Non si poteva dire che prima della guerra andasse tutto bene, Voldemort trovava sempre il modo di fare le sue apparizioni.
Ma aveva comunque i suoi amici, la scuola e quella libertà di sentirsi a casa ogni volta che ci metteva piede.
Poi Voldemort era tornato davvero e tutto aveva iniziato a crollare... Il marchio nero, il primo morto e la scuola divenne quasi stretta a causa del ricorso di Cedric e delle dicerie della gente.
Forse era assurdo, ma quando le cose diventavano troppo pensanti e lui non era libero neanche di stare nel suo dormitorio, andava da Piton.
Era iniziato tutto a metà del quinto anno, la cicatrice della Umbridge spiccava sul dorso della sua mano, ma a bruciare di più era il cuore, quando quelli che considerava amici come Seamus e altri grifondoro, gli davano del bugiardo e del pazzo.
Stava camminando in un corridoio quando gli sguardi, le parole, i sussurri... Divennero troppi e lui esplose.
Inizió ad alzare la voce e ad urlare, non con qualcuno in particolare, ma con tutti e in quel momento poteva davvero sembrare pazzo a vederlo da fuori.
Accecato dalla rabbia urló :"SIETE DEI CODARDI. LUI È TORNATO, CEDRIC È MORTO, MA PREFERITE FARE FINTA DI NIENTE INVECE DI AFFRONTARE LA COSA." mentre parlava gli occhi minacciavano di far cadere piccole gocce luccicanti e salate.
Una voce forte, dalla calma glaciale interruppe il suo sfogo e disse :" Potter! In punizione con me... Adesso. "
Harry si giró, facendo incontrare i suoi occhi con quelli di Piton e senza pensarci, quasi come se fosse una liberazione andó con lui.
Piton non disse niente sul suo sfogo, una volta nel suo ufficio si limitó a indicargli il suo lavoro :" Svuota le mensole e lava tutto accuratamente, non rompere o vuotare neanche un ingrediente e non dire una parola."
Così fece Harry, si immerse nella sua punizione e non disse nulla fino al termine, con il passare del tempo la sua rabbia scemó e si sentì più calmo, si sentì svuotato da tutto. Come se in quel luogo isolato nessuna parola negativa potesse raggiungerlo.
Al termine della punizione Harry chiese a Piton quando sarebbe dovuto tornare, in fondo il capo casa serpeverde era solito dare punizioni lunghe più giorni. Con sua grande sorpresa però, Piton rispose solo :"La tua punizione è conclusa, ma non farti più beccare in giro in quel modo. La prossima volta potrebbe non andarti così bene." occhieggió la sua mano da lontano ma non aggiunse altro. Harry capì che l'avvertimento di Piton fosse verso la Umbridge, le parole del pozionista suonavano tanto come un :" Attento a non farti vedere da lei. "
Harry non si lasció più andare a sfoghi del genere in pubblico, ma a volte gli sembrava di impazzire, così faceva un errore voluto a pozioni e si faceva mettere in punizione.
Piton sembrava quasi capire le sue necessità, infatti non gli dava mai punizioni pesanti o troppo lunghe, solo qualche piccolo compito da fare.
Poi una sera, Harry era arrabbiato, stressato e voleva solo fuggire via... Così uscì dal letto e andó da Piton, il suo mantello, dimenticato nel baule non gli permise di nascondersi e la Umbridge lo beccó.
Umbridge :"Potter... Cosa ci fa fuori dal letto? Il coprifuoco scatterà a breve."
Harry :"Ho una punizione con Piton"
Umbridge :"Il professor Piton... Meno dieci punti a Grifondoro per la mancanza di rispetto. Non mi risulta nessuna punizione, sei sicuro di star dicendo la verità?"
Harry non aveva scelta che continuare a mentire e sperare che quella donna lo lasciasse in pace, ma ovviamente non andó come sperava.
Umbridge :" Ti accompagno io... Se hai mentito, me ne occuperó personalmente. "
Ovviamente Piton non era in ufficio, Harry usó la scusa che era in anticipo per giustificare l'assenza del professore, ma la Umbridge lo accompagnó direttamente negli appartamenti privati del professore, non convinta che le parole del ragazzo fossero veritiere.
La Umbridge bussó forte un paio di volte e quando Piton venne ad aprire, Harry fu felice nel constatare che per fortuna, Severus Piton non si liberava della sua tunica piena di bottoni neanche in privato.
Piton :"Si? Posso fare qualcosa per lei professoressa?"
La Umbridge alzó il petto per darsi importanza e disse :"Il signor. Potter dice di avere una punizione con lei stasera. Ovviamente mente, io non ne sono stata informata e lei non era nel suo ufficio... Tuttavia Potter insisteva..."
Piton la interruppe infastidito e disse :" Non credevo di dover rendere partecipe ogni insegnante riguardo alle punizioni che assegno. La ringrazio di aver accompagnato qui Potter ma non era necessario, poteva attendermi davanti all'Ufficio, sarei arrivato a breve."
Harry sgranó gli occhi sorpreso, davvero l'uomo lo aveva appena coperto?
La Umbridge invece sembrava voler sputare fuoco, tanto che era arrabbiata, ma disse :" Molto bene... "e se ne andò.
Piton afferró Harry per un braccio e lo fece entrare nei suoi appartamenti, dopo un paio di respiri si giró arrabbiato e disse :" Che diavolo ti è saltato in mente? La Umbridge non è una da provare a fregare Potter. È a tanto così da fare le scarpe ad Albus e tu gironzoli per Hogwarts come se niente fosse?"
Harry abbassó appena la testa e disse :"Mi dispiace... Però stavo davvero venendo da lei..."
