L’amico di ParigiPorquerolles. Mercoledì 8 dicembre 2009 - 8 della sera
Il commissario Jacques Melykian si stava cucinando una bistecca a bordo della sua barca di 12 metri, la “Troppo rumore per nulla”, ormeggiata al pontile G di Porquerolles, un’isola del sud-est della Francia, mentre parlava al cellulare.
– ... Non è per questo, ma è perché l’amo ancora: venti anni di matrimonio e lei li vuole cancellare con un colpo di spugna...
– ... Nemmeno della figlia le interessa nulla. Sai cosa fa? Ha deciso di chiedere il divorzio. Mi odia. Questa volta le tue previsioni erano sbagliate. Vuole la metà della casa e metà della barca...
– ... Perfino il giudice ha detto che non si aspettava di trovarsi di fronte una donna tanto gelida e determinata...
– ... Avrà incontrato qualcuno, non so. Era troppo giovane per me. E io non sono più quello di una volta...
– ... Non ho fatto altro che lavorare per lei in questi anni. Per soddisfare i suoi capricci...
– ... Sto male. Quando le cose vanno così fa male...
– ... Ciao, cara. Vieni a trovarmi quando vuoi. Farà piacere anche a mia figlia. Dovrai cucinare tu, però. Io non so far niente. Vado avanti a bistecca e insalata …
Il commissario Jacques Melykian si sedette al tavolo e iniziò a masticare la bistecca con aria assente.
Era un uomo dal fisico asciutto e atletico, non molto alto, con un viso segnato, ben proporzionato e maschile, due occhi intensi e scuri che avevano fatto impazzire più di una donna. Quello che si stava lasciando alle spalle era il terzo matrimonio. Ora le cose stavano andando diversamente. Non era lui a scappare.
Si alzò con eleganza felina per andare a cercare qualcosa nel cassetto del tavolo da carteggio.
Mise della musica.
– Jacques, posso salire a bordo? Disturbo?
Vieni, vieni, Madeleine. Mia figlia dovrebbe arrivare fra poco. È andata a cercare degli amici. Quella ragazzina mi farà impazzire. Sai a che ora è rientrata stanotte? Alle due. Non mi riesce di farle capire che è pericoloso e che ha solo 14 anni. Ci vorrebbe sua madre…
La donna si tolse le scarpe e salì a bordo camminando sulla passerella con destrezza.
– Siamo a Porquerolles, Jacques. Devi stare tranquillo. Erano a una festa di ragazzini, sai i figli dei Deruaz. Ugo compiva 15 anni. È normale che abbia fatto tardi.
– Sì sì, hai ragione, ma... questi ragazzi avrebbero dovuto andare a scuola. Ci mancava anche lo sciopero! Questa società è in piena decadenza. Non ci sono più valori. Mah!
Il commissario si voltò verso la donna tenendo fra le mani un manifesto.
– La senti questa canzone. Era quella che ho cantato quella sera che mia moglie, o dovrei dire la mia ex moglie, mi è entrata nel letto. La sera del nostro incontro.
– Mi dispiace Jacques.
– Beh, è la vita! Il problema è che l’amo ancora...
Il cellulare del commissario emise una musica languida.
– Santo cielo, Jacques, hai una canzone di Aznavour come suoneria? Sei fissato!
Il commissario si mise a sogghignare. Madeleine sorrideva rivelando i suoi denti perfetti e candidi circondati da due labbra ancora turgide messe in rilievo da un lucidalabbra leggero.
– Adoro questa canzone... conosci il testo? Poi ne parliamo... Scusami, devo rispondere. Maurice Brotteaux? Cosa diavolo vorrà da me? È un importante luminare, storico, criminologo, professore universitario alla Sorbona. Sono secoli che non lo sento.
– Maurice! Che piacere. Sei ancora su questa terra, amico mio? Sei a Parigi? Tutto bene, tua moglie, i tuoi figli?...
Una voce leggermente alterata dall’ansia gli giunse all’orecchio.
– Ciao Aznavour, scusa se ti disturbo, mi rendo conto che sono secoli che non ci sentiamo e adesso non ho proprio voglia di raccontarti i miei ultimi dieci anni di vita da pensionato. Ti chiamo per una cosa ben più seria.
– Porca miseria Maurice, ancora non hai perso il vizio di quel maledetto soprannome! Mi perseguiterà per tutta la vita, ma ne vado fiero. Adoro cantare il grande Aznavour! Che succede?
– Roba per te, Jacques. Un omicidio. A Lione.
– No, Maurice, io sono fuori dal gioco. Sono andato anch’io in pensione, ricordi?
– È la moglie del professore Eric Szilard. Lo conosci? Il fisico. Sembra suicidio ma a me e ad altri questo suicidio non convince per nulla.
