“Non ci sono. Vai avanti”. “Quindi, se quella camicia non è tra i suoi vestiti vuol dire che l’omicida se l’è portata via”. Guardo Gil per una conferma. Niente. E io vado avanti: “Non è un trofeo che si riporta a casa, altrimenti avrebbe preso la camicia di viscosa che gli ha rimesso addosso dopo e che, infatti, come hanno detto i genitori di Marco Reinaldi, apparteneva al figlio. Se vuole davvero rubare un trofeo, che senso ha fare tutta quella fatica di spogliarlo e rivestirlo in cima alla scala, se ha a portata di mano l’altra camicia di viscosa? Per cui... la camicia di flanella non é di Marco e il nostro assassino non sta rubando un bel niente”. Mi fermo e guardo Gil dritto negli occhi: “Perché? Perché è sua”. Il lento movimento della testa di Gil dall’alto verso il basso mi conferma

