Due giorni dopo La notte era immobile. Un silenzio così profondo che perfino il bip dei monitor sembrava esitante, quasi timoroso di disturbare l’oscurità. John dormiva su un lettino improvvisato, il busto piegato in avanti, una mano che sfiorava il bordo del letto di Julie “per sicurezza”, come se bastasse quel contatto leggero a tenerla ancorata al mondo. I gemelli erano crollati sul loro lettino, stretti uno all'altro come due gattini abbandonati. Nadia russava piano nell’angolo, la testa appoggiata a un cuscino troppo piccolo. In quelle due giornate, John era rimasto quasi sempre in infermeria: usciva solo per addestrare i cadetti, mangiare e lavarsi. Robert non aveva ancora insistito per parlargli — troppo impegnato con la Lowell e il dottor Kelvin — ma John sapeva che quel confront