Piton si stupì e curioso chiese :"Da me? Perché?"
Harry :"Beh... Speravo che avesse qualcosa da farmi fare... Dei calderoni. Da pulire o... Qualunque cosa va bene."
Piton sospiró pesantemente e si sedette su una poltroncina, poi indico ad Harry quella davanti a se e disse :"Credi non abbia notato che ti fai mettere in punizione di proposito? Ma questo... Poteva finire male."
Harry :"Mi dispiace, non volevo metterla nei guai."
Piton :"Te lo richiedo... Perché? Se qualcosa non va puoi andare dalla Mcgranitt o da Silente, perché da me?"
Harry prese coraggio e alzando lo sguardo disse :"Perché lei non mi tratta ne da pazzo, ne da salvatore... Per lei sono solo uno studente indisciplinato, che come il padre non segue le regole. Non devo darle spiegazioni e posso staccare da tutto quello che mi circonda almeno per un ora."
Piton rimase in silenzio per un po' poi disse :" Se ci tieni tanto ad essere punito almeno avvertimi prima la prossima volta... Avrai dei giorni fissi, lunedì, mercoledì e venerdì alle 21. Non voglio che scene simili si ripetano mai più.
E porta i tuoi libri la prossima volta, almeno farai qualcosa di utile per quella testa di legno che ti ritrovi. "
Piton non gli chiese ulteriori spiegazioni, ma gli concesse tre sere a settimana per tutto l'anno a venire, non erano mai vere punizioni, Harry si sedeva e studiava, altre volte preparava delle pozioni, altre ancora aiutava il professore. Sembrava che tra loro si fosse instaurato un qualche genere di rapporto, qualcosa di positivo a cui Harry non seppe dare un nome.
L'anno successivo, Harry non ebbe più tutta quella pressione, eppure continuo ad andare da Piton tre giorni a settimana e l'uomo non lo cacció mai via.
Quando Piton uccise Silente, Harry capì...
Quel sentimento che lo legava al professore era fiducia, sicurezza, si sentiva protetto con l'uomo e un po', solo un po' se ne sentiva attratto. Ma con la realizzazione di quei sentimenti, il mondo era diventato improvvisamente pesante e difficile da digerire.
Quello che era successo dopo... Era un susseguirsi di violenza, morte e sangue... E la voglia di fuggire divenne in Harry prepotente, così forte da doverla esaudire subito.
Mentre il mondo tornava piano piano a galla, ristabilendo l'ordine, Harry era seduto sulla riva di quella piccola spiaggetta, una CONCHIGLIA stretta in una mano e nell'altra, la lettera di Hermione che gli diceva che Severus era stato scagionato e che era libero.
Un piccolo sorriso nacque sulle sue labbra, ma sentì anche l'amaro... Severus stava bene, poteva ricominciare ma lo avrebbe fatto chissà dove senza di lui. Nonostante Hermione gli consigliasse di provarci, di dirgli ció che provava nel modo giusto, Harry non poteva fare a meno di credere che sarebbe stato inutile.
Gli aveva dato del traditore, gli aveva scagliato il suo stesso incantesimo addosso, poi lo aveva visto in fin di vita, accasciato a terra in una pozza di sangue e lo aveva pregato... Gli aveva detto si alzarsi, di guarire, di salvarsi, perché lo amava e non poteva perderlo.
Scoprì che Severus era salvo tempo dopo, ma il pozionista non venne mai a cercarlo... Non gli disse nulla di quella dichiarazione in lacrime che lui gli aveva fatto.
Perché continuare a ferirsi se già sapeva la risposta del serpeverde?
Non si accorse di aver parlato ad alta voce fino a che una voce non lo raggiunse :"Perché non sei mai stato una cima nel capire le persone Potter." quella voce... Era un po' più roca di quello che ricordava ma aveva sempre lo stesso tono in grado di farti sciogliere.
Harry si giró di scatto, sgranando gli occhi alla vista di Severus.
L'uomo gli rivolse un piccolo sorriso e disse :" La signorina Granger, ha creduto fosse importante rendermi partecipe di alcuni... Dettagli. Come la tua partenza, la tua destinazione e l'indirizzo di una piccola casetta in riva al mare che ti sei comprato. Non che mi servissero per trovarti, ma così è stato più semplice. "
Harry osservava incredulo il pozionista, mentre questo gli si sedeva affianco dicendo :" Fa veramente caldo qui... Temo di dover riorganizzare il mio guardaroba se voglio restare. "
Harry sembró riprendersi solo in quel momento e disse :" Restare? Che significa?"
Severus lo guardó e disse :"Sei una stupida testa di legno lo sai? Se vuoi farmi una dichiarazione d'amore mentre sto morendo, dovresti considerare che forse non sono troppo lucido e che potresti doverla ripetere... Magari senza lacrime e moccio dal naso." disse severo.
Harry arrossì e abbassando lo sguardó balbettó :" I.. Io... Non ci aveva pensato a questo. Insomma... Non sono bravo in queste cose e... Tu... Voglio dire... Tu sei tu... "
Severus corrugó aplena le sopracciglia e alzando appena il mento di Harry disse :"Testa di legno" poi lo bació, interrompendo tutti i pensieri che affollavano la testa di Harry.
Quando Severus si distaccó disse :"Neanche io sono molto bravo in queste cose... Ma da qualche parte bisogna cominciare giusto?"
Harry sorrise e lo abbracciò di slancio, dare per scontati gli altri forse non era la cosa giusta.
Infondo Severus aveva ragione, da qualche parti si doveva cominciare e non essere bravi in qualcosa non significa che non si può imparare. Forse ci vuole più impegno, ma le cose migliori sono quelle per cui devi sudare, quelle difficili da ottenere.