La notte seguente, Domenico condusse Alessio in un luogo che nemmeno nella Biblioteca Eterna aveva visto: le fondamenta segrete di Venezia, dove l'antica magia della città pulsava come un cuore immortale. Scesero attraverso scale nascoste sotto il Palazzo Ducale, sempre più in profondità, fino a raggiungere caverne che sembravano scolpite direttamente nel fondale marino.
L'acqua qui non era quella normale della laguna, ma qualcosa di più puro, più antico. Brillava di una luce blu-verde che non abbagliava ma cullava, e dalle sue profondità emergevano colonne di cristallo che sostenevano volte decorate con mosaici che raccontavano la vera storia di Venezia - non quella dei dogi e dei mercanti, ma quella degli immortali che avevano fondato la città come rifugio tra i due mondi.
"Qui è dove tutto è iniziato," disse Domenico, la sua voce che echeggiava dolcemente nelle caverne. "Qui è dove i primi immortali si sono stabiliti, molto prima che i primi rifugiati dalle invasioni barbariche arrivassero nelle lagune."
Alessio si guardò intorno, meravigliato. Al centro della caverna principale c'era una vasca circolare riempita di quell'acqua luminosa, e intorno ad essa stavano altre figure immortali che riconobbe dal Palazzo delle Anime Perdute. Ma l'atmosfera non era festosa come quella volta. Tutti sembravano tesi, preoccupati.
"Cosa succede?" chiese Alessio, notando l'espressione grave di Domenico.
"Il Consiglio degli Antichi ha saputo del tuo risveglio," rispose una voce profonda. Dal buio emerse una figura imponente: un uomo dalla pelle scura come l'ebano e occhi che sembravano contenere galassie. I suoi capelli erano bianchi come la neve, intrecciati con fili d'oro, e quando si muoveva, l'aria intorno a lui scintillava di potere antico.
"Questo è Zafran," disse Domenico ad Alessio. "Uno dei Fondatori, uno dei primi immortali che ha aiutato a creare Venezia."
Zafran si inchinò leggermente verso Alessio, ma nei suoi occhi galattici c'era preoccupazione. "È un onore incontrare finalmente il compagno di Domenico. Ma temo che il vostro ricongiungimento abbia scatenato forze che preferivano rimanere dormienti."
"Che tipo di forze?" chiese Alessio, sentendo un brivido di paura.
"Gli Spezzacatene," intervenne Isadora, apparendo accanto a loro con espressione cupa. "Immortali che credono che legami d'amore troppo forti siano pericolosi per la nostra stirpe. Pensano che l'amore renda deboli, vulnerabili."
"E loro non amano?" chiese Alessio, incredulo.
"Non come voi," spiegò Zafran. "Il vostro legame è unico. Quando siete insieme, il vostro potere si moltiplica esponenzialmente. Potreste diventare così potenti da minacciare l'equilibrio stesso della nostra società."
Domenico prese la mano di Alessio, i suoi occhi verdi che brillavano di determinazione. "Non mi interessa l'equilibrio. Ho aspettato troppo a lungo per rinunciare a lui ora."
"E io non rinuncerò a quello che abbiamo ritrovato," aggiunse Alessio, sorprendendo sé stesso con la fermezza della sua voce.
Zafran annuì gravemente. "Lo immaginavo. Ma allora dovrete essere pronti. Il completamento del risveglio di Alessio può avvenire solo attraverso il Patto di Sangue, e gli Spezzacatene faranno di tutto per impedirvelo."
"Il Patto di Sangue?" chiese Alessio.
Domenico si voltò verso di lui, il volto serio. "È un rituale antico, l'unico modo per risvegliare completamente la tua natura immortale. Dovremmo condividere la nostra essenza vitale, legarci in modo così profondo che le nostre anime diventerebbero una sola."
"È pericoloso?"
"Può esserlo," ammise Domenico. "Se non siamo perfettamente sincronizzati, se c'è anche il minimo dubbio in uno di noi, il rituale può distruggere entrambi."
"Ma se funziona," aggiunse Isadora, "diventereste la coppia immortale più potente mai esistita. Il vostro amore sarebbe letteralmente in grado di muovere montagne, calmare tempeste, persino riportare in vita ciò che è morto."