– La moglie di Eric Szilard? Oh poverina, e lui come sta?
– Non parla. Non ha mai parlato molto, se ben ricordo...
– Pensi che l’abbia fatta fuori lui?
– Non so... sei tu che lo dovrai scoprire. Secondo me, la faccenda è più complessa di quel che appare. Ho già parlato con una serie di persone importanti. Il procuratore di Lione è d’accordo. Ti aspettano alla sede centrale della polizia domani in mattinata. Ce la fai?
– No! Ho un sacco di problemi e sono in barca a Porquerolles.
– Allora siamo d’accordo.
– Sto per divorziare, ho il cuore a pezzi e devo cantare, stasera... Ha riattaccato!
Il commissario Jacques Melykian, soprannominato Aznavour, guardò la donna di fronte a lui.
– Ho bisogno che ti occupi di mia figlia per un po’. Puoi stare sulla barca. Fai come fosse casa tua. Mi vogliono a Lione. Un omicidio... Ancora adesso che sono in pensione, buon Dio. Non ho pace!
La donna si accarezzò la treccia di capelli grigia che le ricadeva a lato di una spalla, si massaggiò i piedi indolenziti infilati nei calzettoni di lana e si rassettò il pesante maglione a trecce. Poi fissò Jacques negli occhi.
– Non mi stupisco: tu “hai il mestiere Jacques”...
– Già. È vero: “Io ho il mestiere!”.
Lione. Giovedì 9 dicembre 2009
Quella mattina di dicembre Lione era avvolta in una cupa nebbia gelida. Non nevicava ma sembrava sul punto di farlo.
Incamminandosi per la Rue de Sèze, il commissario lanciava qua e là delle occhiate ai negozi. Le vetrine erano piene di decorazioni natalizie. Ovunque apparivano i manifesti che ricordavano il grande avvenimento del mese: la festa delle luci.
Il commissario calò lungo la strada pedonale che costeggia la riva sinistra del Rhône con aria pensierosa.
Indossava jeans scuri, un giubbotto imbottito di pelle marrone, sciarpa e guanti carta da zucchero e scarpe da ginnastica. Non dimostrava certo la sua età, ormai sopra ai settanta.
La pista ciclabile che costeggiava anch’essa il fiume era trafficatissima. Il Rhône correva veloce verso sud.
Jacques Melykian camminava osservando la vecchia Lione da lontano. Un uomo trasandato e sporco gli si avvicinò.
– Dicono tutti che è il simbolo della città. Per me è una costruzione che fa schifo.
– Parla della Basilica?
– Sì, quella.
L’uomo puntava il dito in direzione della collina dove, enorme, appariva la Basilica del Fourvière.
– Quando mi viene da pregare, prego che tutti gli stronzi che vanno lì la domenica si ritrovino la notte a dormire con me al freddo.
– Forse dovrebbe anche lei, qualche volta, pregare in quella basilica. Magari Dio potrebbe decidere di toglierla da sotto i ponti. Non si sa mai.
– Io? Pregare lì? No, mi vergognerei. E poi il giorno che dovessi mettere piede in una chiesa la chiesa crollerebbe!
L’uomo scoppiò a ridere e continuò a ridere mentre si allontanava a passo malfermo dal commissario.
Jacques Melykian alzò le spalle. Non sapeva mai cosa fare in certe situazioni. È difficile correggere i destini degli altri. Aveva già troppe difficoltà a controllare la propria vita.
Si strofinò le mani infreddolito. Fatto qualche chilometro ritornò sulla strada principale. Dopo qualche minuto entrava con passo deciso nella sede della Polizia. Il comandante Bureau lo fece accomodare alla sua scrivania, rispettosamente.
– Si sieda, commissario. Gradisce una tazza di caffè? Fa freddo stamattina.
– Certo più freddo che a Porquerolles.
Il comandante Bureau era seccato di ritrovarsi fra i piedi in questa inchiesta il famoso commissario di cui aveva sentito parlare in passato e che rischiava, ora, di attirare troppa attenzione sopra quel caso che a lui appariva di un’evidenza pacificante. Sbadigliò annoiato.
– Mi dispiace che l’abbiano scomodata... In effetti non ne vedo proprio la ragione. Il caso è chiaro. La donna, probabilmente in seguito a una depressione, si è tolta la vita.
Il commissario Jacques Melykian lo fissò gelido.
– A quanto pare non tutti la pensano come lei.
– Sì. Ma... Vedrà. Quando le avrò fornito la documentazione riuscirà a convincere quel qualcuno che si sbaglia. I fatti sono fatti.
– I fatti… Già! I fatti apparenti sembrano spesso più veri della realtà.
Jacques Melykian si strofinò il mento pensieroso.
