Mi sono preparata come ci si prepara per il patibolo. Ho lavato il viso con acqua fredda. Ho spazzolato i capelli finché non hanno brillato. Ho messo la mia veste più bella, quella che tenevo per le domeniche, quella che non ha macchie e il cui colletto è ancora bianco. Perché? Non lo so. Per dignità, forse. Per orgoglio. Perché almeno, quando varcherò quella porta, sia ancora un po' Valeria, e non solo lo strumento che useranno. I corridoi sono deserti. I miei passi non fanno rumore sulle lastre di pietra. Conosco questo percorso ormai, l'ho fatto abbastanza volte. Dal mio dormitorio alle cucine, dalle cucine alle scale di servizio, dalle scale di servizio all'ala est, dove si trovano gli appartamenti privati. La porta di Éléonore è in fondo al corridoio, massiccia, scura, chiusa. Busso

