scambio di sguardi, seguito da un tentativo maldestro di questi di fuggire. Ben lo persuase di aver bisogno di aiuto ma, non appena furono vicini, l’abitudine lo indusse a esercitare il suo Dono e, con sua somma gioia, scoprì di esserne capace. Gli ordinò di tacere e squarciò la gola anche a lui, bevendo più sangue di quanto avesse, in effetti, necessità. Eppure, neanche quello gli bastò. La sete era violenta, simile a un mostro interiore che esigeva nutrimento e non si placava. In compenso, sentì le gambe e le braccia perdere torpore e tornare a funzionare a dovere. Così, nudo, si affacciò al corridoio. Non trovò nessuno ma indugiò a lungo