Alessio deglutì, sentendo il peso di quella rivelazione. "E gli Spezzacatene hanno paura di questo potere."
"Terrore puro," confermò Zafran. "Il loro leader, Malachar, ha già radunato i suoi seguaci. Attaccheranno durante l'ultima notte di Carnevale, quando il velo tra i mondi sarà più sottile e il vostro rituale avrà maggiori possibilità di successo."
"Allora lo faremo stanotte," disse Domenico con decisione. "Non aspetteremo che Malachar si organizzi meglio."
"Domenico, no," protestò Isadora. "È troppo presto. Alessio ha bisogno di più tempo per prepararsi."
"Non abbiamo tempo," replicò Domenico, i suoi occhi che si fecero più intensi. "Ogni ora che passa, Malachar diventa più forte. E io... io non posso rischiare di perdere Alessio di nuovo."
Alessio sentì il cuore gonfiarsi d'amore per quest'uomo che aveva aspettato secoli per lui. Si avvicinò a Domenico, le sue mani che si posarono sui suoi fianchi.
"Sono pronto," disse con voce ferma. "Se c'è anche la minima possibilità che questo ci permetta di stare insieme per sempre, sono pronto a rischiare tutto."
Domenico lo guardò negli occhi, cercando qualsiasi traccia di dubbio. "Sei sicuro? Una volta iniziato, non si può più tornare indietro."
"Con te, non voglio tornare indietro," rispose Alessio, e lo baciò dolcemente.
Zafran sospirò, poi annuì. "Molto bene. Prepareremo il rituale. Ma dovete sapere che, se Malachar dovesse interrompere il Patto di Sangue a metà, entrambi potreste morire per davvero. Non solo il corpo, ma anche l'anima."
"Lo capiamo," disse Domenico. "Ma preferiamo morire insieme piuttosto che vivere separati."
I preparativi iniziarono immediatamente. Altri immortali fedeli a Domenico arrivarono nelle caverne, portando con sé oggetti rituali di potere incredibile: calici scolpiti in cristalli di luna, pugnali forgiati con metalli stellari, candele che bruciavano con fiamme di tutti i colori dell'arcobaleno.
Mentre gli altri si affaccendavano, Domenico prese Alessio da parte, conducendolo in una piccola alcova illuminata solo da cristalli fosforescenti.
"C'è qualcosa che devi sapere prima che iniziamo," disse, la voce più intima. "Il Patto di Sangue non è solo un rituale magico. È anche... fisico."
"Fisico come?"
Domenico arrossì leggermente, cosa che ad Alessio sembrò incredibilmente tenera in un essere così antico e potente. "Dovremo unirci completamente. Corpo, mente e anima. Il culmine del rituale avviene quando... quando ci abbandoniamo completamente l'uno all'altro nell'amore fisico."
Il cuore di Alessio iniziò a battere più forte, e non era solo per la paura. "Hai paura che io non sia pronto?"
"Ho paura di essere io quello non pronto," confessò Domenico. "Ti ho desiderato per così tanto tempo che ho paura di perdere il controllo, di rovinare tutto."
Alessio si avvicinò, le sue mani che si posarono delicatamente sui fianchi di Domenico. "Allora perdiamo il controllo insieme," sussurrò. "Se dobbiamo rischiare tutto, facciamolo davvero."
Domenico lo guardò con un'espressione di amore così intenso che Alessio sentì le ginocchia indebolirsi. "Ti amo," disse Domenico, la voce roca. "Ti ho amato attraverso secoli di solitudine, e ti amerò per tutta l'eternità che ci aspetta."
"Anch'io ti amo," rispose Alessio, e ora le parole suonavano vere, complete, come se finalmente stesse dicendo quello che il suo cuore aveva sempre saputo. "Sono pronto a diventare tuo per sempre."
Si baciarono allora, e in quel bacio c'era la promessa di tutto ciò che stavano per condividere. Intorno a loro, i preparativi per il rituale continuavano, ma per Alessio esistevano solo le labbra di Domenico, il calore del suo corpo, la certezza che, qualunque cosa fosse successa quella notte, non l'avrebbe affrontata da solo.
Il Patto di Sangue li aspettava, e con esso il loro destino immortale.