– Nella mia lunga carriera, più volte sono stato tratto in inganno dalle apparenze. Famiglie apparentemente perfette, belle, benestanti, educate, sempre in accordo... L’apparenza, la perfezione dell’apparenza…
Dovrebbe riflettere su questo, mio caro amico. Ciò che appare quasi mai coincide con ciò che è!
Afferrando il materiale che, nel frattempo, gli era stato messo in una grande busta davanti al naso, il commissario, ridacchiando, aprì la porta dell’ufficio e, subito dopo, se la richiuse alle spalle senza un cenno di saluto.
– Ottuso! Non sa fare il suo lavoro. Nemmeno un dubbio... Mah!
Il commissario brontolando tra sé, si incamminò a passo svelto verso l’ingresso della metropolitana.
Entrò mezz’ora dopo in un locale del sesto quartiere, non lontano dall’albergo dove era alloggiato. Stava sorseggiando il suo caffè lungo al bancone quando, come per una folata di vento, la porta del caffè si spalancò.
Una donna dall’età indefinibile entrò nel locale.
Con un sorriso incantevole, senza sapere bene a chi rivolgersi, mormorò un “Bonjour, è possibile prendere un caffè?” che fece calare il silenzio.
La donna era decisamente attraente.
Capelli lunghi, biondi e mossi, vestita in modo moderno e raffinato con un abitino nero aderente di maglia a coste, stivali e piumino grigio perla, aveva il viso simpatico e delicato, il passo sicuro della donna che sa vivere e insieme un’incertezza ingenua che ne aumentava il fascino. In quel bar, pieno di gente piuttosto brutta e mezza ubriaca, sembrava un’apparizione.
Sorridendo a tutti decise di sedersi a un tavolino d’angolo.
Due minuti dopo un ragazzetto le si avvicinò.
– Madame, quel signore mi ha detto di dirle che la ama.
La donna inarcò il sopracciglio sorpresa poi, con un sorriso divertito, guardò in direzione della mano del ragazzetto che indicava un uomo di altezza decisamente superiore alla media, sulla sessantina con un viso allungato. L’uomo era vestito in un completo spezzato, senza cravatta, portava degli occhiali da vista dall’ingombrante montatura e dalle lenti molto spesse.
L’uomo le sorrise e annuì.
– Sì, mi sono innamorato di lei appena i miei occhi l’hanno vista.
La donna non rispose ricambiando il sorriso educatamente, poi riprese a guardare il cellulare che teneva in mano.
Un uomo corpulento, con la pancia enorme stretta a fatica nella camicia azzurra perfettamente stirata, che sostava al centro del bar dondolandosi in equilibrio precario sui due piedi, le si avvicinò al tavolo e le sussurrò qualcosa.
– Come ha detto scusi? Non ho capito.
L’uomo le ripeté la frase.
– Mi dispiace non capisco il senso delle parole che mi ha detto...
– Le ho semplicemente detto che lei è una bella donna.
– Grazie, lei è gentile.
Jacques la osservava. Era chiaro che la donna non gradiva di essere il centro di tutta quell’attenzione maschile, ma allo stesso tempo era ammirevole il suo modo elegante e ironico di destreggiarsi con signorilità in quella situazione.
“Sa di essere bella, ma non capisce comunque perché gli altri le diano tanta attenzione... Potrebbe sembrare una normale donna borghese ma porta con lei qualcosa di irreale, fuori dal tempo”.
La donna adesso fissava la via che si intravedeva dalla vetrina. Un uomo di altezza media, vestito in modo raffinato ma leggermente trasandato e con un cappello nero in testa, entrò guardingo nel locale dando un’occhiata ansiosa intorno. Non appena scorse la donna, che lo guardava felice, si diresse verso di lei e le si sedette di fronte.
Jacques vide la donna mettersi le mani sopra gli occhi ridendo e l’uomo, dopo aver cacciato le mani in tasca, mettere nella mano tesa di lei qualcosa. Sembravano semi, semi di zucca.
La donna, aprendo gli occhi, guardò l’uomo sorpresa, poi il suo sguardo divenne così dolce che fece provare al commissario un brivido insospettato di gelosia.
“Quella donna è innamorata pazza di quel tipo...” pensò.
I due iniziarono a parlare sotto voce. L’uomo adesso appariva nervoso e preoccupato, lei sembrava intenta a calmarlo. L’uomo si alzò. La donna, rimanendo seduta al suo posto, lo invitò a darle un bacio leggero e poi un altro, maliziosa. L’uomo poi si diresse verso l’uscita e scomparve.
Lei si fece improvvisamente pensierosa e triste.
Chiese il conto, si alzò e scomparve a sua volta, inghiottita dalla strada.