Valeria Il sacco di juta pesa un’eternità nella mia mano. Un’eternità di promesse e di terrore. Quando la porta si richiude, lasciandosi dietro la scia di lavanda e di potere della Castellana, il silenzio non torna semplicemente. Esplode. È mia madre a muoversi per prima. Avanza con esitazione, come se si avvicinasse a un animale selvatico pronto a mordere. I suoi occhi, spenti da così tanto tempo, brillano di una luce nuova. Fragile. Instabile. Quasi pericolosa. Paura, sì… ma anche quella speranza feroce che basta un soffio a trasformare in incendio. — Valeria… che cos’è…? La sua voce è un filo. Non rispondo. Se apro bocca, temo che tutto svanisca. Che il sacco si riveli vuoto. Che la realtà riprenda il suo posto, crudele e beffarda. Allora mi inginocchio. Il freddo del pavimento

